L’eterna lotta tra il Bene e l’Editoria – 4° puntata

L’eterna lotta è una brutta roba, tutti gli esordienti lo sanno. Ma di tanto in tanto capita qualcosa di diverso dalla solita caccia all’editor.

E allora perché non farsi un giro su Wikiquote e fare i fighi con una citazione colta prima di iniziare il post?

L’uomo saggio impara molte cose dai suoi nemici.

Aristofane, Gli uccelli, v.375

Rifiuti

Nel 2008, dopo il Premio Campiello Giovani, sono stato contattato da un editor che voleva sapere se avessi scritto qualcos’altro oltre al racconto per il concorso. Come al solito gli assegnerò un nome falso; chiamiamolo quindi Mario Merlin.

Tutto contento, gli inviai il mio primo romanzo. La sua risposta mi arrivò in tempi davvero ragionevoli – ora non ricordo esattamente, ma di sicuro in meno di sei mesi –, e come potete immaginare era un rifiuto.

Lì per lì mi dispiacque, neanche a dirlo. Ma come ho già scritto in passato, il mio primo lavoro era molto brutto. Brutto quanto? Tipo così:

Sloth Goonies

"Mi pubblichi, papà?"

Incassato il rifiuto mi misi di nuovo all’opera, e vari mesi dopo partorii un’altra ceratura. Meglio della prima, ma ancora niente di che.

Quella volta Mario non volle nemmeno leggere il romanzo, e mi scrisse, dopo aver letto la sinossi, che l’idea non era originale, o che comunque alla sua casa editrice non interessava. Rimasi spiazzato, perché credevo di aver scritto qualcosa di più pubblicabile rispetto al primo lavoro.

Sapete come sono gli scrittori, si affezionano anche alle cose più illeggibili, se sono opera loro. Così ero (sono?) anch’io, e per un po’ di tempo mi dissi che non ero stato compreso, e che dalla sinossi di un romanzo non si possono trarre conclusioni così definitive.

Oggi, con un po’ più di pratica e studio alle spalle, sono felice di quei rifiuti. Scripta manent, e a posteriori posso dire che è stato molto, molto meglio così. Il primo romanzo era davvero ad un livello di scrittura troppo basso, e il secondo era banale (e non che brillasse per stile, eh!). Quindi meglio che entrambi sprofondino nell’oblio di una cassettiera o che tutt’al più rimangano impressi nelle menti entusiaste di zie e nonne.

Di recente ho mandato a Mario il mio ultimo lavoro, di cui non voglio anticiparvi nulla. Ho ricevuto un altro rifiuto, questa volta per giustificatissime ragioni di linea editoriale. Conoscendo la casa editrice per cui Mario lavora (e il tipo di libro che ho scritto) immaginavo di avere poche speranze, ma ho voluto proporre il romanzo comunque. Dopo le altre esperienze in campo editoriale so apprezzare un rifiuto ben motivato, ancora meglio se i tempi di risposta sono brevissimi.

Rifiuti

Autori esordienti vagano tra i rifiuti

Pedagogia autoriale

Eh già, questa volta niente livore! So che siete delusi. E quel che è peggio è che stavolta ho pure imparato una lezione, che altruisticamente condivido con voi. Pronti? E allora via con la moralona!

È vero che ci sono gli autori raccomandati, che le case editrici non pubblicano solo roba di qualità, eccetera eccetera; ho sviscerato a dovere questi temi nelle altre puntate della rubrica e in altri post. In mezzo a tutto questo, però, c’è in giro anche gente come Mario, che i dattiloscritti li legge per davvero (almeno credo) e/o che ha il coraggio di rifiutare subito quando si rende conto che il libro sarà brutto, invece di tirarla per le lunghe e latitare fino allo sfinimento dell’autore stalker.

E allora, prima di meditare vendetta contro il sistema, non può far male mettersi un attimo in discussione e chiedersi se i rifiuti non siano giustificati. Ma questo ovviamente riguarda me, so che voi scrivete già da dio!

È fisiologico che un autore alle prime armi abbia delle lacune. Di certo c’è qualcuno che prima di mettersi a scrivere si è studiato tutti i manuali di questo mondo, ha fatto un sacco di esercizi e ha riflettuto a lungo su questioni tematiche e tecniche, ma la maggior parte degli aspiranti scrittori, me compreso, ha cominciato semplicemente buttando giù una storia, e poi continuando per quella china fino ad avere tra le mani un romanzo. La peculiarità della scrittura rispetto ad altre attività artistiche e artigianali è che raramente chi comincia a dedicarvisi lo fa con metodo sin da subito. Al contrario, è ben più frequente che lo scrittore alle prime armi, decidendo a posteriori di documentarsi, scopra un mondo di cui non sospettava l’esistenza.

Ma prima di quella scoperta siamo come bambini. E come per tutti i bambini, qualche bel “no” ogni tanto non può che far bene.

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2 risposte a L’eterna lotta tra il Bene e l’Editoria – 4° puntata

  1. estuan scrive:

    Io ho frequentato saltuariamente sia redattori (di medie e piccole case editrici), sia aspiranti esordienti.
    Come scrivi tu, è vero che ci sono i raccomandati, è vero che ci sono i best seller studiati a tavolino, ma è anche vero che nessuno fa l’editor per diventare ricco: generalmente sono persone che sinceramente, davvero, con tutta l’anima vorrebbero aiutare a realizzare dei bei libri! poi alcuni con gli anni diventano stufi e arroganti. Ma questo succede in tutte le professioni, mi sembra.

    • Mattia scrive:

      Anche per questo mi è sembrato doveroso scrivere questa puntata dell’Eterna lotta. È relativamente facile gridare all’ingiustizia, che si abbia ragione o meno, mentre è un po’ più difficile accettare il fatto che il proprio romanzo non sia tutto ‘sto granché. Il lavoro di editor seri e che amano il proprio lavoro rende questa medicina più facile da inghiottire, e può aiutare l’autore a crescere.
      Poi immagino che ci sia una buona fetta di scrittori, esordienti ma non solo, che è sicura di aver già raggiunto il top della maestria e che per questo pianta agli editor delle grane gigantesche. E allora non dico che scusi quelli che ti trattano come una fastidiosa incombenza da rimandare e/o evitare, ma in un piccolo angolo del tuo subconscio li capisci.

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