L’eterna lotta tra il Bene e l’Editoria – 2° puntata

Nella prima puntata della rubrica abbiamo affrontato il Male nella sua forma più pura, vale a dire l’editoria a pagamento. Ma anche il mondo dell’editoria vera è ricco di insidie.

Il primo problema di qualsiasi esordiente1 è farsi leggere, e quindi farsi rispondere dall’editore. Tutti gli editor intervistati dall’alba dei tempi a oggi hanno giurato che nella loro casa editrice ci si fa in quattro per leggere da cima a fondo tutti i manoscritti che arrivano.

 

Finito di ridere? Allora continuiamo. La succitata affermazione è falsa. Forse non è falsa per tutti, perché può effettivamente esistere qualche piccolo eroico editore che s’incaponisce a leggere la totalità dei manoscritti che gli vengono proposti, ma se volete andare sul sicuro aspettatevi sempre che ciò che inviate non venga nemmeno aperto.

La ziaAttenzione, non dico che un editore faccia male a ignorare gli autori esordienti: pubblicare un esordiente è un rischio dal punto di vista aziendale, e poi per ogni sconosciuto pubblicato bisogna far slittare di un semestre l’uscita in libreria del romanzo del cugino Beppe. E poi chi la sente, la zia?

Le grandi case editrici, di fronte alla fiumana di manoscritti che intasano i loro cestini magazzini, devono giustamente ricorrere a delle risposte preconfezionate, quelle che ogni aspirante pubblicato si è visto recapitare almeno una volta. Devo dirvi la verità: a me quelle risposte una volta non piacevano. Cioè, quando le ricevevo mi sgonfiavo sempre un po’, non tanto perché contenevano un puntuale – e spesso giustissimo – rifiuto, ma perché le motivazioni erano troppo generiche. All’epoca ero giovane e ingenuo, e credevo davvero che il mio lavoro avesse qualche remotissima speranza di essere letto da qualcuno in fondo alla piramide gerarchica dell’editoria. Di fronte a quei giri di parole così artificiali capivo che la mia schifezza non se l’era sciroppata nessuno, e me ne crucciavo. Ma le cose sono cambiate.

Dopo il Premio Campiello Giovani, nel 2008, sono riuscito ad ottenere alcuni contatti. Si trattava per lo più di nominativi e indirizzi e-mail di editor, a volte avuti dai diretti interessati, a volte no. Il grande cambiamento, comunque, era che da quel momento in poi mi sarei rivolto a persone vere, non a entità incorporee emanatrici di lettere prestampate.

In questa puntata2 vi racconterò di quella volta che ho contattato un editor di una grande casa editrice. Parlo di un editor redattore, un editor-capoccia, non uno degli schiavi incatenati nei sotterranei a correggere bozze. Insomma, vi dirò com’è andata. O meglio, come sta andando.

True story

Non aspettatevi niente di sconvolgente o scandaloso, ma sappiate che tutto quello che è scritto in questo paragrafo è vero.

Nel 2009 ho scritto a un editor, uno molto influente, che lavora per una grande casa editrice. Facciamo finta che questo tizio si chiami Gentilazzi. Ecco, io scrivo una mail a Gentilazzi. Mi presento in poche righe, chiedo scusa per il disturbo e sparo la propostona editoriale. Saluto e firmo, aggiungendo di seguito la trama del capolavoro. Appena finisco la settantesima rilettura invio la mail, sentendomi come uno che getta un sasso nel pozzo senza fondo. Ma, contrariamente a ogni mia aspettativa, quello stesso pomeriggio ricevo una mail di risposta. Non da Gentilazzi, ma da un certo Servidei3, che mi scrive quanto segue:

Gentile Mattia Nicchio,

mi chiamo Ultimo Servidei e lavoro con Goffredo Gentilazzi. Può mandare la sua proposta editoriale a questo indirizzo. Grazie.

 

Saluti

 

Ultimo Servidei

Balzo in aria e sbatto i tacchi, in un’antiquata esternazione di giubilo. Allora c’è una persona corporea all’altro capo dell’Internets! Torno al computer e con mano tremante compongo una nuova mail, anche questa dai toni piuttosto servili formali, lo devo ammettere, a cui allego una copia digitale del mio romanzo (il secondo, per chi avesse letto questo articolo).

Mando la mail e aspetto. A questo punto nei film ci sono quelle sequenze in cui si vede il passare delle stagioni. Quando ho mandato la mail era primavera, quindi ecco che arriva il solleone, poi cadono le foglie, poi la neve, poi tornano i boccioli sui rami spogli. Nei film la sequenza si ferma qui, ma la vita di uno scrittore esordiente non somiglia a un film. Non a uno bello. Per cui ritorna il solleone, e ancora sotto con le foglie secche. Ma a quel punto mi sono rotto, e ho deciso di non aspettare l’inverno.

La pazienza è di casa, qui alla baracca.

Ho rimuginato sul da farsi. In casi come questi si apprezza l’eterno dilemma dell’esordiente, che mette il poveretto (me) di fronte a un’ardua decisione. Ecco le opzioni:

  1. Scrivere all’editor, infastidendolo e spingendolo a dirvi che il vostro lavoro non gli interessa.
  2. Non scrivere all’editor, sperando che il vostro manoscritto sia il prossimo nella pila di cose da leggere4.

Nel frattempo avevo quasi ultimato il mio ultimo romanzo, ma si trattava della prima stesura; niente di presentabile. Però avevo anche rivisto il romanzo che avevo già mandato migliorandolo considerevolmente.

Ho sentito un peso sulla spalla. Eccolo lì, il mio diavoletto personale, che mi strizza l’occhio e mi incita col forcone.

«Fallo.» mi dice «So cosa stai pensando. Fallo e basta.»

Essendo per sua natura votato al Male, il diavoletto se ne deve intendere più di me di editoria, quindi gli do ascolto. Cosa faccio? Semplice. Invio a Gentilazzi la stessa mail che gli ho inviato un anno e mezzo prima. Identica.

E come un anno e mezzo prima non è Gentilazzi a rispondermi, ma Servidei:

Gentile Mattia, buongiorno.

 

Ho saputo da Goffredo Gentilazzi che ha finito un nuovo romanzo. Siamo curiosi di leggerlo e quindi può mandarlo direttamente al mio indirizzo.

 

Grazie e a presto.

 

Ultimo Servidei

Confermato dunque ogni sospetto: nessuno ha dato una sola occhiata al pdf che avevo mandato, e probabilmente neanche alla trama. È sciocco pretendere che il Gentilazzi si ricordi di una trama che ha letto un anno e mezzo prima, ma il Servidei, se avesse letto il romanzo (e avesse cominciato a rileggerlo), si sarebbe subito insospettito. Non solo, abbiamo anche un’altra prova inconfutabile: gli editor mentono. Nessuno è curioso di leggere il mio romanzo, né lui né il Gentilazzi che gliel’ha sbolognato.

La mia prima risposta è questa:

Gentile signor Servidei,

grazie per la risposta tempestiva. Allego alla mail i file pdf e rtf del romanzo; nel caso preferisse un altro formato me lo faccia sapere.

So di chiederle molto, ma saprebbe dirmi più o meno entro quanto tempo potrei aspettarmi una vostra risposta?

Grazie della sua attenzione, e buon lavoro

 

Mattia

Oso, e faccio la domanda. Da masochista quale sono diventato in pochi anni di contatti con gli editori, voglio vedere cosa mi risponde, sapendo che mentirà. Ma sono ancora un pivello, e il buon Servidei mi batte, attuando la stessa strategia di un anno e mezzo prima.

Bambini, bambine, avete presente che la mamma vi dice sempre che le bugie sono una brutta cosa e non si devono mai dire? Bravi. La mamma non vi ha però detto che c’è un modo per non confessare le marachelle senza dire le bugie: è l’omertà! Lo so, è una parola difficile, ma è facile metterla in pratica: quando dire la verità vi metterebbe nei pasticci, allora vi basterà non rispondere.

Ecco, il Servidei non mi risponde. Vuole fare come l’anno prima, lasciare che la questione vada dimenticata, risolvendosi da sola. Ma io sono stanco di aspettare, e due settimane dopo gli scrivo:

Gentile signor Servidei,

le scrivo per chiarire una questione in merito al romanzo che le ho inviato. In realtà si tratta dello stesso lavoro che vi ho inviato nel marzo del 2009: giorni fa, riguardando alcune email, ho erroneamente inviato al signor Gentilazzi il vecchio messaggio contenente la presentazione e la sinossi. Quando lei mi ha risposto, devo dire che ho ceduto alla tentazione e le ho mandato di nuovo il file con lo stesso romanzo (l’ultima stesura, la più corretta, ma della stessa opera).

Le scrivo innanzitutto per scusarmi dell’accaduto, ma anche per chiederle di leggere davvero il mio lavoro. So che la sua non è una professione facile, e sono certo che lei si sia dimenticato in buona fede di guardare ciò che le avevo mandato. Tuttavia sto aspettando una sua risposta da un anno e mezzo, e vorrei davvero sapere la sua opinione in merito al mio romanzo e ad eventuali prospettive di pubblicazione. Non serve che le dica quanto importante sia per me avere un’occasione con una casa editrice come la sua.

Rinnovo le scuse, e la ringrazio dell’attenzione.

A presto

Mattia

E indovinate il Servidei cosa risponde? Niente. Per mail non si può mandare un’alzata di spalle.

Come sono andate le cose

Non è che con la mia confessione puntassi a guadagnarmi la stima del Servidei. In realtà un po’ ci speravo, ma non ci credevo sul serio. Però sì, mi immaginavo un Servidei commosso di fronte allo schermo del computer, che si portava la mano alla bocca per reprimere un singhiozzo e si riprometteva di essere più sincero nei contatti con gli esordienti.

Ma purtroppo quella in cui viviamo è la realtà, anzi, vi dirò di più, è la realtà italiana5, una realtà maleducata in cui non rispondere alle e-mail fastidiose è normalissimo.

Editor vinto dal rimorso (ricostruzione)

Sia chiaro, però, non porto rancore al Servidei. Primo perché non è interamente colpa sua, ma dell’intero sistema, secondo perché con lui non ho ancora finito. Don’t get mad, get even, direbbero gli anglofoni (e gli Aerosmith).

Già che ci siamo, vi propongo la mia ricostruzione dei fatti.

  • Fase 1: Gentilazzi riceve la mia mail. Gentilazzi sbuffa. Ha cose ben più importanti da fare che leggere il romanzo di un esordiente, prima fra tutte incalzare due o tre autori famosi ormai bruciati che fanno fatica a scrivere due pagine alla settimana. Potrebbe cestinare la mail, ma rischia di fare un dispiacere a quell’amico o parente che gli ha raccomandato il giovane talentuoso. Sul momento non si ricorda chi sia l’amico o parente, ma non importa, vuol dire che non è così tanto amico o così tanto parente. Se il raccomandante non è in rapporti così stretti, allora il raccomandato può essere rifilato ai subordinati.
  • Fase 2: Gentilazzi chiama Servidei. Servidei sbuffa. Legge la mail che gli viene inoltrata dal superiore e sbuffa ancora. Impreca, forse. Ha cose ben più importanti da fare che leggere il romanzo di un esordiente, prima fra tutte finire di correggere le bozze di autori famosi ormai bruciati che terminano le due pagine mensili strisciando la mano sulla tastiera del computer.
  • Fase 3: Servidei risponde all’esordiente fingendo cortese interesse, poi cestina mail e allegato, e contrassegna come spam l’indirizzo del piantagrane. Con un po’ di fortuna, non ne sentirà più parlare.

Tutto sommato credo che sia una ricostruzione plausibile. Siete curiosi di scoprire cosa succederà? Anch’io, ma temo che dovremo aspettare ancora qualche mese prima di mettere in atto la rappresaglia. Nella prossima puntata della rubrica vi racconterò un altro edificante episodio dell’eterna lotta; prometto che non resterete delusi.

Nell’attesa, vado a incorniciare un paio di quelle belle risposte prestampate. Bei tempi, quelli.

  1. O meglio, di qualsiasi esordiente non voglia o possa affidarsi ai tre metodi infallibili. []
  2. Nota bene: gli episodi esposti in questa rubrica non vengono necessariamente presentati in ordine cronologico. Nelle prossime puntate si potrebbe discutere di avvenimenti precedenti a questo! []
  3. Altro nome fittizio. []
  4. Non lo è. Mai. []
  5. Non solo editoriale. []
Questa voce è stata pubblicata in Editoria, Scrittori esordienti e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a L’eterna lotta tra il Bene e l’Editoria – 2° puntata

  1. Simone Guidi scrive:

    BASTARDI! Li leggono di nascosto e fanno finta di niente per non darci la soddisfazione 😉

  2. Mattia scrive:

    Li leggono? Eterno ottimista! 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Provami che sei reale (e che hai la licenza elementare)! *