La nobile (ducale) arte dell’editing

Due giorni fa il Duca di Baionette ha ufficializzato l’apertura di Agenziaduca.it, un sito che mira a fornire consulenze editoriali a editori e autori. In altre parole, editing.

Il web è pieno di agenzie letterarie che offrono servizi di editing. Ma bisogna sempre andarci con i piedi di piombo: a ben cercare, si trovano testimonianze di casi in cui lo scrittore si è visto recapitare una valutazione di qualche riga, o restituire il proprio manoscritto con due correzioni messe in croce, giusto per far vedere che “sì, è stato letto, ma era già perfetto così”.

Chiunque conosca Baionette Librarie credo abbia poco da dubitare sulla serietà di Sua Duchezza quando si tratta di libri1. Ma se siete proprio malpensanti e vedete lo spettro della fregatura dietro ad ogni angolo, vi do una buona ragione per non temere il raggiro. In genere, un’agenzia letteraria online che vuole giocare sporco non ci perde più di tanto a lavorare male. Spesso chi segnala una fregatura subita non fa nomi, anche perché non c’è modo di provare che nessuno ha lavorato sul manoscritto, e il raggirato vuole evitare querele per calunnie e amenità varie. Insomma, l’agenzia truffaldina vivacchia nel proprio semianonimato e nell’anonimato dei propri editor.

Il Duca invece è conosciuto in quella parte della rete che si occupa di libri. Non gli converrebbe fregare uno sprovveduto per qualche centinaio di euro: il fatto avrebbe risonanza immediata e il danno, anche in termini economici, sarebbe molto maggiore del guadagno. Al contrario, migliore sarà il servizio, migliori saranno i feedback degli autori editati, che faranno pubblicità ai propri editor. Il tutto nello spirito che anima il progetto: suum cuique tribuere, dare a ciascuno ciò che gli spetta.

Vi invito a leggere le pagine del sito, credo bastino quelle per convincersi della serietà del progetto.

Il logo di Agenziaduca.it

Lo stemma araldico di Agenziaduca.it

Ma veniamo al sodo. Rivolgendovi all’Agenzia del Duca:

  • Potrete sapere nel dettaglio cosa si intende per editing. Nel sito sono enumerati i diversi servizi offerti, e di ciascun servizio viene esposto il significato. Quasi tutte le agenzie letterarie offrono questo tipo di spiegazione nel loro sito, ma non sempre è così esauriente.
  • Potrete sapere chi vi fa l’editing e sapere che sarà sempre quella persona a seguirvi. Chiaramente non si tratta di conoscere la persona in quanto tale, ma la figura professionale che curerà il tuo testo.
    Ottima l’idea di rendere disponibili i profili dei diversi editor2, in modo che ciascun autore possa selezionare quello più adatto alla propria opera.
  • Potrete conoscere le posizioni dell’Agenzia in materia di scrittura. In questo modo saprete quali sono le linee guida delle modifiche che verranno proposte e potrete decidere se le condividete o meno. Non ha senso farsi editare un libro se si ritiene che le correzioni siano effettuate su basi teoriche sbagliate; l’Agenzia ha la correttezza di mettere subito in chiaro la direzione del lavoro che verrà svolto.
    Se siete frequentatori abituali di Gamberi Fantasy e Baionette Librarie conoscerete già il tipo di narrativa preso come modello dall’Agenzia, altrimenti vi basterà navigare un po’ nei suddetti blog, e potrete trovare tonnellate di titoli da leggere per farvi un’idea. Se poi volete proprio vedere come scrive Gamberetta (che già da un po’ offre servizi di editing) vi basta scaricare gratuitamente il suo Assault fairies. Insomma, più trasparenti di così!

Trovo che l’ultimo punto sia particolarmente importante. È quel genere di novità che non dovrebbe essere una novità.

Stando a quanto si può vedere ora, il progetto sembra valido. Rimane da vedere se le attuali condizioni del mercato permetteranno all’Agenzia di lavorare. In altre parole, di sicuro l’Agenzia avrà una buona visibilità in rete, ma ci saranno clienti? Gli scrittori sono squattrinati per eccellenza.

Ah no, aspettate. Non è più così. Oggi buona parte degli autori in circolazione ha pubblicato un libro pagando, per cui le risorse non mancano. Ma non me lo vedo il Duca a ciclostilare manoscritti per danaro, perciò la fetta di mercato è tutta da conquistare.

Buona fortuna, Duca!

  1. E conigli. []
  2. Per ora ce n’è solo uno, ma immagino che in futuro l’intenzione sia quella di averne di più. È menzionata la collaborazione di Gamberetta, anche se il suo profilo non è ancora presente. []
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6 risposte a La nobile (ducale) arte dell’editing

  1. Facendo una rapida stima in base al tipo di pubblico a cui mi rivolgo, scrittori disposti a investire per migliorare la propria abilità, piuttosto che interessati alla sola pubblicazione in sé, e dato che per gli autopubblicati (intendendo i veri appassionati che investono su di sé) il mercato eBook italiano è ancora piccolo in modo ridicolo, ho valutato che se venderò un singolo editing sopra i 1000 euro in tutto il 2012 potrò ritenermi soddisfatto. Il resto saranno valutazioni sottopagate (rispetto alla fatica per farle) e mini-editing di racconti.

    Nel 2013-2014 forse il mercato sarà cambiato abbastanza da rendere necessario agli autori l’editing per sistemare romanzi di qualità inadeguata ed evitare così danni di immagine (l’autore mette a rischio il proprio “marchio” proprio come un editore che pubblica schifezze).

    Nel 2015 spero che il settore sia a regime e che la qualità venga premiata abbastanza da far avvicinare all’editing anche quegli autori che ragionano in termini di investimento sul singolo libro, come fanno ora gli editori (sbagliando), invece che di miglioramento professionale (addestramento) da reinvestire nei decenni successivi spalmandolo su molte opere.

    • Mattia scrive:

      Grazie del commento, è interessante conoscere le tue aspettative.
      Speriamo davvero che bastino 3-4 anni perché la qualità venga premiata (e lo schifo punito, in termini economici). Mi viene da chiedermi: questo processo positivo riguarderà solo il digitale o si diffonderà al cartaceo (in tempi ragionevoli)? Le case editrici si adegueranno al modello virtuoso o continueranno a investire sulla pubblicità anziché sulla cura del testo? In altre parole, vedremo mai un testo Mondadori curato dal Duca? Il mercato ebook italiano sarà mai abbastanza grande da permettere un effettivo ritorno economico da un investimento in termini qualitativi?
      All’ultima domanda hai già risposto, più o meno.
      Mi piacerebbe leggere un eventuale approfondimento su Baionette Librarie, anche e soprattutto in riferimento alla neonata Agenzia. Sempre che fare previsioni di questo tipo abbia senso, e che ti vada di condividerle.

  2. Le case editrici si adegueranno al modello virtuoso o continueranno a investire sulla pubblicità anziché sulla cura del testo?

    Secondo me le grandi case editrici, quelle che possono quindi puntare in un modo o nell’altro a “spingere” prodotti, non miglioreranno.

    Il primo motivo è che non vogliono farlo. E non gli interessa farlo. Come già faceva notare mezzo secolo fa l’autore di fantascienza e critico Damon Knight, gli editori non vogliono un pubblico educato ed istruito, capace di discernere i prodotti di qualità da quelli schifosi. Non lo vogliono perché è un pubblico esigente. Vogliono un pubblico più affidabile, più prevedibile, il tipo di pubblico che legge POCO e lo fa in base alla moda del momento e che non è in grado, perché ha pochissime letture alle spalle, di distinguere “attivamente” un testo bruttino da uno bello.
    Al massimo distinguerà i testi oscenamente brutti, ma pure qui gli editori stanno tirando sempre più la corda per vedere quanto può essere orrendo un testo prima che il pubblico se ne lamenti… un’editoria che lavora ragionando sul minimo termine, non sulla qualità. Vomitevole.

    Un pubblico privo di capacità critica e di gusti individuali sviluppati tramite moltissime letture (che appunto non ha fatto) è un pubblico ideale per l’editore-bandito perché il suo comportamento è prevedibile (nei limiti del possibile) da esperti di marketing che non sanno NULLA di narrativa. Non essendo la qualità della scrittura o l’originalità delle opere rilevante per valutare la vendibilità di un prodotto alla moda che va solo spinto in bocca ai lettori con articoli sui giornali, pile di libri nei negozi ecc… gli addetti al marketing possono fare il loro lavoro senza problemi (se dovessero servire competenze da Editor per farlo, non potrebbero lavorare!).

    Gli editori non vogliono un pubblico esigente, perché un pubblico esigente li costringerebbe a dover lavorare molto di più e con molte meno certezze di successo. Tutta fatica, nessun vantaggio. Un pubblico esigente li giudicherebbe, sarebbe come andare a fare l’idraulico malfattore in casa di un altro idraulico che lo smaschera e poi lo denuncia. Meglio fare l’idraulico che si inventa i guasti per incassare 500 euro in casa di uno sprovveduto, no?

    Dopo 50 anni possiamo notare che le cose sono andate sempre di più in quella direzione schifosa che Damon Knight aveva denunciato. Nessuna novità in quest’ambito.

    Finché vi saranno negozi, fisici o digitali, in cui il grande editore potrà comprare un posto in “vetrina” e quel posto sarà fondamentale per vendere bene, questo meccanismo perverso continuerà a funzionare.
    L’intera esperienza di acquisto online va ripensata, in modo simile alla direzione che sta prendendo UltimaBooks (di cui però non mi piace come appaiono i libri nelle ricerche, preferirei vederli tutti in sequenza su più pagine…) o che ha preso Smashwords, per essere interamente basata sulla ricerca tramite keywords da parte dei lettori, per educarli e abituarli a cercare in base all’argomento di interesse (e nel caso anche ai generi e sottogeneri) senza farsi imboccare con le ultime uscite e i libri dei personaggi famosi. Imparare a leggere in base agli argomenti che interessano DAVVERO, non in base alle novità editoriali.

    Esempio: Steampunk + Marte + “Fantascienza Militare”
    La prima e la terza key rimandano sia a Tag dell’eBook che a categorie di genere/sottogenere, mentre la seconda riguarda solo i Tag caratteristici legati al contenuto.
    Senza privilegiare certe opere rispetto ad altre “perché sì”. Niente vetrine con “compra l’ultimo bestseller di XY”.

    L’ideale sarebbe evocare in ordine casuale i risultati delle ricerche, dando poi l’opzione al cliente di ordinarle per data di pubblicazione, dalla più vecchia oppure dalla più giovane, utile per scoprire le novità (perché prima “random”? perché se fosse di base per data allora certi furbetti continuerebbero ogni mese a togliere e rimettere le opere, giustificando la cosa con una nuova versione corretta, per risalire in cima!)
    Le classifiche di vendita fanno più male che bene. Sono semplicemente le vecchie vetrine e i vecchi scaffali fisici, in quanto i posti sono limitati, trasposti ne digitale.

    Tornando al discorso iniziale, c’è un secondo motivo per cui gli editori attuali non cambieranno.
    È perché non possono, neanche volendolo.
    Se gli editori ormai sono economisti a cui dei libri non frega nulla (e magari vengono pure dal mondo dei supermercati come formazioni) e i loro editor sono una manica di inetti, CHI dovrebbe avere le competenze per selezionare altri editor?
    Se non si è in grado di fare l’editor allora non si può nemmeno valutare il lavoro dell’altro editor perché non si sa cosa aspettarsi e come giudicarlo. L’editore e i suoi editor incompetenti non sanno come preparare un esame di valutazione, dando un testo di un certo tipo (ovvero con errori tecnici oggettivi, ma possibilmente del tipo che favorisca più soluzioni diverse da suggerire per vedere quanto si spreme il cervello l’editor, non semplici pezzi da cancellare con un segno rosso) e dando indicazioni specifiche su come lo si vuole analizzato (ovvero: Narrativa oppure Literary Fiction).
    È un problema simile a quello che rende quasi impossibile per loro valutare i manoscritti per cui, presi dallo sconforto (e dalla mole di testi arrivati), nemmeno ci provano più e pubblicano l’amico del fratello del giornalista che dopo ti deve una recensione sul giornale o altri scambi di amicizie.
    O, facendo nomi, la fidanzata e l’amico di gioventù di Pierdomenico Baccalario: Elena P. Melodia e Marco Menozzi, che hanno pubblicato porcate indegne offensive per la loro dignità (se ne hanno) e per quella di Baccalario (che ne ha, ma sembra che non gliene freghi nulla).

    Un tempo noi italiani ci rivolgevamo al mercato americano, perché da loro una certa tradizione di Editing c’era e, considerando anche la massa maggiore di autori, i titoli belli o almeno decenti si trovavano. Beh, ci sono pessime notizie: quella tradizione sta morendo.
    Come mai? Semplice. Il mestiere di editor, che non ha lauree o qualifiche col “pezzo di carta” ma solo l’abilità dimostrata e dimostrabile, era tradizionalmente considerato nel mondo anglosassone un mestiere da gentiluomini fatto più per l’Onore che l’editore doveva difendere pubblicando buoni testi che non per motivi di utilità dell’editor al fine delle vendite. Che la spazzatura vendesse benissimo lo hanno sempre saputo, solo che un tempo gli editori erano persone rispettabili con un senso dell’onore, mentre ora sono consigli amministrativi che se potessero vendere eroina invece di libri lo farebbero ben volentieri (d’altronde i grandi editori non si vergognano di tenere magazzini zeppi di libri da macerare senza farli macerare, inclusi libri scolastici obsoleti di 20 anni fa, per avere grossi stock che tengano alto il loro valore in borsa… soliti ragionamenti da economista truffatore, libri senza valore, da macero, tenuti immobili e spacciati per stock che valgono qualcosa).
    Quando si toglie la “faccia” del singolo Editore che si sente uomo di cultura e si mette al suo posto un anonimo gruppo di economisti riuniti attorno a un tavolo, scompare in fretta qualsiasi parvenza di senso dell’onore, come è ovvio.
    E le cose andarono bene fino agli anni ’70-’80.

    Poi a partire dagli anni ’90, ma le avvisaglie c’erano già state negli anni ’80 con le prime lamentele del degrado qualitativo delle pubblicazioni, gli editori iniziarono a esternalizzare il lavoro di editing.
    Ah-ah. In pratica i loro vecchi editor, competenti e qualificati, vennero cacciati o se ne andarono da soli, perché talvolta più conveniente, e si misero in proprio. Per un po’ di anni il problema non fu grave, in fondo loro erano sempre lì a lavorare (seppure sempre peggio per colpa dell’editoria sempre più frenetica e demenziale: un testo “brutto” commissionato a un autore noto per seguire una certa moda difficilmente diventerà più che “bruttino” nonostante tutto l’impegno dell’editor nel poco tempo per il lavoro concesso dall’editore).
    Ora però pesa sempre di più il problema del cambio generazionale: un tempo gli editor esperti educavano i loro successori e i futuri colleghi dentro la casa editrice… ora che sono esterni non educano più nessuno.

    Il tutto poco prima che arrivassero gli eBook: bisogna essere fessi a ridurre il proprio ruolo di Editore a mero stampatore e imbottitore di librerie proprio quando la carta e le librerie fisiche stanno per diventare non più essenziali. Ma lo hanno fatto. E ora frignano (almeno un po’). Cavoli loro.

    La formazione del personale, che trasforma un giovane apprendista ingenuo in un editor esperto, non avviene più… a meno che un editor non la faccia da solo, in anni di studio. Ma se poi nella casa editrice non hai un editor esperto, come fai a capire a chi affidarti? Appunto. Magari ci sono tanti editor qualificati, ma tutti fuori dalle case editrici, senza un lavoro, e finiranno per trovarne un altro e dire addio all’editoria. Questo è il mondo che è stato creato APPOSTA dagli editori, visto che avendo agito conoscendo le conseguenze allora hanno SCELTO le conseguenze.
    Se non le volevano, non dovevano scegliere. Ma se uno agisce contro la propria volontà cambiamo argomento dall’editoria alla psichiatria…

    Tra pochi anni (10, 20?) potrebbe non esserci più una cultura dell’editing. Se non cambierà qualcosa, se il mercato degli eBook non diventerà qualcosa di diverso dalla becera trasposizione nel digitale dell’editoria cartacea e dei suoi meccanismi demenziali, ci troveremo con editori ben intenzionati che non sapranno come trovare il personale qualificato che vogliono. Se l’eBook non porterà grandi modifiche al modo in cui il pubblico sceglie cosa leggere (o perlomeno la nicchia dei forti lettori), rischiamo che il “romanzo”, prodotto culturale piuttosto recente, attraversi un’epoca buia di degrado, un vero medioevo in senso negativo, o si estingua.
    Il processo come detto è in corso.
    E se ne parla da mezzo secolo. Ecco cosa diceva Damon Knight:

    Ribadisco, questo libro non sarebbe così male se si togliesse la space-opera; ma Signet [l’editore] sembra pensare che invece proprio la space-opera renda il volume degno di essere comprato: titolo, copertina e blurb supportano questa convinzione.
    Quello che temo è che Signet abbia ragione. Questo genere di idiozia senza senso potrebbe essere ben adatta per il livello mentale di un lettore per il quale “spazio”, “pianeti”, o “galassie” sono parole senza un significato preciso, che semplicemente comunicano un vago senso di “là fuori”. Se è così – se esiste un vasto pubblico di lettori di fantascienza poco sofisticati (e poco educati in materia) pronto a essere imboccato – allora possiamo aspettarci un fiorire di autori come Vernon… in mezzo ai quali, tra un vent’anni, potrebbe emergere una piccola schiera di scrittori di fantascienza decenti, che si domanderanno perché le loro opere non vendono.
    Che incubo! Grazie al cielo non ci ho creduto neanche per un momento!

    Traduzione in italiano presa da qui, dove si può leggere anche il brano originale:
    http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/

    “una piccola schiera di scrittori di fantascienza decenti, che si domanderanno perché le loro opere non vendono.”
    Già… questo hanno creato gli editori con le loro pratiche truffaldine basate su standard sempre più bassi (Unika, Amon ecc… ) e sul becero inseguimento delle mode, fregandosene della qualità delle opere. Una mentalità da piccoli banditi, tutta puntata al breve termine e al guadagno immediato (spesso nemmeno presente, visto l’eccesso di schifo prodotto), prima che la moda sparisca, che sul lungo termine sta assassinando la narrativa. E noi stiamo vivendo nel lungo termine di pratiche iniziate mezzo secolo fa e copiate senza rimorso anche dai nostri editori. Bello schifo, eh?
    Bisogna fermare il meccanismo di distruzione della Narrativa avviato decenni fa, prima che sia troppo tardi.

    In altre parole, vedremo mai un testo Mondadori curato dal Duca?

    Con le attuali prospettive NO, più facile che il mare diventi di sangue o che piovano asini dal cielo, perché se anche qualche interno alla Mondadori o alla Minuscolodinicchia Editore mi conoscesse, difficilmente saprebbe capire come valutare i miei articoli su AgenziaDuca.it. Non lo saprebbe perché, anche se dovesse essere laureato in lettere (cosa che comunque non è necessaria), difficilmente avrebbe studiato narratologia o avrebbe letto il testo di Booth o altri affini. I contenuti delle librerie ne sono le prove. Non saprebbe distinguere tra i miei articoli e gli sproloqui di un barbone imbottito di LSD. Anzi, è più facile che preferisca i secondi perché i miei articoli, facendo pesare la posizione sulla scrittura che c’è all’estero, lo offenderebbero facendolo sentire uno che fa un mestiere che non ha le competenze per fare.

    Mi sto danneggiando da solo perché sono onesto (e quindi intransigente sulla difesa dei diritti dei lettori): preferisco riuscire a venire individuato più facilmente da qualche scrittore inedito che sta studiando durante la scrittura per la Narrativa, e che quindi può capire i miei articoli, piuttosto che risultare simpatico a qualche editor incompetente di cui mi vergognerei di essere collega.
    Se poi per miracolo dovesse leggermi qualche editor competente… naaaa, va bene che Mondadori stampa gli Urania, ma la fantascienza è meglio lasciarla nei romanzi. ^_^

    All’editoria futura e a come immagino debba diventare se si vuole sfruttare davvero l’eBook, che non è mai stato lo scopo ma è solo il mezzo necessario alla “rivoluzione digitale” (cambio di mentalità) che è ancora distante, dedicherò appena possibile un articolo.

    Commento lunghissimo. Mi scuso per eventuali refusi.

  3. Mattia scrive:

    Ottima panoramica, e tutt’altro che edificante! Grazie per esserti preso il tempo di scriverla.
    Le dinamiche che muovono l’editoria normale mi erano già piuttosto chiare, ma ripeterle non fa mai male, anche per chi magari ne sente parlare per la prima volta.
    Ho trovato molto interessanti le nuove modalità di ricerca e la possibilità di presentazione dei titoli secondo una sequenza random.

    […] ricerca tramite keywords da parte dei lettori, per educarli e abituarli a cercare in base all’argomento di interesse (e nel caso anche ai generi e sottogeneri) senza farsi imboccare con le ultime uscite e i libri dei personaggi famosi.

    La crescita della consapevolezza del lettore (e la fine del suo trattamento da oca da foie gras) di sicuro passerà anche attraverso il suo maggiore coinvolgimento nella ricerca. Un ruolo più attivo porterà ad un raffinamento del gusto personale anche solo per avere qualche idea in merito ai titoli da leggere. Insomma, vuoi un libro? Devi sapere quale! Che detto così sembra una stupidaggine, ma non lo è.

    Non lo saprebbe perché, anche se dovesse essere laureato in lettere (cosa che comunque non è necessaria)

    In base alle mie esperienze direi che la laurea in lettere non solo non crea competenze narrative (o di valutazione della narrativa), ma nella maggior parte dei casi porta l’aspirante autore/editor alla Literary Fiction più autoreferenziale. Quando avrò voglia di innescare un bel flame come si deve scriverò un post su questo argomento.
    Nel frattempo aspetto l’articolo sulla rivoluzione digitale.

  4. chiara moltoni scrive:

    Ciao,
    sono capitata sul tuo blog passando dalla finestra di altri blog. Mi piace il giardino di parole in cui sono atterrata. Sono rimasta colpita – più che altro – dall’ironia, dalla precisione, dal suono e dal colore che sbocciano in ogni tuo passaggio.

    Lo scrivere è per me ragione di vita. Attraverso la scrittura sono guarita dall’indigestione delle mie giornate. I risultati? Qualcuno cartaceo – cazzate, questo è il termine più calzante – e i più importanti invisibili ai più.
    Per questo il tuo blog mi è piaciuto… perchè, come dire, è capace di nutrire senza appesantire con inutili calorie.
    Io non ho pezzi di carta che facciano sorridere orgogliosi i parenti. Sono un’attempata autodidatta e, a dire il vero, ho cominciato a camminare sulla tastiera piuttosto tardi. Però, come mi piace pensare: questa sensazione costante di non essere mai all’altezza mi ha sempre aiutata – e spero continuerà a farlo – spronandomi a migliorare, e migliorare, e migliorare per quanto mi sia possibile. Perchè non ho le basi scolastiche per superare i miei limiti – ma nemmeno capacità mnemoniche, sigh… – ma non m’importa. Determinante, per me, è solo poter dedicare la maggior parte della mia giornata alla lettura e alla scrittura.

    Mi è piaciuto molto questo post. Non sono capace di commentare il perchè. Dico solo che ho sempre scelto le mie letture in base a un mio credo interiore e, tutte le volte che ho abboccato ad un’altisonante novità – sto leggendo “1Q84” di Murakami (magari sbaglio, ma sono scioccata. Pensavo che la Einaudi pubblicasse solo cose diverse), dopo aver letto “Vecchi a mezzanotte” di Potok (il “Maestri di tropi”, anche se di letteratura capisco poco, mi è sembrato un racconto superbo) -, in qualche modo sono rimasta delusa e allibita.
    Ecco, questo è il concetto.

    Quindi trovo encomiabili la tua professionalità nell’affrontare la scrittura e l’impegno del Duca nel dedicarsi a una forma di editing determinante. Vorrei fargli gli auguri. Magari da un giorno potrò avvalermi del suo editing se mai deciderò di scrivere qualcosa di steampunk – ho grossissime difficoltà a organizzare la struttura di scritti oltre le 100 cartelle e il punto di vista della narrazione continua a lasciarmi gli occhi neri – che pugni che sgancia!

    Intanto, mi ha fatto davvero piacere scoprire qualcuno come te, che tratta ancora le parole con rispetto, e non nego di nutrire una sorta di sana invidia. Sei giovane e – non mi piace la parola promettente, mi sembra un palazzo con subdole fondamenta di responsabilità – bravissimo a trasmettere qualcosa.
    Il tuo modo di scrivere, e l’obiettivo della tua telecamera interiore, focalizzano qualcosa che mi piace osservare.
    Quindi verrò a sbirciare spesso sul tuo prato verde e luminoso e, tutte le volte che scoprirò un quadrifoglio, se me lo permetti, mi fermerò a rccoglierlo.

    Scusa per l’intrusione.
    Buona giornata
    Chiara

    • Mattia scrive:

      Chiara, mi fai troppi complimenti!

      è capace di nutrire senza appesantire con inutili calorie.

      In senso figurato, un buon narratore riesce a fare proprio questo. Ma un conto è scrivere un post, un conto misurarsi con testi più ampi. Con pazienza, speriamo di arrivare a “togliere il grasso” anche ai romanzi!

      Perché non ho le basi scolastiche per superare i miei limiti

      A scuola si possono acquisire competenze linguistiche e culturali, ma difficilmente quelle che permettono di scrivere buona narrativa.
      1Q84 è stato al centro di una campagna pubblicitaria che lo ha incensato come caso letterario forse addirittura prima della sua uscita nelle librerie. I pareri che sto raccogliendo sono discordanti; credo che alla fine lo leggerò per capire se si tratta davvero di un libro epocale o se invece – più probabilmente – ci troviamo di fronte a un’operazione di marketing.
      Grazie della visita!

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