L’eterna lotta tra il Bene e l’Editoria – 3° puntata

«Lia!»

La piazza del mercato è gremita, e dalle bancarelle i fruttivendoli strillano le loro offerte, sovrastando il vociare dei passanti. Una mano sventola appena sopra il fiume di teste; Lia risponde al saluto.

«Signora Politi!»

La vecchia si sistema il cappello viola e fende la folla a suon di colpi di borsetta.

«Lia, da quanto tempo!» esclama, quando la raggiunge. Fa per abbracciarla, ma si blocca e arretra di un passo, squadrando con occhi adoranti il bambino che Lia tiene per mano.

«E questo ometto chi è?»

«È Roberto.» risponde la giovane mamma, e la signora la guarda con scherzoso rimprovero.

«Per ora non sono così smemorata.» precisa, poi si china verso il bambino «Sei cresciuto così tanto che quasi non ti riconoscevo! La vuoi una caramella, Robertino?»

Roberto sfila il piccolo indice dalla narice destra e solleva lo sguardo verso la mamma, che annuisce benevola.

«Siamo molto interessati alla sua proposta.» risponde allora.

La signora Politi aggrotta le sopracciglia, poi si lascia scappare una risatina.

«Ma come siamo educati!» tuba deliziata, e mette mano alla borsa. Un attimo dopo, la mano ossuta della donna porge a Roberto una caramella avvolta in una carta gialla.

«È al limone, ti piace il limone?»

«Le faremo sapere.»

Caramelle al limoneRoberto prende la caramella, la scarta e la mette in bocca. Non presta più attenzione alla signora Politi, si è voltato per guardare il cane di un passante. Il cane si accorge del piccolo spettatore e si mette a tirare invano il guinzaglio per andare a elemosinare una carezza, ma viene strattonato via.

«Beh? Come si dice quando qualcuno ti fa un regalo?» chiede la signora Politi.

Il cane è sparito nella selva di gambe. Roberto degna la vecchia di un’occhiata fugace, poi torna a guardare altrove.

«Ehi, dicevo a te, signorino. È buona educazione rispondere!» sbotta la signora Politi.

Roberto guarda la mamma. Lia ammicca al figlioletto e gli carezza il caschetto di capelli castani.

«Bravo.» sussurra, poi si rivolge alla signora Politi «Non si offenda, sa, è normale che faccia così. Lo stiamo mandando alla scuola per editor.»

La fronte della vecchia si spiana, le labbra grinzose si distendono in un sorriso.

«Ma allora sei bravissimo!»

«Il migliore della sua classe, secondo la maestra.» risponde Lia. Roberto ha ripreso a guardarsi in giro, ignorando la conversazione tra le due donne.

La signora Politi si copre la bocca con una mano, improvvisamente preoccupata.

«Che sciocca che sono! Per poco non lo obbligavo a rispondermi!»

«Oh, s’immagini!» sorride Lia «Più pratica fa, meglio è. E poi ci sono io a controllare come si comporta.»

La mano ossuta della signora Politi si rituffa nella borsa.

«È il caso di dare un altro premio a questo giovanotto così promettente!»

Roberto afferra la seconda caramella senza incrociare lo sguardo della vecchia. Lei gli stringe la guancia in un ganascino, ridacchiando divertita.

«Farà strada, Lia! Farà strada!»

Come sempre, una storia vera

Di tutte le battaglie che ho combattuto durante l’Eterna Lotta, quella che vi racconto oggi è forse quella che mi ha lasciato le cicatrici più profonde. Quando l’ho intrapresa ero già un mezzo veterano; mesi1 di (non) contatti con gli editor mi avevano preparato a quello con cui mi sarei potuto scontrare. O almeno così credevo.

Ho conosciuto Ascania Apolloni2 nel marzo 2009. In quel periodo si tenevano a Verona le selezioni della cinquina finalista del Premio Campiello Giovani, e avevano invitato anche me. Prima che iniziasse l’evento sono stato presentato alla signora Apolloni, con cui ho scambiato quattro chiacchiere. Mi è stata subito simpatica: era molto gentile e mostrava una certa comprensione per i problemi di noi esordienti. Al termine della conversazione mi ha chiesto se avessi qualche manoscritto nel cassetto, aggiungendo che sarebbe stata interessata a leggerlo per valutare le possibilità di una pubblicazione.

AngeloQuando sulle mie spalle appaiono angioletto e diavoletto, di solito è il biancopennuto ad avere la peggio. Quella volta però ho deciso di dare ascolto a lui, e non al suo perfido collega.

Poco prima di quel marzo 2009 avevo spedito il mio secondo romanzo a una grande casa editrice3, cercando di cavalcare la tigre targata Campiello. Al momento della proposta della Apolloni, quindi, ero in trepidante attesa.

Ho risposto alla signora Apolloni che non sarebbe stato corretto da parte mia farle valutare un romanzo che già avevo sottoposto ad altri, e che mi sarei rivolto a lei nel caso avessi ricevuto una risposta negativa dalla casa editrice con cui ero in contatto. Può darsi che in quel momento abbia sbagliato, ma ho voluto agire secondo i più alti principî morali. Immaginate che un editor, avendo letto il vostro manoscritto e avendolo trovato pubblicabile, vi ricontattasse solo per scoprire che avete già firmato un contratto con un’altra casa editrice. In tal caso sareste stati molto maleducati, e avreste solamente fatto perdere tempo al poveretto4.

Tra una cosa e l’altra passano i mesi, e arriva il 2010. Verso la metà di aprile scrivo una mail alla signora Apolloni per sapere se è interessata al mio romanzo, di cui allego una sinossi. Non ricevo risposta. Mi insospettisco, però: ho trovato l’indirizzo email nel sito della casa editrice, e può darsi che quella casella di posta elettronica non venga controllata molto spesso. E allora che faccio? Chiamo.

Il numero è quello dell’ufficio della Apolloni, ma non è lei che risponde, è un tale che mi dice che sì, il numero è giusto, ma che la Apolloni non può venire al telefono, e che sarà disponibile nel giro di quindici minuti. Riattacco e aspetto. Quando richiamo mi risponde proprio lei. È gentile come me la ricordavo, e subito mi sento meschino per aver dubitato della sua buona fede. Mi dice di aver letto la sinossi e di essere interessata al progetto, e si scusa per non avermi contattato prima5. Le invio il romanzo in diretta telefonica, e lei mi conferma di averlo ricevuto, sempre in diretta telefonica (mi assicuro di farglielo avere in tutti i formati possibili: non vogliamo fornire altre scuse, no?). Fatto trenta, faccio trentuno: le chiedo quanto tempo ci metterà per darmi una risposta. Dieci giorni, mi assicura lei, due settimane al massimo.

Sento cori angelici.

Dante in paradiso

Sì Dante, siamo interessati. Le faremo sapere!

Prima d’allora nessuno aveva mai risposto alla domanda. Nello scambio di email, quella in cui chiedevo un termine indicativo risultava essere sempre l’ultima, quella destinata a non ricevere mai uno straccio di replica. Stavolta è diverso: c’è un dialogo vero, l’editor mi sta parlando, e mi risponde. Due settimane. Dieci giorni sono utopia, è un’eventualità che non prendo neanche in considerazione, ma due settimane sono già qualcosa di plausibile: il romanzo non è lunghissimo, poco più di cento pagine A4. Tra me e me penso che posso tranquillamente aspettare anche tre settimane, e mi compiaccio della mia magnanimità.

Passano i giorni. Più di dieci, signore e signori, ma questo già potevate immaginarlo. Passano più di due settimane, più di tre settimane. Passa maggio, arriva giugno. E che ti succede? Incontro la signora Apolloni per strada.

Già. Avevo omesso un piccolo particolare: la casa editrice per la quale lavora la signora Apolloni ha sede nella mia città.

Insomma, la vedo seduta al tavolo di questo bar. È assieme a un’altra donna, e discutono amabilmente. Il mio primo pensiero è: “Ma guarda questa che se ne va al bar invece di leggere il mio romanzo e rispondermi, una buona volta”. Il secondo pensiero è pressoché uguale, e così il terzo. Mi avvicino al tavolino. La signora Apolloni mi vede. Sorride, e nel suo sorriso c’è tutta l’innocenza di questo mondo. È brava in quello che fa, la signora Apolloni. Per un attimo la mia risoluzione vacilla, e non sono più sicuro di aver ragione di dubitare della sua buona fede. Ma poi torno in me.

Saluti, strette di mano. Prima che possa aggiungere qualcosa la Apolloni presenta il sottoscritto all’altra, senza lesinare complimentoni. Viene fuori che sono un giovane scrittore estremamente talentuoso eccetera eccetera. Capite? Me lo dice davanti agli occhi. Parole a vanvera, che non le evitano la domandona. Metto su la mia migliore faccia di bronzo e le chiedo a che punto sia con il romanzo.

Dice di aver già cominciato a leggere. Mente spudoratamente. Mi promette una risposta nel giro di un mese (è un periodo di eventi letterari, e ha mille impegni). Sta ancora mentendo6.

E passa l’estate.

Ho notizie della Apolloni solo il 30 settembre, quando mi scrive quanto segue:

buongiorno mattia, scusi se siamo un po’ in ritardo con le letture: ma a brevissimo le diamo nostre notizie. a presto e grazie della candidatura.

Non mi viene nemmeno usata la cortesia delle maiuscole. Ma pazienza. Argino il fiume di parole che vorrei scrivere e opto per una soluzione stringata:

Grazie dell’aggiornamento, a presto!

Malgrado tutto ho apprezzato la notifica, e quel “a brevissimo” mi ha reso speranzoso. Ora, io non so quanto sia “a brevissimo” nella vostra visione delle cose. Se uno si occupa, che so, di orogenesi, un anno è un periodo brevissimo. Ma io non sono un geologo, e non lo è neanche la signora Apolloni.

Montagne

Montagne. A brevissimo diventeranno una pianura.

Passo due mesi aspettandomi una risposta da un giorno all’altro. Mi abbrutisco. In un’uggiosa giornata di fine novembre mi guardo allo specchio, e non mi riconosco più. Capisco di aver aspettato abbastanza, e scrivo:

Gentile signora Apolloni,

non metto in dubbio che lei abbia molto da fare, so bene quanto la sa professione sia impegnativa. Tuttavia già a maggio mi aveva promesso una risposta nel giro di dieci giorni o due settimane al massimo, e come vede i tempi si sono parecchio dilatati.

Ho abbandonato i soliti scrupoli che mi faccio per contattarla perché ormai sono passati più di sei mesi da quando le ho fatto avere il mio lavoro. A questo punto mi trovo a supporre che lei non possa o voglia leggere il mio romanzo, o che si sia semplicemente dimenticata di averlo.

Non sto mettendo in dubbio la sua buona fede, ma forse sarebbe stato giusto da parte sua dirmi già a maggio che le ci sarebbero voluti sei mesi o più. Da parte mia ho cercato di essere il più corretto possibile astenendomi dal contattare altri editori in questo periodo, ma a questo punto vorrei una risposta.

La prego di credermi se le dico che nessuno si offenderà nel caso lei decidesse di non leggere nemmeno il romanzo. Le chiedo però di essere chiara, in modo da risparmiare a me attese inutili, e a lei ulteriori seccature.

Cordiali saluti

 

Mattia

Inutile aggiungere che non c’è stata risposta.

Imagine

La signora Apolloni, a modo suo, mi ha aperto gli occhi. La sua maleducazione è stata di una gratuità commovente, e ancora mi colpisce la finta cortesia con cui fissava termini che non aveva alcuna intenzione di rispettare. Ho provato a mettermi nei suoi panni, e non ci sono riuscito. Ecco la rivelazione: io, vincolato dalle sciocche regole della buona educazione, non riesco proprio a pensare come loro.

Se mentono con questa facilità, perché non si risparmiano (cito la mia ultima mail) ulteriori seccature e non dicono immediatamente che non hanno tempo di leggere inediti? Qualche esordiente se la prenderà, ma nessuno metterà mano alle bamboline voodoo. Ma soprattutto, perché dire che si è interessati ad un manoscritto quando poi neanche lo si leggerà? Non è meglio stroncare ogni speranza quando si riceve la sinossi? Perché tanto sadismo?

Ho ipotizzato tre spiegazioni.

La prima è che gli editor abbiano ricevuto un’educazione diversa dalla mia, che siano stati abituati sin da piccoli ad arrecare fastidio al prossimo ignorando le norme basilari del rispetto per le altre persone (non mentire, essere puntuali, rispondere quando interrogati), e che ormai agiscano così spinti da nient’altro che dalla compulsione.

La seconda ipotesi è che si tratti di una gara. Molti anni fa un gruppo di editor ha iniziato un gioco sadico, il cui scopo era ridere alle spalle degli autori esordienti dopo averli fatti uscire di senno per la frustrazione. Da semplice modo di scaricare la tensione il gioco è diventato un vero e proprio sport diffuso a livello nazionale nel mondo dell’editoria. Meno un editor è importante, più è motivato a guadagnare punti per salire nella classifica generale.

L’ultima non è davvero una spiegazione, è più una mia fantasia.

Un giorno tornerò a casa e li troverò tutti lì: Ascania Apolloni, Ultimo Servidei, Goffredo Gentilazzi7 e tutti gli altri editor da cui non ho mai avuto risposta. «Sorpresa!» grideranno, e tireranno in aria salve di coriandoli, e mi abbracceranno, e mi diranno che era tutta una simpatica burla, e io piangerò e riderò, e ci vorremo tutti bene. Mi diranno che hanno letto il mio romanzo, e che non possono pubblicare una schifezza del genere, e io sarò felice e li ringrazierò per il loro giudizio sincero e mi metterò a scrivere un romanzo ancora migliore.

E poi le guerre finiranno, e il genere umano vivrà per sempre in pace.

  1. Anni, sigh. []
  2. Come al solito è un nome di fantasia. []
  3. Quella di cui si parla nella seconda puntata di questa rubrica. []
  4. Poco importa che a memoria d’uomo una simile evenienza non si sia mai realizzata, è una questione di principio. []
  5. Io, conquistato dalla sua pacata cortesia, rispondo con uno zerbinesco: «Ma si figuri!». []
  6. Ora lo dico a ragion veduta, ma in quel momento volevo disperatamente crederle. []
  7. Se non li conoscete, andatevi a leggere la seconda puntata de L’eterna lotta tra il Bene e l’Editoria. []
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8 risposte a L’eterna lotta tra il Bene e l’Editoria – 3° puntata

  1. Orrec scrive:

    Splendido=) Mi hai fatto ridere e hai distrutto ogni mia speranza con un articolo solo; bravissimo!

    • Mattia scrive:

      Grazie!
      Ma non abbandonare davvero ogni speranza, da qualche parte là fuori ci sarà pure qualche editor a posto (vero? Vero?). Se ne troverò uno, ve lo farò sapere subito. Certo, sarà la fine della rubrica, ma direi che ne vale la pena.

  2. Alex scrive:

    Commovente e bellissimo. Ora pubblicherò questo articolo sulla mia stampante (di più al momento non posso fare…).

  3. Francesca scrive:

    Molto divertente ed estremamente sconfortante, più delle precedenti battaglie dell’Eterna Lotta: praticamente una rivelazione. Drammatica, ma una rivelazione.
    Sul serio, se in qualche recondito e dimenticato angolo del mio essere ci fosse ancora un barlume di ingenuità tale da farmi credere che ci sia un limite alla maleducazione e al menefreghismo, il comportamento di persone come la “signora” Ascania Apolloni soffocherebbe tale scintilla rapidamente e definitivamente.

    • Mattia scrive:

      Eh, questo è stato forse lo scontro più duro dell’Eterna Lotta, e non ti nascondo che anche per me è stata una rivelazione. Magari non di quelle che ti fulminano; è arrivata pian piano e ora è lì, nella mia lesa emotività di scrittorucolo.
      Del resto, che ci vuoi fare? Almeno per ora, è parte del mestiere!

  4. netalex scrive:

    Typo: “si blocca e arretra di un paso,”

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