Kindle Brioss

Internet è ricco di insidie per l’editoria tradizionale. L’ultimo colpo assestato dal web è il Libretto Rosa di Finzioni, che mira ad organizzare la comunità dei lettori (orrore!) per cambiare il mercato secondo le esigenze di chi legge, e non di chi pubblica o scrive. Ma nemmeno dall’altra parte della barricata se ne stanno con le mani in mano1.

La riunione

«Signore, i rappresentanti dell’editoria sono arrivati. La stanno aspettando in sala riunioni.»
«Hai letto loro l’ordine del giorno?»
«Sì, signore, è tutto pronto.»
Il Segretario della Corporazione dei Romanzieri appoggia la testa allo schienale della poltrona e prende a massaggiarsi le tempie. La mano di Malachia si tende a porgere una tazza fumante su un vassoietto d’argento.
«La sua camomilla, signore.»
La mano del Segretario scatta: la tazza si infrange sul marmo del pavimento, e il vassoio atterra con un rumore di lamiera. Fa un paio di giri prima di fermarsi. Malachia si asciuga la faccia arrossata con un fazzoletto, guaendo per le lievi ustioni.
«Mandami su.» fa il Segretario.
Il gobbo getta via il fazzoletto e apre il primo cassetto della scrivania, facendo apparire un pannello pieno di bottoni luminosi. Tende un indice, ma uno scappellotto lo fa desistere.
«Che fai, scemo? Mi fai salire senza Tonio Kröger? Vallo a prendere.»
Malachia squittisce una scusa e zampetta fuori dallo studio. Un minuto dopo è di ritorno; regge a braccia tese un gatto persiano dallo sguardo vacuo. Una zanna sottile sporge dalla mascella inferiore dell’animale, che si lascia trasportare come un peso morto.
«Ecco a lei, signore.» dice Malachia con voce strozzata, e lo posa in grembo al Segretario, che fa scorrere le dita nel lungo pelo candido.
«Girami e mandami su. Sbrigati.»
Il gobbo fa fare mezzo giro alla poltrona, poi torna alla pulsantiera. Preme un primo bottone, e nel soffitto si apre una voragine scura, proprio sopra il Segretario. Ne preme un secondo, e la poltrona schizza verso l’apertura, spinta da un braccio meccanico.
Con un rantolo d’apprensione, Malachia scatta verso le scale.

 

La poltrona emerge dal pavimento, e il Segretario si trova faccia a faccia con il muro. Senza smettere di accarezzare Tonio Kröger, fa ruotare il sedile fino a fronteggiare l’intera sala riunioni.
Una lampada pende sul tavolo rotondo, così in basso che il cono di luce proiettato sul legno lucido non arriva a illuminare i visi dei presenti. Il Segretario si rivolge alla Delegazione Editori, una dozzina di teste immerse nel buio sopra le rispettive cravatte e scollature.
«Lo dite voi o lo dico io?» chiede, con voce funerea.
Dalla parte opposta del tavolo, due grosse mani incrociano le dita cariche di anelli. Dietro di loro fiammeggia una cravatta arancione. La voce profonda parte da poco più su.
«Siamo nella merda.»
«Non ha perso il dono della sintesi, signor Presidente.» dice il Segretario «Sarà tanto veloce anche a trovare una soluzione?»
«Non la faccia sembrare colpa nostra.»
La mano del Segretario si stringe sulla collottola di Tonio Kröger.
«E chi sarebbe il responsabile, se non voi? Chi dovrebbe occuparsene? Fino ad ora ho rimediato personalmente alle vostre mancanze; adesso si vede dove ci ha portati la vostra incompetenza.»
«Badi a come parla, signor Segretario!» tuona il Presidente «Forse non ha idea delle risorse che abbiamo dovuto investire per far approvare la legge anti Amazon!»
Il Segretario sbatte le mani sul tavolo e scatta in piedi. Tonio Kröger rotola a terra senza un lamento.
«Ottimo lavoro! Mentre eravate chini sul vostro abaco per calcolare le percentuali di sconto succedeva la più grande catastrofe della storia dell’editoria!»
Anche il Presidente si alza e picchia sul tavolo con le palme aperte; gli anelli scavano tacche nel legno, e una pesante fibbia dorata scintilla alla luce del lampadario.
«Avete solo paura di cominciare a lavorare sul serio, ora che i critici non possono più pararvi il culo!»
Le mani del segretario si stringono a pugno, la sua voce si fa calma.
«Forse le sfugge la gravità della situazione, signor Presidente. I lettori hanno cominciato a organizzarsi.»
«Per gli editori è un danno relativo. Siete voi a dipendere da noi, non il contrario. Se vogliamo, possiamo rimpiazzarvi tutti in una settimana, ed è pieno di ghost writer che scriverebbero sotto falso nome per farci conservare la buona pubblicità. Ma voi? Cosa fareste, senza editore?»
Il Segretario si risiede. Si liscia la cravatta, mentre Tonio Kröger si issa nuovamente sulle sue ginocchia.
«Voi, caro Presidente, dipendete dai lettori. E i lettori vi stanno licenziando. Ci vorrà del tempo, ma lo faranno, appena si accorgeranno di quanto Internet vi abbia resi obsoleti. I numeri li ha visti: sempre più autori ricorrono con successo al self-publishing, e qualcuno di loro era persino già stato pubblicato dai vostri colleghi! E poi ci sono gli editori digitali, quelli che vendono gli e-book a meno di dodici euro, a differenza vostra. Non ha colto la portata di questo fenomeno? I lettori vogliono poter decidere cosa leggere, e saranno aiutati dai costi di produzione e distribuzione pressoché nulli. Vogliono poter condividere le proprie opinioni e leggere quelle di altri lettori, e non quelle dei critici che assumiamo noi, e potranno farlo. Attraverso la digitalizzazione dell’editoria saranno loro a plasmare il mercato. La catastrofe è appena cominciata.»
Il Presidente sospira e si lascia cadere sulla poltroncina, che geme.
«Dannati lettori.» ringhia.
«Può ben dirlo.»
In fondo alla sala una porta si apre e si richiude, lasciando sgattaiolare una sagoma scura nella stanza. La figura cammina rasente alle pareti, e si porta accanto alla sedia del Segretario.
«Sei lento, Malachia.»
«Domando perdono, signore.»
«Reggi Tonio Kröger. Non sento più le gambe.»
«Sì, signore.»
Libero dal peso del gatto, il Segretario torna a rivolgersi alla Delegazione.
«Signori, non siamo qui per lamentarci e dichiararci disgustati. Quello è il lavoro dei critici. Noi dobbiamo – voi dovete – mettere un freno a questo disastro. Ci servono soluzioni.»
«Troppo giusto.» dice il Presidente «Non siamo mica stati con le mani in mano, eh. Il mio staff ha fatto brainstorming giorno e notte, e ha tirato fuori tre soluzioni.»
«Sentiamo.» sospira il Segretario.
Una mano ingioiellata del Presidente fa un cenno verso una delle scollature. La donna prende la parola.
«La soluzione più sicura è spegnere l’Internet. Secondo i nostri calcoli, con la scomparsa di Internet riprenderemmo subito il monopolio del settore. Al contrario, più l’Internet resta acceso, più editoria digitale e self-publishing guadagnano terreno.»
«Benissimo, procedete.»
«Purtroppo è sorto un problema.»
«E sarebbe?»
La donna si schiarisce la gola.
«Non… i nostri uomini non sono stati in grado di localizzare il pulsante di spegnimento dell’Internet, signor Segretario. Le ricerche stanno proseguendo anche in questo momento, ma fino ad ora non hanno dato alcun esito. Crediamo possa trovarsi nell’Area 51, ma le autorità statunitensi hanno smentito, e rifiutano di farci accedere.»
«Tentate un’irruzione.»
«Già fatto, signor Segretario. Abbiamo perso otto uomini, finora. Non è comunque da escludere che il centro dell’Internet si trovi altrove, perciò le operazioni di ricerca non sono state interrotte.»
«Una buona proposta, ma inattuabile, per ora.» commenta il Segretario «Abbiamo bisogno di provvedimenti immediati, non di progetti campati in aria. Ne riparleremo quando avrete scoperto come spegnere l’Internet. Che altro?»
Al secondo cenno del Presidente, un membro della delegazione in completo gessato e cravatta blu si torce le mani e comincia a parlare.
«Si potrebbe ipotizzare un intervento legislativo. Abbiamo riscosso una vittoria con la legge Levi; potremmo proseguire in quella direzione.»
«Si spieghi meglio.»
«Sfruttando la nostra rete di conoscenze potremmo far approvare una legge che vieti l’Internet. Le proteste sarebbero minime, perché né noi né le televisioni ne daremmo notizia.»
«Effetti collaterali?»
«Diventeremmo uno stato-canaglia.»
«Niente di davvero serio?»
«Qualcos’altro c’è, signor Segretario. Concedendo una quota di pubblicazioni ai membri del Parlamento potremmo anche far accorciare i tempi della legiferazione. Se posso permettermi, signore, di questi tempi tutti hanno un cugino con un manoscritto nel cassetto. L’unico ostacolo sarebbero gli hacker.»
«Che?»
«Pirati informatici, signore. Se la cavano meglio della polizia postale, e c’è la possibilità che l’Internet, una volta messo al bando, aumenti la sua attrattiva nei confronti delle fasce più giovani della popolazione. È solo una nostra proiezione, ma il contrabbando di e-book potrebbe costituire un pericolo consistente per le nostre vendite, soprattutto se abbinato ad un eventuale boicottaggio del cartaceo da parte delle suddette fasce di popolazione. Tutto ciò porterebbe ad un ulteriore calo del nostro profitto. Ma ripeto, è tutto ipotetico. Intanto potremmo far approvare la legge, ed eventualmente farla abrogare, dichiarando di essere sempre stati contrari.»
«Il rischio è più grande del guadagno, insomma.» dice il Segretario «Presidente, i suoi uomini non sanno inventarsi niente di meglio? Voglio sperare che sappiano almeno fare un mestiere, perché quando andremo tutti a fondo dovranno cercarsi un lavoro vero.»
Le mani del Presidente diventano due pugni scintillanti.
«Il prossimo.» bercia.
«C’è una terza opzione.» dice un uomo in camicia a scacchi e cravatta a pallini «Giocare al loro stesso gioco. Più o meno.»
Tira fuori una ventiquattrore e la appoggia sul tavolo.
«Ultimamente si sta cominciando a parlare di enhanced books, sarebbe a dire e-book provvisti di contenuti diversi dal puro testo. Colonne sonore, video, collegamenti ipertestuali, cose così. Dobbiamo sfruttare quest’occasione per mostrare che anche noi siamo capaci di stare al passo coi tempi, di rinnovarci. Quello che andremo a proporre sarà un prodotto totalmente nuovo, con cui di fatto stabiliremo la nuova frontiera dell’enhanced book.»
Fa scattare le chiusure cromate della valigetta, e la gira verso il centro del tavolo in modo che tutti possano vedere.
«Signore e signori…» annuncia «Ecco a voi il Kindle Brioss.»
Apre la ventiquattrore. Dentro, in una forma di gommapiuma appositamente sagomata, giace un oggetto grigio lungo una spanna. Le mani dell’uomo lo estraggono dall’alloggiamento e lo mettono sotto la luce del lampadario: un’estremità dell’apparecchio culmina in un disco di gomma dalla superficie irregolare e coperta di piccoli fori, mentre dall’altra fuoriesce un lungo cavo.
«Kindle Brioss è perfettamente compatibile con la maggior parte dei tablet e dei lettori e-book a tecnologia e-ink.»
«Sta parlando arabo.» fa il Segretario.
«Chiedo scusa. In altre parole… va con tutti i libri elettronici. Amazon non ci vuole concedere l’utilizzo del nome del prodotto, e anche la Ferrero ha fatto storie, ma si può far approvare una legge apposita in un paio di mesi. Cavalcheremo il boom delle vendite del Kindle, e andremo alla grande.»
«Magari è il caso di spiegare cosa fa, genio.» dice il Presidente.
«Ah, certo. Kindle Brioss è una periferica sensoriale gustativa; in altre parole permette al lettore di sentire il sapore di quello che sta leggendo. La parte in gomma va tenuta in bocca – è ergonomica perché non sia scomoda contro il palato – e rilascia le molecole delle sostanze che compongono i vari sapori, miscelandole a seconda di quello che il lettore sta leggendo. Bisogna cambiare la cartuccia ogni sei ore di lettura, cosa che creerà una domanda costante e ci darà una certa sicurezza sui ricavi nel lungo periodo.»
Il Segretario solleva le mani dal tavolo e prende a massaggiarsi le tempie.
«Ditemi che è uno scherzo.»
«Non ho ancora esposto l’aspetto più importante.» assicura in fretta il membro della delegazione «Le cartucce conterranno una sostanza che stimolerà nei lettori la produzione di dopamina, causando piacere e una moderata dipendenza. Per questo le chiameremo Kindle Bueno.»
Gli avambracci del Segretario interrompono il loro delicato moto rotatorio.
«Una droga?»
«Non ci piace definirla così. Noi la chiamiamo semplicemente Bueno.»
«Una droga. Mi piace. Prosegua, giovanotto.»
«Per riconquistare il mercato ci affideremo proprio agli effetti dei composti chimici contenuti nelle cartucce. I lettori, infatti, riceveranno la loro dose di Bueno solo con i libri che decideremo noi. La moderata dipendenza li orienterà esclusivamente verso quei libri, e quindi potremo tornare a decidere quello che i lettori devono leggere. La concorrenza ne uscirà distrutta. In realtà, secondo i nostri statistici riprenderemo il monopolio nel giro di un anno e mezzo, due anni al massimo. Voi romanzieri non dovrete più preoccuparvi di essere superati da gente che scrive meglio; venderà chi decideremo noi. La consideri una forma di pubblicità 2.0.»
Il Segretario si sfrega le mani.
«Molto convincente.»
«E non è tutto. Stiamo progettando un’intera gamma di prodotti simili, che copriranno le nicchie di mercato non raggiunte dal Kindle Brioss. Ad esempio il Kindle Cereali per chi non ha tempo durante la giornata e legge solo a colazione, o il Kindle Sorpresa per i più piccini. Abbiamo già contattato Günter Euringer per la campagna pubblicitaria tradizionale.»
«Mi parli dei costi. Quanto verrà questo Kindle Brioss?»
«Innanzitutto, signor Segretario, deve considerare che abbiamo appena sviluppato questo prototipo. I costi di produzione scenderanno, e –»
«Quanto costerà?»
«– e poi dopo una prima dose di Bueno la moderata dipendenza indurrà –»
«Mi risponda!»
Il Segretario ha gridato. La sala riunioni tace. L’uomo in cravatta a pallini risponde con voce sottile.
«Secondo le stime attuali, un Kindle Brioss costerà attorno ai novecentocinquanta euro. Un Kindle Bueno tra i settanta e i cento.»
Il silenzio è rotto solo dal ticchettare degli anelli del Presidente, e dai distinti rumori di deglutizione che provengono da un po’ ovunque.
«Andate via. Tutti.»
«Ma… allora? Cosa facciamo?»
«Fate quello che volete, tanto lo fate sempre. Ora sloggiate, non vi voglio più vedere.»
La Delegazione Editoria si alza e lascia la stanza senza una parola. Passa un minuto prima che Malachia si decida a parlare.
«Posso posare Tonio Kröger ora, signore? Ho forti crampi alle braccia.»
«Non azzardarti. Sai che poi gli si accumula la polvere nel pelo. E sta’ un po’ dritto, con quella schiena!»
«Ma signore…»
«Oh, taci. Taci.»

  1. Non conoscete il Segretario e Malachia? Leggetevi questo post. []
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2 risposte a Kindle Brioss

  1. Giovanni scrive:

    Bellissimo racconto. I miei complimenti.

  2. Pingback: #LibrettoRosa - che se ne dice? | Finzioni

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