Lo scrittore della domenica – 1° puntata

Un paio di mesi fa sono stato contattato da Valentina, una dei redattori di SettePerUno. Valentina mi ha chiesto se fossi interessato a pubblicare qualcosa di mio sul loro sito. Avrei forse potuto rispondere di no?

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Per chi ancora non lo conoscesse, SettePerUno è un sito che raccoglie ogni mese i lavori di sette autori (non esclusivamente scrittori). Ad ogni autore viene richiesto di presentare un’opera articolata o articolabile in quattro parti, che verranno pubblicate a cadenza settimanale nell’arco del mese. Questo sistema fa sì che ad ogni autore sia assegnato un giorno settimanale. Io sono lo scrittore della domenica e, a dispetto del sapore dilettantistico dell’espressione, sono felice di esserlo.

Oggi è stata pubblicata la prima parte del racconto (che si intitola All’asciutto), e l’ultima la potrete leggere proprio a Natale. Godetevi questa sorta di avvento narrativo, e quando sarà terminato ricambiate il regalo: mi piacerebbe avere il vostro feedback su quello che avrete letto, e i vostri commenti sono le strenne ideali da presentare alla baracca di Sudare Inchiostro.

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11 risposte a Lo scrittore della domenica – 1° puntata

  1. il Guardiano scrive:

    Letti i primi due capitoli e non mi è piaciuto.
    POV poco profondo e qualche volta saltellante.
    Poco conflitto e gestito male.
    Il primo capitolo in particolare, quello che avrebbe dovuto attrarre l’attenzione del lettore e fargli leggere il resto della storia, non ha svolto il suo compito.
    La faccenda dell’Isola Vagante magari doveva essere trattata già dall’inizio e con più serietà (magari potrebbe essere questo il motivo di conflitto tra la ragazza e il capitano?) invece che solo nelle ultime due righe.
    Gli altri due capitoli non li ho proprio letti.

    • Mattia scrive:

      Il POV non mi sembra saltellante. Ma magari mi sbaglio, mostrami pure i punti incriminati.
      Sulla poca profondità hai ragione, ho cercato di non dare troppo spazio ai pensieri del personaggio e di tenere il POV interno il più esterno possibile. Da quello che scrivi deduco che non appoggi la mia scelta.
      Per quanto riguarda il conflitto e la gestione dell’informazione prendo nota di quello che mi dici. Conta comunque che la faccenda dell’Isola Vagante è trattata all’inizio del racconto (la prima parte). Se l’insieme ti faceva schifo hai fatto benissimo a non leggere terza e quarta parte, ma la faccenda dell’Isola Vagante è esposta molto meglio lì, quando si sviluppa. Visto che il senso del racconto gira attorno all’isola, ho preferito creare un’aspettativa iniziale, senza rivelare tutto subito.
      Grazie per il feedback.

  2. Il guardiano scrive:

    non posso scrivere un messaggio approfondito perché dono dall’iphone.
    Se riesco, quando torno a casa, ti mostro i passaggi.

    Per quanto riguarda l’isola vagante una cosa è infodumpare e un’altra creare aspettativa.
    Sopratutto in un racconto diviso in puntate, già dalle prime righe devi interessare e far capire di cosa si parlerà.
    Comunque ti spiego meglio nel prossimo messaggio cosa intendo.

    • Mattia scrive:

      Quindi l’aspettativa che si crea nella prima parte l’avresti messa direttamente tra le righe iniziali.
      Aspetto il prossimo commento.

  3. il Guardiano scrive:

    Nella prima riga si chiarisce subito il POV: Dora.
    Capitano sorrise, e le fece cenno di avvicinarsi.

    «Hai già un lavoro.» disse, quando la ebbe davanti.

    Se prima il POV era Dora, ora è il Capitano.
    Infatti è il Capitano che sorride, che le fa cenno di avvicinarsi e poi infine le dice che ha già un lavoro quando la ebbe davanti.
    È una sfumatura, ma dà questa sensazione.

    Subito dopo, quando pensa alla saldatura, torna a essere il POV di Dora, almeno così sembra. Fino a quando pensa a Julia:

    Julia era brava, ma non aveva polso.

    Non sembra un pensiero naturale di Dora, a meno che Dora non sia molto sicura di sé e presuntuosa; dà più l’idea che sia il Capitano a fare una valutazione di Dora e la contrappone a Julia.

    Qui invece…

    Il Capitano tornò serio, e si allungò sopra la scrivania fino a metterle una mano sul bicipite nudo. Le grosse dita si le chiusero attorno al braccio.

    …mi dà l’idea di qualcosa di ridicolo (involontario) invece che di autorità.
    Mi viene difficile vedere un Capitano che si sporge sulla scrivania per misurare la circonferenza del braccio. Si dovrebbe proprio coricare sulla scrivania.
    Perché non si deduce da nessuna parte che Dora sia tanto vicina alla scrivania da permettere di allungare un braccio e toccarla, senza coricarsi sulla stessa scrivania. Forse sarebbe meglio far girare il Capitano. (Il continuo chiamare Capitano il capitano è monotono. Anche se tu non vuoi dargli un nome, potresti inventare un bel soprannome che dia l’idea della sua personalità.)

    Torniamo al POV.
    Nel secondo capitolo.

    «Non è giusto!» lo sentirono esclamare
    Qui non è più Dora ma sono Triglia, Dora e Luis.

    Quelli corsero via. Anche Dora s’inoltrò tra i pannelli, ma prese una strada diversa, che la portò al centro del ponte, fino alla bocca nera e spalancata di una botola. La ragazzina scese la scala a pioli, immergendosi nella semioscurità.
    La Sala Dissalazione era buia, ma Dora non accese la luce

    “prese una strada diversa, che la portò al centro del ponte” mi sembra troppo impersonale. Da Narratore Onnisciente.
    Anche quel “una”. Quella è una botola che, si presume, Dora conosca perfettamente. E, visto che il rigo dopo specifichi dove porta, tanto vale farlo prima e dire: la bocca nera e spalancata della botola della Sala Dissalazione. Magari dopo inizi direttamente con un “c’era buio, lì sotto, ma Dora non accese la luce” per dare un filtro tramite Dora e non ripetere “Sala Dissalazione”. Ma qui sono gusti personali.
    Invece quel “ragazzina” è proprio irritante. Oltre a essere un po’ dispregiativo, è totalmente fuori POV. Se non vuoi ripetere il nome proprio, potresti trovare un soprannome o, ancora meglio, omettere proprio il nome. Chi altri potrebbe essere a non accendere la luce, se non Dora? Oltretutto dopo c’è un commento abbastanza in POV (“non era il caso di sprecare energia”).
    Bella frase, perché è in POV e ti fa chiedere: quindi conoscono l’energia elettrica? È rara? È costosa?
    Parli di “novantasei pannelli neri” ma non specifichi a cosa servono. Io penso per l’acqua piovana. Ma il fatto che qui si parla di energia elettrica me lo potrebbe far mettere in dubbio (e accendere una scintilla di curiosità).

    La ragazzina raggiunse quadro di controllo e consultò gli indicatori. Le temperature erano a posto, ma uno dei condensatori non produceva quanto avrebbe dovuto. Dora scosse la testa. Il collettore numero due aveva ricominciato a perdere.

    Sempre la storia de “la ragazzina”. Totalmente fuori POV.

    e impugnò con entrambe le mani il manico metallico

    Qui c’è una allitterazione della “m” che mi fa ingarbugliare la lingua ^_^

    Mentre la ragazzina tirava, il fascio di luce si affievolì fino a spegnersi

    Ragazzina.

    Sbatté la testa sotto il quadro di controllo e vide le stelle.

    Hum… qui non ho capito se volevi una scena un po’ comica o no. Resta il fatto che la frase “vedere le stelle” penso sia abbastanza “dei nostri tempi” e stona.
    Sarebbe concessa (nel senso buono, naturalmente; non c’è nessuno che ti mette in prigione se lo fai ^_^ ) in un racconto ironico.

    Per quanto riguarda l’Isola Vagante.
    Se è il perno di tutto il racconto, è giusto che si dia spazio fin da subito.
    In un libro, normalmente, leggerei molte più pagine prima di dire “no, non mi garba”; ma in un libro ho tutto a disposizione in quel momento e non devo aspettare giorni prima di poter sapere il seguito.

    Qui invece si accenna all’Isola Vagante nelle ultime righe del primo capitolo e solo nelle ultime due righe del secondo.
    Cattura subito l’attenzione, poi dopo prendi una pausa divagando sulla dissalazione e sulla corrente (come dicevo prima: esiste la corrente? come funziona? è una civiltà perduta o è una nuova scoperta?) o che altro.

    Se il tema portante è l’Isola Vagante, mettilo subito sul tavolo.
    Potresti far correre Dora dentro l’ufficio del Capitano e farle gridare “l’hanno vista! L’hanno vista!”, una piccola discussione e poi parlare del trasferimento.

  4. il Guardiano scrive:

    Nell’aggiustare il disastro che avevo combinato, hai tagliato un mio commento tra i due quote.
    Si tratta del pezzo dove parlo di “sentirono“.
    Visto che probabilmente è difficile recuperarlo, lo scrivo qui:
    Se dici “sentirono” al plurale, stai spostando il POV da Dora a Dora, Luis e Teti (?).

  5. Mattia scrive:

    Il POV ovviamente è Dora.

    «Hai già un lavoro.» disse, quando la ebbe davanti.

    Non vedo perché qui il POV dovrebbe essere del Capitano. Solo perché il personaggio POV è Dora allora il soggetto di tutte le frasi deve essere lei? Qui ho presentato un’azione che può benissimo essere vista dall’esterno (da Dora, nella fattispecie), e non richiede che il POV sia interno al Capitano. Idem per il paio di cose che annoti dopo.

    Julia era brava, ma non aveva polso.

    Dici che non sembra un pensiero naturale di Dora. Non vedo perché, visto che, come viene detto più volte (e mostrato nella seconda parte) Dora ha una posizione “di potere” su quelli più piccoli di lei, ed è abituata a coordinare e a controllare il loro lavoro.
    Sulla parte della scrivania hai ragione, era da pensare meglio. Cosa vuoi, il Capitano è pigro e non voleva alzarsi. 🙂
    Hai ragione anche sul “sentirono”, ovviamente. Svista mia.

    Quelli corsero via. Anche Dora s’inoltrò tra i pannelli, ma prese una strada diversa, che la portò al centro del ponte, fino alla bocca nera e spalancata di una botola.

    La frase grassettata è abbastanza impersonale, ma non è da narratore onnisciente: l’azione segue il personaggio POV, e non si sa/vede nulla che il personaggio POV non veda/sappia. Semmai, quindi, si tratta di focalizzazione esterna. Come avevo già scritto, ho cercato di non usare un POV interno troppo profondo. Sul “la” al posto di “una” sono d’accordo con te. Tra l’altro bastava sostituìre quello per dare un valore diverso a tutto il periodo.
    Dici che “ragazzina” è totalmente fuori POV. Devo dedurre che consideri fuori POV ogni occasione in cui per il personaggio POV si usa un nome comune. Non sono d’accordo. Se assumessimo che questo fosse vero non potremmo mai avere personaggi POV di cui non conosciamo il nome proprio. Suggerisci inoltre di usare un soprannome, ma questa soluzione è teoricamente peggio dell’uso del nome comune: se il motivo per cui vogliamo usare solo il nome proprio è che uno non pensa a sé come a “l’uomo”, “la donna”, etc…, allora mi sembra altrettanto improbabile optare per un nomignolo visto che difficilmente qualcuno, quando pensa a sé stesso, lo fa usando due nomi diversi (nome e vero e soprannome). Se poi vogliamo scendere ancora di più nella speculazione teorica potremmo mettere addirittura in dubbio che uno pensi a sé usando un nome. In quest’ottica è chiaro che la scelta di focalizzazione che permette il più alto grado di identificazione con un personaggio è il POV interno sì, ma quello in prima persona, grazie al quale non c’è mai un soggetto nominale da esplicitare (né con nomi propri, né con nomi comuni). La terza persona, proprio per la sua natura semantica, ha sempre un certo grado di distanza (per quanto piccolo, se si vuole) dal personaggio POV.
    L’altro tuo suggerimento è molto migliore: potendo, sarebbe meglio evitare di esplicitare il soggetto. Ma proprio perché siamo in terza persona, non esplicitare il soggetto vuol dire rischiare l’ambiguità grammaticale. Se il soggetto della frase precedente non è il mio personaggio POV, infatti, sottintendere il soggetto vuol dire riferirsi a qualcun altro o qualcos’altro (ovvio). Insomma, fa comodo avere un secondo nome per il personaggio. Anche sotto questo punto di vista, la prima persona è più comoda.
    Altro discorso è il valore connotativo di “ragazzina”, che io non avverto. Ma in questi casi il lettore ha sempre ragione, quindi prendo nota della tua irritazione.
    Sul “vide le stelle” ero indeciso, e ho voluto lasciarlo per provare a usare un linguaggio meno neutro del solito. Esperimento fallito, visto che salta subito all’occhio ed è bruttarello.
    In merito alla gestione dell’informazione ti ringrazio per i consigli, ne terrò conto la prossima volta che scriverò un racconto breve. Non sono abituato a pensare così in piccolo, e visto che il racconto è stato diviso in puntate le dimensioni sono davvero ridotte.
    Grazie mille di esserti preso la briga di commentare così dettagliatamente!

  6. il Guardiano scrive:

    Non vedo perché qui il POV dovrebbe essere del Capitano. Solo perché il personaggio POV è Dora allora il soggetto di tutte le frasi deve essere lei?

    No, assolutamente… non credo sia possibile scrivere un romanzo dove il personaggio principale è il soggetto di tutte le frasi ^_^

    Dal mio punto di vista, quello spostare la focalizzazione da Dora-che-entra a il Capitano-che-ce-l’ha-davanti è un po’ destabilizzante (per l’immedesimazione o, in un romanzo, per l’empatia). In un racconto, soprattutto così breve, penso sia necessario calcolare l’effetto di ogni parola proprio perché se ne devono usare poche. Stessa cosa per le mie annotazioni di poco dopo.
    Il continuo usare di “le”, in quel contesto, dà l’idea che la telecamera si sia spostata dalla spalla di Dora alla spalla del Capitano.

    Cerco di spiegarmi meglio.
    Dora entra e noi siamo con Dora. Il fatto stesso che il primo nome che incontriamo è suo mi dà l’idea di una stabilità di POV.

    «Hai già un lavoro.» disse, quando la ebbe davanti.

    Il problema, qui, non è il Capitano che esegue un’azione. Il problema è che il Capitano parla e poi si specifica che Dora è davanti a lui.
    Se la telecamera fosse salda su Dora, allora prima Dora si avvicina e poi il capitano parla. E l’uso di altri “le” conferma questa sensazione.

    È comunque quello che “ho provato” quando l’ho letto. Non quello che è giusto ^_^

    Dici che non sembra un pensiero naturale di Dora. Non vedo perché, visto che, come viene detto più volte (e mostrato nella seconda parte) Dora ha una posizione “di potere” su quelli più piccoli di lei, ed è abituata a coordinare e a controllare il loro lavoro.

    Dora l’abbiamo appena conosciuta. Non sappiamo cosa effettivamente fa.
    Si parla di un generico “lavoro per bambini”… non di un lavoro fatto “da bambini”. Un lavoro per bambini potrebbe essere inteso (e io l’ho inteso così) in senso figurato: qualcosa di semplice. Troppo semplice, visto che ci si lamenta pure.
    Solo dopo viene mostrato che ha un certo carisma sui bambini.
    Di conseguenza, mi sono detto: o è il pensiero del Capitano – che dà una valutazione su Dora, rendendosi conto di quanto sia indispensabile… al contrario di Julia – o è di Dora – che quindi risulta un tantino presuntuosa. Una cosa è sentirsi indispensabile… una cosa è paragonarsi a Julia, una nome Random cui noi non associamo né una faccia né un comportamento o una qualità. Se Julia l’avessimo conosciuta, questo pensiero sarebbe stato un po’ più naturale.

    La frase grassettata è abbastanza impersonale, ma non è da narratore onnisciente: l’azione segue il personaggio POV, e non si sa/vede nulla che il personaggio POV non veda/sappia. Semmai, quindi, si tratta di focalizzazione esterna. Come avevo già scritto, ho cercato di non usare un POV interno troppo profondo. Sul “la” al posto di “una” sono d’accordo con te. Tra l’altro bastava sostituìre quello per dare un valore diverso a tutto il periodo.

    La frase incriminata (Quelli corsero via. Anche Dora s’inoltrò tra i pannelli, ma prese una strada diversa, che la portò al centro del ponte, fino alla bocca nera e spalancata di una botola.) è impersonale. L’azione, come hai detto giustamente, segue il POV e non si “sa/vede nulla che il personaggio POV non veda/sappia”.
    La sensazione del Narratore Onnisciente deriva proprio da quel “una” di poco dopo. A quel punto, Dora dovrebbe conoscere la botola. E la sensazione viene rafforzata quando si legge un impersonale “ragazzina”.

    Dici che “ragazzina” è totalmente fuori POV. Devo dedurre che consideri fuori POV ogni occasione in cui per il personaggio POV si usa un nome comune. Non sono d’accordo. Se assumessimo che questo fosse vero non potremmo mai avere personaggi POV di cui non conosciamo il nome proprio. Suggerisci inoltre di usare un soprannome, ma questa soluzione è teoricamente peggio dell’uso del nome comune: se il motivo per cui vogliamo usare solo il nome proprio è che uno non pensa a sé come a “l’uomo”, “la donna”, etc…, allora mi sembra altrettanto improbabile optare per un nomignolo visto che difficilmente qualcuno, quando pensa a sé stesso, lo fa usando due nomi diversi (nome e vero e soprannome)[…].

    Hai totalmente ragione quando dici che nessuno definisce se stesso, se non in particolarissimi momenti o in ancora più particolari personalità, col proprio nome proprio o, peggio, col proprio soprannome.
    Però bisogna considerare quello che è generalmente accettato.
    Per me che leggo un romanzo in terza persona trovo del tutto normale leggere il nome del protagonista e non faccio nessuna smorfia. È una prassi tanto comune da essere accettata da tutti, credo. Di conseguenza, la mia attenzione non viene alterata.
    Se invece si usa “ragazzina” o un nome comune come “uomo” o “donna”, il discorso cambia.
    Prima di tutto, come dicevamo prima, nessuno si autodefinisce “ragazzina”.
    Seconda cosa, sempre in base all’esperienza di lettura di cui parlavo poc’anzi, quando leggo il termine ragazzina riferito alla protagonista che poco fa era POV stabile, mi aspetto che sia qualcun altro a definirla in quel modo.
    Allora o “ragazzina” esce dalla bocca/pensiero di un altro personaggio (che magari ora è POV) o dal Narratore Onnisciente. Almeno è questo quel che mi aspetto. Il non rispettare questi canoni (almeno per me) dà una sensazione di straniamento; soprattutto quando, da qualche altra parte nello stesso romanzo/racconto, ci siamo trovati di fronte ai pensieri del personaggio (e quindi molto vicini a lui).

    Per quanto riguarda l’omettere il nome del POV, non lo trovo un problema se si costruisce la frase in un buon modo.
    Certo, non si può fare sempre; ma nella maggior parte dei casi il lettore dà per scontato che le azioni con soggetto omesso siano azioni del POV.

    «Da solo non ce la faccio.» disse il bambino.
    Dora si accosciò con un sospiro, portando il viso all’altezza del suo.
    «Ma certo che no. Dove sono quei due?»
    «Giocano a nascondino.»
    Dora si raddrizzò. C’erano novantasei pannelli, e di sicuro le due pesti non erano sotto lo stesso. Non era il caso di andare a infilarsi tra i supporti girevoli per scovarli. Dora mise le mani a coppa attorno alla bocca.
    «Il primo che arriva qui vince!» gridò.
    Ci fu uno scalpiccìo, e Teti si materializzò accanto a Luis. Sorrise, tormentandosi il ciuffo all’estremità della lunga treccia nera. Triglia fece capolino dai pannelli installati sul castello di prua.
    «Non è giusto!» lo sentirono esclamare. La voce del bambino giunse loro a malapena, spazzata via dal vento. Qualche attimo dopo, Dora ebbe tutti e tre i bambini a rapporto di fronte a sé.

    Nel primo caso, ad esempio, credo che “Dora” debba essere specificato.
    Nel secondo potrebbe nascere una ambiguità (se si legge solo questa frase, ma nello scorrere della storia non credo ci siano problemi), nel terzo caso invece penso non ci sia nessuna possibilità di fraintendere il soggetto: è solo e soltanto uno.

  7. Mattia scrive:

    L’uso di altri “le”

    Che, tradotto, significa “le frasi in cui Dora non è soggetto”. Giustamente tu specifichi la sensazione che hai ricavato dalla lettura, ma vorrei cercare di portare il ragionamento su un piano più tecnico. Ciò che crea la sensazione di cui parli, a mio avviso, è un fatto strettamente grammaticale, ossia che Dora ricopra posizione di Oggetto Diretto

    disse, quando la ebbe davanti

    o di Oggetto Indiretto (in altre parole complemento di termine, ossia tutti i casi in cui troviamo il famigerato “le”). Avanzo allora un’ipotesi: la frequenza con cui il personaggio POV è soggetto influisce sulla percezione del POV. Meno il protagonista ricopre il ruolo di soggetto, più si avverte uno scollamento a livello di POV. È plausibile?
    Dire “una botola” non è da narratore onnisciente, bensì da POV esterno, come è stato nella frase precedente. Un narratore onnisciente avrebbe potuto scrivere una cosa di questo tipo:

    […] fino alla bocca nera e spalancata della botola in fondo alla quale, nascosto nel buio, Asso sedeva, in attesa.

    Non confondiamo POV esterno e POV onnisciente. Detto questo, ero già d’accordo con te sul sostituire il determinativo all’indeterminativo.

    Se invece si usa “ragazzina” o un nome comune come “uomo” o “donna”, il discorso cambia.

    Come dicevo, il problema sta nel significato connotativo di “ragazzina”, che evidentemente io non avverto tanto quanto te. Io non percepisco tutto questo valore dispregiativo (altrimenti non avrei usato quel termine), ma prendo atto che a qualcuno possa far storcere il naso.
    Nel brano che hai riportato per l’omissione del nome proprio, io lascerei tutti quelli che hai messo in grassetto. A rileggere ora, però, toglierei l’unico che ti sei dimenticato di segnare.

    Dora mise le mani a coppa attorno alla bocca.

    L’ultimo lo lascerei, perché è vero che non c’è ambiguità semantica, ma è passato un bel po’ da quando Dora è stata esplicitata per l’ultima volta. Inoltre credo che l’ambiguità grammaticale sia da evitare in ogni caso, anche quando il significato sarebbe ovvio. Il motivo è proprio che l’ambiguità semantica è soggettiva (entro certi limiti, ovviamente), mentre eliminando totalmente quella grammaticale siamo sicuri che chiunque stia leggendo non dovrà interrompersi per chiedersi quale sia il soggetto.

  8. il Guardiano scrive:

    Avanzo allora un’ipotesi: la frequenza con cui il personaggio POV è soggetto influisce sulla percezione del POV. Meno il protagonista ricopre il ruolo di soggetto, più si avverte uno scollamento a livello di POV. È plausibile?

    Non so, a livello istintivo ti direi di si.
    A livello pratico, te lo posso dire tra qualche tempo.
    Ora sto leggendo un libro in prima persona e non posso verificare, quando ne inizio uno in terza persona ti farò sapere ^_^

    Sul Narratore Onnisciente, beh… se il POV dice che nella botola c’è Asso allora è sicuramente un N.O.. Se non lo specifica, non è necessariamente un non-N.O..
    Potrebbe essere un N.O. che sceglie di non darci determinate informazioni.

    Per POV esterno intendo un POV che non sta nella testa ma magari sulla spalla. Una vicinanza che ci impedisce di sapere i pensieri del POV ma che, per “osmosi”, sa quel che sa il personaggio. Chiamare la botola “una botola” mi dà l’idea di un Narratore Onnisciente limitato. 🙂
    Ma penso che qui sia una questione di termini. Ovviamente, inteso come intendi tu un POV esterno, beh, hai ragione.

    Sui nomi… boh… io preferisco quando vengono esplicitati solo se necessario; praticamente quando si rischia che la frase sia incomprensibile.
    Eliminare il nome dà una idea di vicinanza al POV.

    Per il resto… bel blog ^_^

  9. Mattia scrive:

    Potrebbe essere un N.O. che sceglie di non darci determinate informazioni.

    Anche un POV interno potrebbe in realtà essere un N.O. che ci fornisce solo alcune informazioni. A pensarci, sento salire una certa paranoia. 🙂
    Il POV esterno non sa nulla di quello che succede nella testa dei personaggi, per cui quello che descrivi tu mi sa più da POV interno ma non troppo profondo, o da un misto POV interno/POV esterno.
    Per i nomi devi avere pazienza, sono un fan della grammatica, ma non altrettanto della semantica. È vero però che eliminare il nome aumenta l’interiorità del POV (tanto per ritornare a quello che si diceva poco fa, sul pensare a se stessi con un qualche termine: non usarne nessuno è sicuramente la versione più vicina alla realtà).
    Grazie della discussione e del parere; parlare di queste cose è molto educativo.

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