Natale a San Guinario

Il Direttore salì sul palco e si piazzò nel cono di luce proiettato dietro il piccolo pulpito. Nascosto dalle pieghe del cappuccio, si prese il tempo di scrutare la platea silenziosa. Le testoline degli studenti del primo anno, disposte in file ordinate, erano tutte rivolte verso di lui.

Quasi tutte. Il professor Malicius si staccò dal fondo della sala e assestò uno scappellotto allo studente distratto, richiamandolo all’ordine.

Il Direttore cominciò.

«Alcuni tra voi non hanno ben chiaro lo spirito che muove la nostra Accademia. Altrimenti non avremmo ricevuto telefonate di protesta da quasi tutti i vostri genitori, e non saremmo qui in questo momento.»

Allungò le mani verso gli angoli del pulpito, e poggiò le palme sui crani dei gargoyle che ne adornavano i bordi.

«Voglio sperare che non siate stati voi a lamentarvi per primi con le vostre famiglie quando avete saputo che non sareste tornati a casa per Natale. Nondimeno, siete responsabili di non aver impedito questa seccatura. San Guinario è un’Accademia del Male. Il concetto di festa è differente, qui. Le feste altrui sono i nostri contesti lavorativi più proficui, e le nostre vacanze cadono solo quando i Buoni sono già oppressi dal Destino, o dai nostri colleghi.»

Sospirò.

«Queste nozioni erano da considerarsi prerequisiti al momento della vostra ammissione, ma avete dimostrato di avere grosse lacune. È per questo che ho deciso, assieme al corpo docenti, di raddoppiare i compiti assegnati per il periodo natalizio.»

Un mormorio di scontento agitò le testoline. La professoressa Bondaggi fece tornare il silenzio con uno schiocco del suo frustino.

«Troverete le liste complete nelle rispettive aule.» continuò il Direttore «Ma prima che andiate…»

S’interruppe. Qualcosa era passato tra due delle ordinate file di studenti. Era stato poco più di un guizzo colorato, ma il Direttore non aveva dubbi.

«Professor Malicius.» disse, allungando un indice ossuto «Mi porti quello studente.»

Malicius scivolò tra i ragazzini, silenzioso come sempre. Afferrò per le spalle quello che gli era stato indicato e lo sospinse fuori dallo schieramento, fino al palco. Lo studente salì da solo i gradini, pallido, e raggiunse il pulpito.

«Come ti chiami?»

«Romelli Sandro, signor Direttore.»

Il Direttore roteò gli occhi. Non aveva mai trovato ragazzi così lenti ad acquisire le basi.

«Alias?»

«Capitan Misfatto.»

«Un nome impegnativo. Vuoi mostrare ai tuoi compagni cos’hai ricevuto, Capitan Misfatto?» chiese il Direttore, mellifluo.

Il ragazzino scosse la testa.

«Avanti.» insistette il Direttore.

Capitan Misfatto estrasse dalla tasca una mano tremante. Nella mano scintillava un pacchetto avvolto in lucida carta rossa.

«Ma bene! Un regalo. Capitan Misfatto ha ricevuto un regalo. A Natale.». Il Direttore scosse la testa. Si sentiva stanco, molto stanco. «Ne deduco che le mie parole di poco fa siano rimaste inascoltate.»

Lasciò che il terrore sedimentasse nella sala. Capitan Misfatto, al suo fianco, sudava copiosamente.

«Ora il mittente del regalo ammetterà la propria colpa. Non sarà perdonato, altrimenti daremmo un cattivo esempio. È Natale, e anche noi educatori dobbiamo fare del nostro peggio. Faremo comunque in modo che la sua punizione sia costruttiva, e segni un passo importante nella sua formazione di Cattivo. Malicius, cosa consiglia?»

«Omicidio di entrambi i genitori.» disse il professore. La sua voce era poco più che un sussurro, ma si distingueva chiaramente nel silenzio di tomba.

«Un classico. Ma meglio lasciar stare chi paga la retta.» considerò il Direttore «No, il colpevole sarà sottoposto a una settimana di Indicibili Torture. Follia e sfregi sono alla base di molte carriere di successo, per cui vedete bene che agiamo nel totale interesse dello studente.»

Nessuno fiatò. Le dita del Direttore si strinsero sui gargoyles.

«Se il colpevole non si farà avanti, Capitan Misfatto verrà espulso.»

Il Direttore sorrise della propria astuzia. A uno studente del secondo o terzo anno la minaccia non avrebbe fatto alcun effetto, ma le matricole non avevano ancora frequentato Egoismo I. Se il colpevole era stato così generoso da fare un regalo a un compagno, allora sarebbe stato abbastanza eroico da farsi avanti.

E infatti un ragazzino si mosse. Lasciò il suo posto tra i compagni, raggiunse il palco e si piazzò accanto al sempre più cereo Capitan Misfatto.

«Sono stato io, signor Direttore.» ammise, con voce argentina.

Il Direttore squadrò il viso roseo del ragazzino, i grandi occhi azzurri dalle lunghe ciglia, il nasino all’insù. E si rivolse a Capitan Misfatto.

«Apri il regalo.»

Con dita incerte, lo studente obbedì. Il nastro verde, sciolto, cadde sulle assi del palco, presto raggiunto dalla carta rossa. Nella mano di Capitan Misfatto ora stava un pasticcino al cioccolato, con una ciliegina rossa in cima.

Il Direttore parlò alla platea.

«Che serva da esempio per tutti voi. Noi Cattivi dobbiamo sempre fare causa comune, senza mai dimenticare che in fondo combattiamo tutti per lo stesso scopo: portare la sciagura alle forze del Bene. Il buon Cattivo è malvagio con i buoni, buono con i malvagi. Le mie minacce non hanno distolto il vostro compagno dal fare la cosa giusta: si è assunto la responsabilità delle proprie azioni per salvare un amico in pericolo.»

Dalla platea provenne un mormorio sollevato. Dalle profondità del cappuccio, il Direttore rivolse un sorriso invisibile a Capitan Misfatto.

«Mangia il tuo regalo. Il tuo amico ha lottato perché tu lo avessi.»

Capitan Misfatto annuì entusiasta e in due morsi esaurì il pasticcino. Lo masticò brevemente, e lo inghiottì. Cadde a terra.

«Come vedete» disse il Direttore alla platea «tra voi c’è qualcuno che ha studiato. E ora avanti, fate un bell’applauso al vostro compagno. Se l’è meritato.»

Gli studenti cominciarono a battere le mani con diversi gradi di entusiasmo, mentre le convulsioni di Capitan Misfatto si intensificavano.

«Il tuo nome?» chiese il Direttore allo studente rimasto in piedi.

«Striknino, signor Direttore. Al secolo Filippo Giglioli.»

«Ottimo lavoro, Striknino.»

Il ragazzo gli rivolse un sorriso mieloso.

«Mi sono solo portato avanti con i compiti, signore.»

Pasticcino al cioccolato

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7 risposte a Natale a San Guinario

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  2. estuan scrive:

    Wow! Adoro i cattivi, eheh

  3. Orrec scrive:

    Il più bel racconto di Natale che abbia letto xD

  4. Mattia scrive:

    Grazie! Di certo non il più edificante. 🙂

  5. il Guardiano scrive:

    Ahahahahah
    Carina ^_^

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