Pezzi da otto (bit)

Troll John Silver salì i gradini che portavano al patibolo. Il capitano Roger, davanti a lui, fischiettava una canzone; Terrence, alle sue spalle, piagnucolava. Quando furono tutti saliti sulla pedana, le guardie che li scortavano li fecero fermare.

John fece un quarto di giro e si trovò a fronteggiare il cappio, che ondeggiava pigramente sopra la botola. Oltre, una marea di teste e sguardi. Sguardi curiosi, ebeti, compiaciuti.

Un frullio d’ali fece sollevare l’unica pupilla di Troll John. Un pappagallo si era appollaiato di fronte a lui sulla traversa della forca, proprio dove era annodata la corda.

«Pezzi da otto.» gracchiò.

«Unicode.» lo salutò John «Temevo non venissi.»

«Bit.» replicò il pennuto.

Le guardie incalzarono i prigionieri, sospingendoli fin sopra le botole, e il boia passò a sistemare i cappi attorno al collo dei tre. Roger smise di fischiettare. Poi una tromba strillò un arpeggio, e nella piazza scese il silenzio. Nuovi passi risuonarono sui gradini di legno e sul patibolo, e una voce familiare sussurrò nell’orecchio di John.

Jolly Roger«Sei pronto, Silver?»

«E lei, Ammiraglio?»

L’Ammiraglio rise di cuore e passò accanto a John. Andò a piazzarsi accanto alla forca, sul bordo della piattaforma, e venne presto raggiunto da una figura togata e da altri tre uomini. John riconobbe il giudice che aveva presieduto al suo processo, accompagnato dal suo segretario. Gli altri due, una copia di damerini incipriati, non li aveva mai visti.

Il segretario del giudice si fece avanti, piazzandosi di fronte alla folla. Spiegò il foglio che teneva in mano e declamò.

«Davanti a voi sono tre uomini, giudicati colpevoli di fronte a Dio e al Re per mezzo di un giusto processo. Possa la loro sciagura tramutarsi in lezione per quanti la vedono e odono.»

La folla rumoreggiò mentre il segretario si faceva da parte, lasciando che la gente osservasse per bene i condannati. Sollevò ancora il foglio.

«Terrence Rivers, detto Torrent.» lesse «Sei stato giudicato colpevole del reato di pirateria. La pena prevista per tale colpa è la morte.»

Terrence si lasciò sfuggire un singhiozzo; la sua faccia lercia era una maschera d’angoscia.

«Jonathan Silver, detto Troll John. Sei stato giudicato colpevole dei reati di pirateria e di istigazione alla pirateria. La pena prevista per tali colpe è la morte.»

Troll John sfoderò il suo sorriso più smagliante.

«Capitano Roger Upploader. Sei stato giudicato colpevole dei reati di pirateria, istigazione alla pirateria e illegittima distribuzione di proprietà appartenenti alla Compagnia delle Internet Occidentali. La pena –»

«Ciò è falso.» disse Roger, abbastanza forte perché il segretario s’interrompesse. «Quel tesoro apparteneva ai morti.» continuò, rivolto verso la folla «La Compagnia delle Internet ruba i tesori dei morti e li tiene per sé. Noi li distribuiamo, affinché vivano di vita nuova.»

Uno dei due damerini stava dando di gomito all’ammiraglio, l’altro era paonazzo di rabbia. Troll John rise, e il suo pomo d’Adamo accarezzò due volte il cappio.

Ad un cenno dell’ammiraglio, una guardia colpì le costole del capitano con il calcio del fucile. Roger tossì. Il damerino paonazzo passò davanti a Torrent e a Troll John, e gli si parò davanti.

«La Compagnia fa gli interessi della brava gente.»

La voce di Roger un rantolo, ma John la sentì ugualmente. «La Compagnia fa i propri interessi, e propri soltanto.»

Il calcio del fucile lo raggiunse ancora, questa volta alle reni. Dopo aver sferrato il colpo, la guardia sostenne il capitano affinché non cadesse. La gente mormorava; qualcuno si scambiava cenni d’assenso.

Il damerino si rivolse alla piazza. «Noi ci assumiamo tutti i rischi; a chi altri dovrebbero andare i guadagni? Le ricchezze sono di chi ne permette l’esistenza; così nel Vecchio, così nel Nuovo Mondo.»

«Nuovo mondo, nuove regole.» esclamò Troll John. Chiuse l’occhio, aspettando il colpo, ma lo riaprì quando sentì la voce del giudice tuonare: «Basta così! È un atto pubblico, non un evento pubblicitario!»

Il damerino si fece da parte, in un balenio di alamari. Una zaffata di profumo misto a sudore giunse alle narici di Troll John.

«… e la pena prevista per tali colpe è la morte.» concluse in tutta fretta il segretario «Ma il nostro Governatore sostiene che l’uomo reo, se spinto da sincera contrizione, possa abbandonare la propria natura malvagia. Ha quindi deliberato che, se i condannati rinnegheranno i loro trascorsi e la loro condotta pronunciando l’abiura ufficiale in presenza di un magistrato e di almeno un testimone, ebbene essi avranno salva la vita e saranno liberi di vivere come uomini onesti per il resto dei loro giorni.»

CappioTroll John si godette le espressioni sulle facce della folla. Molte erano contrariate.

«Terrence Rivers,» cantilenò il segretario «vuoi tu rinunciare alla pirateria e vivere da uomo onesto per il resto dei tuoi giorni?»

«Sì! Sì, lo voglio!»

Troll John si girò verso il compagno, disgustato, ma quello evitò il suo sguardo.

«Sei pronto a pronunciare l’abiura?» chiese il segretario.

«Sì! Per carità di Dio, sì!» frignò Terrence.

«Dunque ripeti con me: non ruberesti mai un’auto.»

«Non ruberesti mai un’auto.»

Terrence sbatté le palpebre un paio di volte, disorientato. Troll John non lo biasimava, neanche lui sapeva cosa fosse un’auto. Ma aveva passato abbastanza tempo con gente colta per capire che si trattava di latino; doveva essere il solito gergo da magistrato.

«Ebbene?» insistette il segretario, scrutando Terrence da sopra il bordo del foglio.

«N-non ruberesti mai un’auto.» si affrettò a ripetere.

«Cane! Traditore!» gridò Roger, ma venne messo a tacere nuovamente, e il segretario continuò, imperterrito.

«Non ruberesti mai una borsa.»

«Non ruberesti mai una borsa!»

«Non ruberesti mai un televisore.»

Questa volta, anche di fronte a quella parola che di sicuro non aveva mai sentito, Terrence non tentennò.

«Non ruberesti mai un film.» disse il segretario, e il marinaio dietro. Troll John si chiese chi accidenti avesse scritto quell’abiura. Di certo nessun uomo sano di mente avrebbe tentato di rubare quelle cose, non senza sapere cosa fossero.

«Scaricare da Internet e-book piratati è come rubare.»

«Falso!» urlò Roger. Due guardie gli furono subito addosso, tempestandolo di colpi.

«Imbavagliatelo.» ordinò l’ammiraglio, e i soldati eseguirono.

Ara golabluTerrence ripeté. Roger gemette, e Troll John seppe che non era per il dolore delle percosse.

«Rubare è contro la legge.»

«Rubare è contro la legge.»

«La pirateria è un reato.»

Lo sguardo di Terrence incrociò per un istante quello di John.

«La pirateria…»

Non fece in tempo a finire. Le campane del porto avevano preso a suonare all’impazzata, e la piazza era tutta un tumulto. Ci volle poco prima che dalla baia risuonassero le prime cannonate.

Una guardia arrivò trafelata, fendendo la folla. Arrivò ai piedi del patibolo e scattò sull’attenti di fronte all’ammiraglio.

«Pirati, signore. In forze. Sembrano diretti verso il porto.»

Troll John guardò il mare. Ecco un galeone, e assieme al galeone una nave più piccola, forse uno sloop.  Socchiuse l’occhio, cercando di distinguere meglio la velatura. Rise.

«È la Pier To Pier!» annunciò al pesto capitano, trionfante «E c’è anche la Seamule! Domani a quest’ora staremo festeggiando su Tortuga.nu!»

«Non ne sarei così sicuro.» intervenne l’ammiraglio «Boia, la leva!»

«No! No!» implorò Terrence «La pirateria è un –»

Le botole si aprirono. Cadendo, Troll John cercò lo sguardo dell’ammiraglio. Lo trovò. Sogghignò.

La corda non oppose resistenza attorno al suo collo, e John si trovò sotto la pedana del patibolo. Pochi piedi più in là, Terrence era disteso, e fissava il cielo con sguardo inebetito. Dall’altra parte, il capitano Roger si contorceva, tossendo nel bavaglio e cercando di portare davanti al corpo le mani legate dietro la schiena. John non si diede la pena di fare altrettanto. Cercò invece con lo sguardo, e trovò subito: una spada piantata in terra. Vi strisciò accanto e strofinò contro il filo della lama i legacci che gli stringevano i polsi; quelli cedettero subito. Impugnò la spada, e corse a liberare il capitano.

Una guardia si affacciò sulla botola, il fucile spianato. «Qualche problema, soldato?» chiese Troll John, e la trafisse; l’uomo cadde in avanti, piombando nella botola.

«John! John!» supplicò Terrence, ma venne ignorato.

John e Roger sgusciarono fuori da sotto il patibolo, passando tra i pali che sorreggevano la piattaforma. Nella piazza regnava il caos; i due pirati si mischiarono alla folla e fuggirono, prendendo la strada che portava verso il mare.

«Meno male che Jim si è ricordato della spada, ieri notte.» disse Roger mentre correvano «Ma come facevi ad essere sicuro che le corde non avrebbero retto?»

Troll John non ebbe il tempo di rispondere.

«Pezzi da otto bit!»

Unicode volava sopra di loro.

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Una risposta a Pezzi da otto (bit)

  1. Diam scrive:

    X°D Geniale

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