Rick Santorum e il potere della Rete

Conoscete Rick Santorum? No, immagino che la maggior parte di voi non sappia chi sia – o cosa sia.

Benché anche lui sia convinto di dover illuminare il volgo elargendo Grandi Verità, Santorum non è uno scrittore, bensì un membro del Partito Repubblicano e un ex senatore degli Stati Uniti. O almeno, lo era prima. Prima che cadesse nella Rete.

Ma procediamo con ordine.

C’era una volta

C’era una volta una terra vasta e ricca, chiamata Pubbliconia. Era una terra fatata, e i suoi abitanti non avevano bisogno di cibo e acqua per sopravvivere, bensì di Buona Narrativa. Ne consumavano in continuazione, e non ne erano mai sazi, tanto che l’intero impianto socioeconomico del Paese si era plasmato per far fronte a questa esigenza.

Gli abitanti di Pubbliconia erano divisi in tre ceti: Autori, Editori e Lettori. Gli Autori erano la risorsa più preziosa per il Paese, poiché producevano la materia prima necessaria per ottenere la Buona Narrativa, nutrimento dell’intera popolazione. I più virtuosi tra loro arrivavano persino a sgrezzare di propria iniziativa ciò che producevano, e consegnavano nelle mani degli Editori un prodotto che necessitava di pochissima lavorazione. Essere un Autore costituiva un motivo d’orgoglio, e anche solo averne uno in famiglia faceva guadagnare un’ottima reputazione.

Gli Editori, potenti oligarchi, governavano Pubbliconia con onestà e discernimento. Loro compito principale era la coordinazione della produzione e della redistribuzione della Buona Narrativa. InvestituraQuesto ceto presentava una gerarchia interna: c’erano Editori decisamente più importanti di altri, e poteva capitare che lo status venisse perduto in seguito al mancato raggiungimento delle quote annuali di Buona Narrativa; tuttavia nessuno di loro trascurava i propri doveri, e tutti si dedicavano alla produzione con il massimo scrupolo. Compito degli Editori era l’investitura degli Autori, che avveniva solo dopo un’attenta selezione delle opere proposte. Gli Editori più potenti avevano sotto il proprio comando dei vassalli, detti Editor, ai quali delegavano i processi di raffinazione del materiale grezzo fornito dagli Autori. Dai laboratori di proprietà degli Editori uscivano regolarmente carichi di Buona Narrativa, che veniva distribuita alla popolazione.

I Lettori, che costituivano la maggior parte degli abitanti, ricevevano con gratitudine la Buona Narrativa, ed erano felici di poter compensare con doni gli Autori ed Editori. I Lettori sapevano infatti che la produzione del loro nutrimento costava tempo e fatica, e soprattutto che gli Editori ce la mettevano tutta per selezionare solo gli Autori che avrebbero garantito la massima qualità narrativa.

Lettori

Lettori

Pubbliconia viveva in pace e prosperità, ma anche quell’epoca felice era destinata a finire. A poco a poco, infatti, gli Editori realizzarono che avere il monopolio sulla produzione della Buona Narrativa significava che non dovevano rendere conto a nessuno, e il loro unico scopo divenne quello di accumulare i doni che il popolo offriva loro. Nessun Editore badava più alla qualità di ciò che veniva pubblicato, perché non aveva senso garantire la bontà della Narrativa quando il popolino si sarebbe sorbito anche quella Cattiva.

Gli Autori cominciarono a venire nominati non più in base alle loro capacità, ma secondo una rete di rapporti clientelari che avevano alla base l’amicizia o la parentela. Questi nuovi Autori, non conoscendo bene il proprio mestiere, erano particolarmente boriosi e insofferenti alle critiche, perché ritenevano di aver già raggiunto il massimo livello di bravura e non concepivano che qualcuno potesse pensarla diversamente. Per questa ragione, e per fare in modo che le critiche provenienti dal popolo restassero isolate, gli Editori fecero in modo di tenere gli Autori separati dai Lettori, che al massimo potevano mandare loro delle lettere per lamentarsi della scarsa qualità delle nuove opere. Tutta la corrispondenza era però filtrata dagli Editori, che lasciavano solo le lettere delle fan adoranti (e ne aggiungevano di fasulle per compiacere gli Autori più importanti).

Lord AlbatrosMa solo una minima parte degli Autori viveva nel lusso. Dato che la competenza tecnica e la fantasia non erano più requisiti fondamentali per ottenere il titolo, tutti i Lettori ambivano a divenire Autori. Gli Editori, spinti dall’avidità e dall’insistenza del parentado e della cerchia di amici, moltiplicarono le investiture a dismisura, creando un bacino di Autorucoli poverissimi e incapaci, ma comunque privi di contatto con il pubblico. Il più perverso degli Editori, Lord Albatros, pensò bene di macchiarsi di simonia letteraria pur di sfruttare a proprio favore le ambizioni della plebe: cominciò quindi a vendere la carica di Autore a chiunque potesse pagargli delle somme in danaro.

E i Lettori? Qualcuno tra loro si era accorto dell’abbattimento della qualità operato dagli Editori, ma la sua voce era rimasta isolata. Coloro che avevano le capacità per diventare dei buoni Autori ma che non avevano parenti nobili né i soldi per pagarsi un titolo non erano neanche presi in considerazione dal potere costituito. A nulla servivano le lettere indignate spedite agli oligarchi o agli Autori; Pubbliconia era ormai in piena decadenza intellettuale e morale.

Gruppi di aspiranti Autori e di Lettori particolarmente illuminati si associarono allora per rovesciare il regime, ma erano pochi, e male armati.

Ma poi l’arma arrivò.

Monopolî

Avete mai pensato alle conseguenze che il web avrà sul mondo editoriale? I grandi editori sì, e se la fanno un po’ nelle mutande. Questo perché il loro ruolo cambierà e, se non sapranno adattarsi, moriranno.

Con l’avvento degli e-book e del self-publishing la scelta di titoli, già ampia, si è ulteriormente allargata. La cosa importante però è che l’editoria digitale, che ha costi minimi di gestione e distribuzione, non è monopolio di pochi grandissimi nomi, ma rappresenta un’occasione di riscatto per le case editrici medie e piccole. DobloniPer far uscire un libro cartaceo ci vogliono i dobloni, tanti dobloni. Nel percorso che l’opera compie dall’autore al lettore molti soldi sono impiegati per la distribuzione; questo permette la sopravvivenza solo di quei gruppi che possono permettersi spese elevate, o di quelli che guadagnano direttamente facendo pagare gli autori (e magari distribuendo/pubblicizzando poco).

Una casa editrice digitale ha spese relativamente ridotte; pubblicare un e-book costa così poco che persino i privati lo possono fare senza investimenti folli. La perdita del monopolio detenuto fino ad ora dai pochi grandi editori significa che la lotta con la concorrenza si riaprirà, e che la partita non sarà più giocata sul piano finanziario, ma su quello qualitativo: se pubblicare costa pochissimo, sopravvivranno – e venderanno – solo le opere che sono qualitativamente superiori, o che almeno piacciono di più al pubblico. Gli editori che non sapranno raccogliere e vincere questa sfida vedranno il proprio contributo al mondo dei libri farsi via via più marginale, e si estingueranno.

Certo, non siamo ancora arrivati a questa fase, perché nel nostro Paese la lettura digitale è ancora “giovane”, e i grandi editori, stabilendo prezzi folli per i propri e-book, sono i primi ad ostacolarne la diffusione. È chiaro, agiscono nel proprio interesse.

Non sto dicendo che in un futuro mercato librario digitale tutti i titoli pubblicati saranno belli. Non sto nemmeno dicendo che il sistema clientelare crollerà e che la Giustizia Editoriale risplenderà sul globo terracqueo. Ma almeno non saranno più i soliti quattro o cinque editori a fornirci il novanta per cento della scelta: molto più di quanto non accada oggi, saranno i lettori a determinare il mercato, e non il mercato ad imporre i prodotti ai lettori.

Stanati

Il discorso sul mercato librario, che ho presentato a grandi linee, mi serviva per introdurre il vero argomento di questo post: in che modo il web cambia le carte in tavola per l’autore? Se come me scrivete e non avete uno zio editore, è il caso che cominciate a pensarci.

La prima cosa che viene in mente a chi è uscito sconfitto da mille battaglie contro l’editoria tradizionale è il self-publishing. Scrivete il vostro romanzo, fate il self-editing (mi raccomando), vessate qualcuno che vi vuole molto ma molto bene finché non accetta di dare al vostro lavoro un’ulteriore revisione, e siete pronti per pubblicarlo. Dove? Dipende. Se distribuite il vostro libro gratuitamente, vi basta renderlo disponibile sul vostro blog o sito web. Narcissus logoAltrimenti potete affidarvi a siti come Narcissus, che pubblica il vostro romanzo in formato e-book facendovi guadagnare il 60% del prezzo di copertina e distribuendolo alle principali librerie online italiane1. Narcissus offre inoltre servizi di correzione di bozze, editing e conversione in formato ePub a costi ben lontani da quelli dell’editoria a pagamento.

John LockeCi sono casi in cui il self-publishing si è rivelato vantaggioso oltre ogni aspettativa: si pensi a John Locke e ad Amanda Hocking, che hanno venduto più di un milione di e-book a testa.

L’altra via da percorrere è quella dell’editoria digitale. Io ancora non l’ho provata, ma la speranza è che l’ambiente sia differente. Chissà. Di sicuro agli editori digitali conviene molto proporre prodotti di qualità, perché il loro bacino di clienti è relativamente piccolo, e si fa presto a farsi pubblicità, buona come cattiva.

E in tutto questo qual è il ruolo dell’autore? Vorrei citarvi un pezzo dal saggio Elogio degli e-book, di Mauro Sandrini2:

Portando alla luce la relazione con il lettore, l’e-book stana l’autore. L’autore del libro di carta, una volta che il libro è stampato, può, se vuole, evitare il contatto con il pubblico; l’autore del libro digitale non può farne a meno se ha tra i suoi obiettivi quello di sviluppare un’economia, un lavoro, dal proprio scrivere. Nel primo caso, infatti, è il mercato stesso che protegge l’isolamento dell’autore al quale, nei casi migliori, vengono proposte presentazioni, ma raramente conversazioni. Col libro di carta, se l’autore vuole, può sfuggire al confronto con la realtà, chiudersi nello stanzino e continuare a sfornare un libro dopo l’altro finché il mercato, o le sue possibilità finanziarie, glielo consentono.

Sandrini mette in luce la differenza sostanziale tra autore di casa editrice tradizionale e “autore digitale”: l’autore digitale vive del feedback dei propri lettori. Mentre per l’autore cartaceo la responsabilità di ciò che accade al romanzo s’interrompe nel momento in cui questo viene dato alle stampe, per l’autore digitale è fondamentale che si crei una discussione attorno alla propria opera, ed è nel suo interesse portarla avanti.

Autore cartaceo

Un autore cartaceo (ricostruzione).

Sandrini ragiona operando una distinzione tra i due tipi di autore, anche perché la sua analisi è principalmente legata alla contrapposizione e-book/libro tradizionale. Ma è poi così vero che gli autori cartacei possono richiudersi nel famoso stanzino e fregarsene del mondo esterno? Tecnicamente, sì. Ma solo se siete degli autori già pubblicati, possibilmente affermati; in caso contrario è sconsigliabile. La ragione è semplice: l’attività culturale oggi passa tutta attraverso la rete. Si potrebbe liquidare il discorso con una motivazione semplicistica, ossia dicendo che restando fuori dal web si rinuncia a un settore ormai fondamentale della pubblicità.  Ma il web non è solo un canale pubblicitario, come potrebbero essere delle inserzioni (o anche delle recensioni) sui quotidiani.

Una volta, quando l’autore scriveva il suo romanzo, l’editore lo pubblicava e faceva in modo che se ne parlasse il più possibile per radio e sui giornali, a volte addirittura alla televisione. Se qualcuno aveva qualcosa da dire sull’opera poteva:

  • Mandare una lettera all’autore (spesso tramite l’editore). Le eventuali lodi o critiche restavano private.
  • Scrivere una recensione e pubblicarla, se poteva, su una testata giornalistica. Relativamente poche persone potevano scrivere di cultura sui periodici o sui quotidiani, e pochi titoli venivano coperti. Inoltre, poche persone leggevano tali recensioni.
  • Parlarne con i propri parenti, amici e conoscenti. In questo caso la discussione si esauriva nella cerchia delle conoscenze.

Ora c’è il web. Nel web chiunque può scrivere la propria opinione, sia in forma di commento che di recensione, e darle grande visibilità, grazie anche ai motori di ricerca. Non sono più solo i pareri dei critici ad avere ampia diffusione, anzi: se ho intenzione di leggere un libro e cerco delle recensioni, un giudizio condiviso da molti lettori varrà più di un pezzo scritto dal critico di turno, magari impantanato nel solito giro d’amicizie e inimicizie. È lo stesso processo che è avvenuto per la scelta dei titoli, anche se su un fronte diverso: il web ha minato il monopolio, permettendo a nuove voci di emergere.

Come dicevo poco fa, è errato considerare il web un semplice canale pubblicitario. Attraverso il web i lettori possono interagire e contribuire, se non alla creazione dell’opera, almeno alla sua “vita” una volta che questa ha lasciato le mani dell’autore. E questo può essere pericoloso.

Web che abbaia morde

Per continuare l’allegoria di Pubbliconia, possiamo dire che il web è l’arma che i Lettori e gli Autori virtuosi possono usare per migliorare il mercato librario. Attraverso i forum, i blog e le comunità digitali si può infatti portare avanti una “lotta per la qualità”, che miri a cambiare pian piano il modo in cui gli editori si pongono nei confronti del pubblico. Questo tipo di processo però non si ferma agli editori, e qui viene il bello. È vero che le case editrici vengono danneggiate a livello pecuniario3, ma l’azione del web va oltre, fino ad arrivare all’autore. Anzi, come succede sempre più spesso, l’editore è proprio bypassato, e i lettori si rivolgono direttamente agli scrittori.

Fan

Un mio ammiratore.

Ecco, cari colleghi esordienti4, qui è il caso di drizzare le orecchie. Perché, se ai vostri lettori propinate cacca, prima o poi qualcuno di loro si prenderà la briga di restituirvela. Il web ci costringe – finalmente – ad assumerci la piena responsabilità di tutto quello che scriviamo, perché impedisce alle critiche che ci vengono rivolte di finire inascoltate o dimenticate. Qualcuno di voi – di sicuro un infiltrato pagato dal giro di amyketti – si lamenta già: «Ma qualsiasi Brutto&Cattivo può dire cose Brutte&Cattive su di me!»

È vero. Ma se ciò che dice è falso o stupido, gli altri membri della comunità lo smentiranno. Se però le critiche del Brutto&Cattivo sono fondate, non avete che tre opzioni:

  1. Ammettere lo sbaglio e promettere che d’ora in avanti vi sforzerete di migliorare.
  2. Spiegare nel dettaglio il perché delle vostre scelte e convincerlo della validità della vostra posizione.
  3. Offendere, deviare la discussione, chiamare in soccorso i vostri amyketti (per rincarare la dose di offese) ed eventualmente minacciare querele.

Gli autori di oggi prediligono la numero 35. Non sanno rispondere alle critiche perché dietro a ciò che scrivono non ci sono studio e riflessione, oppure perché non sanno ammettere di aver sbagliato6.

Dobbiamo pensare ai nostri lettori come a persone intelligenti e non come a sudditi a cui concediamo una grazia. In questo modo non ci offenderemo quando qualcuno di loro avrà qualcosa da dire sul nostro lavoro. Questo contatto diretto con chi ci legge ci dà l’opportunità di imparare a dare sempre il meglio, e di ricordarci, mentre stendiamo le pagine dei nostri romanzi, che dall’altra parte della barricata c’è qualcuno con un cervello, e non torme di fan in visibilio.

Nudità 2.0

SantorumConoscete Rick Santorum? Sì, lo so che è un ex senatore americano. Sì, sì, un repubblicano della Pennsylvania. Ha condotto campagne elettorali all’insegna dell’omofobia, ma ha solo ottenuto che il proprio nome fosse usato per designare una delle sostanze più peculiari che si possano immaginare, rimasta fino ad allora senza nome. Vecchia storia. Ma quello che ci interessa, qui a Sudare Inchiostro, è che Rick Santorum è uno che dice cazzate e che per questo è stato punito. Il web ha tolto la maiuscola al suo cognome, e lo ha trasformato in qualcosa che probabilmente gli è sgradito7.

Rick è stato vittima della propria idiozia, e dalla sua storia impariamo che la voce della Rete è giusta e tremenda. Ma non temete, amici miei: la furia del web si abbatte solo contro gli sciocchi. Siate sicuri di ciò che scrivete, e non risparmiate le energie. Difendete le vostre posizioni, ma non abbiate paura di accettare una critica.

Colleghi, siamo nudi di fronte alla potenza del web. Meglio farsi trovare in forma.

Santorum e il gelato

"Vai così, Rick! Con questa ci riconquistiamo l'elettorato LGBT!"

 


 

P.S.: Rick Santorum e il potere della Rete è un titolo meraviglioso. Lo cedo a chiunque voglia scriverci un romanzo o un racconto.

  1. Ho dato un’occhiata a IBS, aveva 50 titoli della SBF Narcissus. []
  2. Lo potete acquistare qui. []
  3. Direttamente attraverso il calo degli acquisti, e indirettamente dal calo della popolarità. []
  4. E non (sigh). []
  5. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma nelle discussioni a cui ho assistito nel web non ho mai visto uno scrittore che si comportasse secondo i punti 1 e 2. []
  6. Oppure tutte e due le cose, in genere vanno a braccetto. []
  7. Anche se non è detto. Chi vuole indagare può trovare tutte le risposte che cerca su Urban Dictionary. []
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