L’eterna lotta tra il Bene e l’Editoria – 1° puntata

TaijituOgni eroe che si rispetti viene tentato, almeno una volta nell’arco della sua carriera, dalla prospettiva di passare dall’altra parte della barricata. Non deve per forza pianificare malvagità epocali, gli basta prendere in considerazione l’idea di imboccare una scorciatoia quando la Retta Via si fa troppo lunga o stressante. Volete un esempio? Immaginate di essere un prode cavaliere che si riposa dopo una settimana di straordinari. Avete disarcionato tutti i nobili del reame al torneo annuale, l’usurpatore del trono è stato sgominato per mano vostra e avete condotto in battaglia le truppe del vostro sire, conquistando il vicino principato di Fandonia. Vita da favola? Non direi. I menestrelli vi tormentano tutto il giorno per ottenere un’intervista, la vostra armatura è ridotta a uno sgorbio bugnoso per le troppe mazzate sofferte, e soprattutto avete uno stuolo di conturbanti damigelle ai vostri piedi. Le damigelle non sono un problema? Falso. Siete già promessi alla figlia del re, e in ogni caso il vostro codice morale vi impedisce di disonorare una fanciulla per un mero capriccio dei vostri lombi. Bella roba. Insomma, è domenica sera, siete stanchi e pieni di lividi. Vi buttate sul divano con una bella lattina di idromele ghiacciato e accendete la tivù; sta per cominciare Pulzelle discinte, e questa è l’ultima puntata della serie, in cui si scopre di chi è figlia Cunegonda. Ma un messo piomba trafelato nel vostro salotto: il feroce drago giunto dalle terre del Nord ha rapito la principessa.

In uno stanco battito di palpebre visualizzate quello che vi aspetta nelle prossime ore. ArmaturaDovrete farvi avvitare addosso cinquanta chili di armatura, essere issati con un argano sul vostro destriero, cavalcare per miglia nella notte buia e tempestosa fino all’inaccessibile grotta del drago, sgominare il suddetto drago e riportare la principessa al castello di suo padre. Per allora, la puntata di Pulzelle discinte sarà finita.

Ora, voi siete un cavaliere senza macchia, un eroe dal cuore puro. Fare la cosa giusta è l’unica opzione che avete. Ma per un momento, per un solo momento, accarezzate un’idea bizzarra. Potreste restare sul vostro comodo divano a sorseggiare il vostro idromele, mentre sul piccolo schermo Cunegonda scopre di aver sposato il proprio cugino di primo grado.

Insomma, il Male ha un certo fascino perché offre modi facili e veloci per ottenere ciò che si desidera, dalla distruzione del mondo a una serata tranquilla stravaccati sul divano. Ma c’è il trucco (dopotutto, è del Male che stiamo parlando).

Anni e anni di Disney e Bibbia hanno insegnato al mondo che chi è dalla parte del Male riceve sempre una giusta1 punizione per le nefandezze commesse. Potremmo generalizzare dicendo che scegliere il Male comporta sì soluzioni più facili, ma prevede sempre una contropartita negativa. Questa contropartita, nel caso dei classici Cattivi, è la batosta inflitta loro dai Buoni. Ma se è l’eroe che deve imparare la lezione, la faccenda si fa più complicata.

Bene, immedesimatevi di nuovo nel cavaliere, e ipotizziamo che abbiate cacciato il messo a male parole e vi siate goduti le avventure della procace Cunegonda. La principessa diventa crocchette per draghi, e voi potete finalmente vivere felici e contenti per una sera. Ma non la passerete liscia, statene certi; avete accumulato un bel gruzzolone di karma negativo. La Trama vi porterà la dose di sventura che vi spetta, e può farlo in due modi.

  1. Per mano di un’autorità superiore o di un Buono più Buono di voi: il re si presenta imbestialito a casa vostra e ordina la vostra impiccagione, o manda un cavaliere meno pigro a farvi la pelle.
  2. Attraverso le dirette conseguenze dei vostri torti: nessuno nel reame si fida più di voi, nessun signore locale vi chiama per affidarvi imprese ardite, non vi invitano più ai tornei e le damigelle vi evitano come la peste. In breve tempo cominciate ad affogare i rimorsi nel vostro idromele et voilà, il regno ha perso un cavaliere e guadagnato un accattone.

Il secondo metodo è di gran lunga il più affascinante dei due, perché è molto più credibile. Nella realtà non c’è un Superbuono che interviene quando qualcuno non gioca secondo le regole, e infatti il deus ex machina è un pessimo espediente a cui ricorrere proprio perché fa crollare la credibilità di qualsiasi narrazione. Certo, anche il secondo metodo non corrisponde sempre alla realtà (i Cattivi davvero cattivi in genere se la passano benone), ma utilizza un meccanismo causa-effetto che mantiene integra la catena di consequenzialità degli eventi e dà alla trama una parvenza di senso unitario. Del resto, l’ordine e la coesione tra gli elementi della trama sono una prerogativa della narrativa. Ma rimandiamo a un altro post le questioni da teste d’uovo, oggi vedremo un caso in cui il punto 2 è tremendamente valido anche nel mondo reale.

Il Lato Oscuro

Anch’io, come tutti gli eroi, ho avuto il mio momento di debolezza. È durato solo un istante, quel tanto che bastava per rendermi un personaggio con un minimo di conflitto interiore, poi sono tornato in me. Ma purtroppo in molti cedono alle lusinghe del Male, e tutti coloro che cedono ne scontano le conseguenze. Ho detto Male? Volevo dire editori a pagamento. Lasciate che lo espliciti, a beneficio di tutti.

L’editoria a pagamento è il Male.

Satana

Un editore a pagamento

Poco più di un anno fa ho visto l’ennesima pubblicità del Gruppo Albatros (o Il Filo editore, che dir si voglia). La pubblicità invitava a mandare il proprio manoscritto alla casa editrice, che avrebbe poi valutato le eventuali prospettive di pubblicazione.

Normalmente avrei ignorato un’offerta del genere, ma in quel periodo sentivo un certo bisogno di riscattarmi sul versante editoriale, e mi sono soffermato sulla pubblicità quel tanto che bastava per notare un dettaglio fatale: lo spot diceva che i lavori migliori avrebbero potuto essere pubblicati senza richiesta di contributo da parte dell’autore. Cioè pubblicare gratis. Cioè pubblicare davvero: la pubblicazione a pagamento non è una vera pubblicazione.

Mi soffermo un attimo su questo punto per fare i necessari distinguo: la pubblicazione a pagamento è una pubblicazione dal punto di vista legale (il libro ha il codice ISBN, ed è pertanto regolarmente vendibile), ma nel settore non vi qualifica come scrittori pubblicati, perché nessuno ha letto e selezionato il vostro manoscritto. Anche una scimmia cieca che sbatte i pugni sulla tastiera del computer potrebbe “pubblicare” così il suo lavoro, se fosse pronta a sborsare quattrini. Analogamente, gli editori a pagamento non sono criminali dal punto di vista legale, ma lo sono dal punto di vista etico: si spacciano per editori, quando in realtà quello che offrono è un servizio tipografico dal costo enormemente gonfiato. Se davvero ci fosse un Superbuono, li fulminerebbe all’istante.

Insomma, per un attimo ho ceduto al Lato Oscuro. Ho inviato il mio romanzo sull’onda della depressione e della (ingannevole) prospettiva di una reale pubblicazione. Qualche tempo dopo, forse un paio di settimane, mi è arrivata una busta del gruppo Albatros.

Join the dark side

"Passa al Lato Oscuro, Mattia! Insieme regaleremo quintali di carta al macero!"

Marco Liorni

La busta colpiva da subito per il suo peso considerevole. L’ho aperta, e per prima cosa, volendo avere il tempo di pregustare il giusto dolore della vergogna, ho messo da parte i fogli del contratto.

Il resto del contenuto era ciò che rendeva la busta così voluminosa: un DVD, due volantini e un libretto di ottanta pagine stampate su carta lucida. Quella è stata la conferma ai miei sospetti. Chi spedisce quella roba vuole venderti qualcosa (un servizio tipografico immotivatamente costoso), non comprare qualcosa da te (i diritti di distribuzione del romanzo).

Ormai certo di quello che avrei trovato, ho esaminato il contratto solo per scrupolo. E infatti eccola lì, l’offerta di pagamento, con l’opportunità di saldare il conto anche in dieci comode rate.

Marco LiorniHo gettato il contratto nel camino, e ho dato una seconda occhiata al volumetto illustrativo. Il libretto aveva lo scopo di mostrare come un sacco di scrittori affermati si fossero affidati alla casa editrice in questione per la distribuzione delle loro opere. Ho cominciato a sfogliarlo con un sospiro, e mi sono bloccato su una faccia che non sarebbe dovuta essere nella pubblicità di nessuna casa editrice.

Marco Liorni.

Ho pianto.

La morale

Avevo inviato il mio romanzo solo per vedere se mi avrebbero offerto un contratto serio anziché un conto da pagare. Non ho mai avuto l’intenzione di mettere mano al portafoglio per far stampare il mio lavoro da una sedicente casa editrice, e non dovreste farlo nemmeno voi. Il perché, nel caso non vi foste già fatti un’idea, ve lo spiego con un piccolo esempio.

ScureImmaginate di essere un boscaiolo. Sì, lo so, vi avevo abituati bene col cavaliere, ma scrivere è un lavoro di fatica: guardatevi attorno, la grafica parla chiaro. Insomma, siete un boscaiolo; accetta in mano, bestemmia tra i denti. Vi spellate le mani sette giorni su sette per abbattere i tronchi migliori e passate le notti a scortecciarli.

Un bel giorno arriva il grossista di legna, quello che rivende i vostri tronchi alle segherie e ai falegnami giù a valle, e vi propone un nuovo contratto: lui vi farà il favore di piazzare la vostra legna, se solo voi comprerete parte di quella legna. In cambio lui farà conoscere in giro la qualità del vostro lavoro, in modo che più gente si rivolga a voi per avere dei tronchi scortecciati come si deve. Voi siete lì lì per rifiutare, non ci capite niente di economia e avete paura di essere fregati, ma il grossista tira fuori chili di dépliant colorati e vi stordisce con una presentazione Power Point piena di musiche ripetitive e luci stroboscopiche. Mezz’ora dopo apponete la vostra incerta X alla fine del contratto. Il grossista si congratula con voi e se ne va.

Ecco quello che succede da questo punto in poi. Con il vecchio contratto, il grossista ci guadagnava solo se proponeva bene il vostro prodotto: comprava i vostri tronchi di tasca sua, investiva nel trasporto e nella pubblicità, e si assumeva il rischio di rimetterci se i tronchi erano marci o scortecciati male. Adesso invece siete voi a pagarlo, e quando lui se ne va dalla vostra baracca portandosi via i tronchi ha già guadagnato. Questo non è un dettaglio da sottovalutare: avendo già ottenuto un profitto, il grossista non ha alcun interesse a rischiare dei soldi per pubblicizzare i vostri tronchi. Quindi li lascia dove capita, e cerca un altro pollo da spennare.

Cito un passaggio da uno dei due volantini arrivati assieme al contratto:

Anche perché, nella maggior parte dei casi, i nostri contratti riservati ad autori emergenti prevedono una co-produzione, ovvero una partecipazione alle spese di produzione da parte dell’autore, che diventa così sempre più parte integrante del processo editoriale.

Ah, ora è più chiaro! Non ci volete escludere dal processo editoriale! Grazie, grazie davvero. Eravamo rimasti seduti lì in un angolo a scrivere, ma effettivamente è meglio se cominciamo a renderci partecipi del processo editoriale. Pagando.

A questo punto qualche anima pia si chiederà: ma questa gente opera davvero in malafede?

La risposta è . Volete le prove? Eccole.

Il sindacato dei boscaioli emergenti

Writer's DreamPer fortuna il rozzo legnaiuolo non è lasciato a se stesso; i suoi diritti sono difesi da un manipolo di tenaci avversatori del Male2. Tra loro spicca il blog Writer’s Dream, che nella persona di Ayame (al secolo Linda Rando) ha messo a segno un colpo magistrale a beneficio di tutti i boscaioli emergenti.

Ayame, assieme a un altro admin di Writer’s Dream, ha inviato al Gruppo Albatros un manoscritto mettendo assieme stralci casuali presi da blog, pagine di Wikipedia e trame di libri e di film reperibili su Internet. Il risultato, come potete vedere qui, è privo di senso. Bene, Ayame ha ricevuto lo stesso contratto che ho ricevuto io per il mio romanzo. Stessa proposta, stessi soldi. Il manoscritto non era stato letto.

BoscaioloMa il vero gesto eroico è stato compiuto il 17 maggio 2010 al Salone del Libro di Torino, occasione in cui la prode Ayame ha sbattuto il manoscritto farlocco in questione sotto il naso di Giorgia Grasso, direttore editoriale del Gruppo Albatros. Vi invito a guardare il filmato in versione integrale su questa pagina di Writer’s Dream3.

Insomma, Ayame ci ha dato la prova definitiva della natura malvagia dell’editoria a pagamento, sbugiardando Albatros e di conseguenza tutti gli altri. Non siete ancora convinti? Allora continuate a curiosare tra gli articoli di Writer’s Dream, troverete i dieci motivi per cui non pubblicare a pagamento.

Ma noi siamo gente concreta, e amiamo parlare di soldi. Alcuni dei boscaioli sono particolarmente rozzi, e non hanno capito tutta la faccenda della mancata lettura del manoscritto. Il più colto di loro si aggiusta la cravatta e ci espone il suo ragionamento: «Se alla fine il libro vende, siamo disposti a fare un piccolo investimento. E poi il nostro contributo copre appena le spese di stampa, l’editore sarà comunque interessato ad investire nel prodotto.»

Falso. Ayame ci propone il confronto tra il preventivo di una normale tipografia e il contributo medio richiesto dagli editori a pagamento, e ci dimostra come questi ultimi richiedano ben 1600 euro in più. Cosa ci mettono nei libri, miniature e foglia d’oro?

Miniatura

Il prodotto finito

Se dopo aver letto tutto questo volete ancora pubblicare a pagamento, prima fatemi un bel bonifico. È evidente che avete soldi da buttare, tanto vale fare una buona azione nei confronti di un collega disagiato.

In alto le accette

Più di qualcuno nella cerchia dei miei conoscenti si è rivolto al Gruppo Albatros. Purtroppo o non conoscevo queste persone abbastanza bene da fermare il loro gesto estremo, o sono venuto a conoscenza del fatto compiuto, quando ormai era troppo tardi.

Ho dedicato il primo articolo di questa rubrica all’editoria a pagamento perché è uno dei pericoli più infidi in cui incorrono gli autori esordienti; è bene che chi scrive passi parola affinché dalla rete parta un’ondata di pubblicità negativa contro questi speculatori. Qualsiasi via è migliore dell’editoria a pagamento, nel caso non l’aveste capito, e Internet può offrire sbocchi che fino ad una decina d’anni fa erano impensabili. Ma di questo parleremo un’altra volta.

Voglio concludere con un appello a tutti voi, fratelli esordienti e sorelle emergenti.

Lo so che le vere case editrici vi snobbano. Lo so che fa male. Lo so che passate le notti in lacrime abbracciando il cuscino a forma di Inge Feltrinelli che vi siete fatti regalare per il compleanno. Ma pensate che sia saggio, solo perché la persona amata vi si nega, andarsi a prendere le piattole in un amore pagato a peso sul ciglio della statale?

In alto le accette, colleghi boscaioli. C’è chi combatte per voi.

 


 

Questa era la prima puntata di una rubrica che spero chiuda presto. Nei post di L’eterna lotta tra il Bene e l’Editoria riporterò alcune delle esperienze che ho accumulato in anni di contatti più o meno frequenti con le case editrici (quelle vere, d’ora in poi). Preparate i fazzoletti, gente: ci sarà da piangere, e il lieto fine è ancora lontano.

  1. Attenzione: la giustizia targata Disney o Bibbia può portare alternativamente a lapidazioni indiscriminate o a interminabili sequele di canzoni sulla felicità. []
  2. Come sopra, leggi “editoria a pagamento”. []
  3. Il pezzo succoso comincia attorno al minuto 5:20 della seconda parte: impagabile la Grasso che si arrampica sugli specchi accatastando frasi prefabbricate. []
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2 risposte a L’eterna lotta tra il Bene e l’Editoria – 1° puntata

  1. Dario Vettorazzi scrive:

    Ottimo post. Mi è davvero piaciuto molto. Chiaro, semplice e divertente. Ho guardato anche i video e direi che la Grasso (e Albatros dietro di lei) ha fatto una pessima figura. Un vero “Ownage” da parte degli altri tre. Oltre alle opinioni, condivisibili o meno, ho trovato la “difesa” della Grasso molto mal costruita. Si attaccava ad ogni domanda dal pubblico con atteggiamento accomodante (anche quando le domande erano palesi critiche), annuiva energicamente, si mostrava disponibile, ma quando doveva rispondere eludeva la domanda, parlava d’altro o analizzava solo i punti in cui era più forte tralasciando vistosamente gli altri: un chiaro esempio di “difesa di lingua”, ultima spiaggia per chi si trova in netta minoranza e non usa gli artigli. Il suo continuo insistere ad essere disponibile a rivedere il supercollage dell’admin di “Writer’s Dream” non ha prezzo…puro divertimento: non aveva proprio niente a cui attaccarsi (sembrava quasi di sentire un suono stridulo di fondo, come di qualcuno che scivola su uno specchio ben lucidato, ma forse era una mia impressione e il suono era disturbato). Ad ogni critica risponde “non ho detto questo” e parla d’altro citando nomi autorevoli che possano farle pubblicità. Vabbè, passi. La cosa che mi ha dato più fastidio è quella di infilare nelle sue frasi fatte critiche velate o meno (che in alcuni casi sembrano addirittura minacce) alle case editrici non a pagamento. Dice che le case editrici non a pagamento non hanno distribuzione (puntualmente smentita da Andrea Malabaila, Las Vegas), che stronca sul nascere nuovi talenti (mentre loro pubblicherebbero anche a Wikipedia a quanto pare) e via discorrendo. Ho apprezzato molto anche l’ultimo commento in cui un signore del pubblico dice di essersi trovato a poter diventare l’editore di sè stesso comparando i costi richiesti da Albatros. Ho letto anche i dieci punti di “Writer’s Dream” per i quali non è bene pubblicare a pagamento e li ho trovati esaurienti e chiari, senza falle.
    Fa piacere vedere che ci sono molte persone che pensano con la testa (Come Andrea Malabaila, Las Vegas che ha esposto i suoi argomenti con chiarezza senza attaccare nessuno) fra cui la gente del pubblico.

    Dario

  2. Stefano Tonietto scrive:

    Non credevo che un pezzo divertente e ottimamente scritto potesse far piangere; ma non c’è una virgola che non corrisponda, purtroppo, alla realtà. Per utili raffronti, consiglio di dare un’occhiata al vecchio Eco de Il pendolo di Foucault, dove l’ineffabile dottor Garamond, squalo dell’editoria a pagamento, grandeggia sinistramente.
    Un sincero “Avanti così!” da un umile legnaiuol.

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