Gravidanza e ruminazione: una passeggiata metaforica

Quando si parla della produzione di un’opera letteraria, sia questa in prosa o in poesia, si ricorre spesso alla metafora della gravidanza. In genere si fa riferimento solo alla fase di gestazione, ma si può schematizzare l’intera trafila:

  • Corteggiamento e copula. C’è l’idea di scrivere, ma non si sa ancora bene cosa. Si ha in mente il tema generale, magari un paio di personaggi e colpi di scena. Di solito non è chiaro con che cosa si abbia a che fare, e spesso si sottovalutano o si ignorano gli ostacoli futuri. Quando l’idea è arrivata a maturazione, la si può mettere in atto: si comincia la stesura. È in genere un momento molto entusiasmante1.
  • Gestazione. La parte più lunga, il delicato procedimento durante il quale la creatura si sviluppa in tutte le sue parti. Bisogna accertarsi che tutte le membra siano ben formate, che funzionino e interagiscano a dovere.
  • Parto e vita del pargolo. L’opera è finita e si separa dal suo autore per avere se sarà fortunata, vita propria. Manderemo questo nostro figliolo alla scuola pubblica (editoria) o, se non è troppo sveglio, privata (editoria a pagamento). Qualcuno lo farà persino stare a casa a studiare con il precettore (self-publishing). Lo scopo, comunque, è che conosca gente, o meglio, che la gente conosca lui e magari, attraverso i suoi successi, anche noi. Pane per i denti dello psicanalista, insomma.

È chiaro che il grosso del lavoro è costituito dalla gestazione, la fase che più di tutte richiede impegno, tempo e costanza. Ma un grande impegno in fase gestatoria è sufficiente per produrre una creatura sana?

Nei progetti di romanzo che ho intrapreso e portato a termine la gestazione è stata centrale. Più o meno lunga, variamente faticosa, non è questo il punto. Il punto è che nella mia testa il lavoro era principalmente quello, ed ero così ansioso di cominciarlo che trascuravo un altro aspetto importante: la pianificazione.

Non la saltavo a piè pari: mi documentavo sui dovuti argomenti, facevo qualche bozzetto dei personaggi, cose così. Però l’intreccio non era mai definito dettagliatamente fin dall’inizio, e questo portava a delle imperfezioni o a dei piccoli problemi di coerenza che, benché aggiustati in corso d’opera, rendevano l’intera creatura traballante. Si trattava di questioni da risolvere a monte: rimediarvi durante la gestazione non era sufficiente, e raddrizzare tutto una volta finito di scrivere è stata un’esperienza infernale e di scarso successo.

Un occhio poco esperto o non troppo esigente probabilmente non avrebbe notato le imperfezioni di cui parlo, ma uno scrittore dev’essere una madre, se non esigente, almeno un po’ obiettiva. Perciò, alla luce di queste dolorose considerazioni, dopo il mio ultimo2 parto mi sono ripromesso di curare ancora più approfonditamente la fase di pianificazione. Prima di iniziare a scrivere, s’intende. È chiaro che non si può mai sapere esattamente fin dall’inizio cosa succederà in fase di stesura. Le modifiche ci saranno sempre, ma partire preparati è importante: invece di creare frettolosamente qualcosa che mancava, si migliorerà quello che già c’era.

Ho da poco finito una fase di pianificazione che, vi assicuro, per il tempo richiesto e per la mole di documentazione autoprodotta (appunti, profili, bozze, schemi) è equiparabile ad una piccola fase gestatoria. Ho cominciato la stesura vera e propria, che a questo punto equivarrebbe ad una specie di seconda gestazione.

Ma due gravidanze sono troppe per un solo parto. La metafora non calza più.

Più vacche, meno puerpere

L’autore è una mucca al pascolo. I ciuffi d’erba sono le idee: ancora grezze, ma fresche e invitanti. Entusiasta, l’autore china il capo e ne stacca un bel ciuffo. Le fa proprie, deglutendole e conservandole nel rumine. Prima di cominciare la scrittura, ossia la digestione vera e propria, l’autore prepara per benino il bolo di idee, rigurgitandolo e dandogli un’altra bella masticata. A questo punto termina la pianificazione.

Comincia quindi la stesura/digestione. Grazie all’azione che avviene all’interno del rumine (batteri e protozoi solubilizzano la cellulosa, traducendo testo narrativo le idee precedentemente organizzate) la mucca può trarre il massimo di energia dal cibo assunto, e l’autore il massimo dell’efficacia dalla sua trama.

L’intestino è la fase di revisione ed editing: lì si separa il prodotto valido, l’energia, da quelle parti di testo che appesantiscono l’opera, e che la mucca espelle in abbondanza sul prato.

Stomaco dei ruminanti

I quattro stomaci garantiscono una prosa di alta qualità.

Che dite della nuova metafora? Io la trovo molto poetica, soprattutto perché il risultato del processo creativo non è un bambino su cui proiettiamo le nostre ambizioni, bensì energia raffinata, estratta chimicamente dalla pianta più comune.

Forse la nuova metafora può essere utile, e andare oltre la sua funzione estetica, acquisendone una etica: già m’immagino la favola, corredata di morale. S’intitolerebbe La mucca e la puerpera , e il finale farebbe più o meno così:

Ed ecco spiegata la vittoria della mucca: affinché un romanzo venga bene, dobbiamo farlo somigliare di più a pura energia e meno al frutto di un nostro desiderio o della nostra vanità.

Oppure così:

Perciò, quando camminate su un prato pieno di scrittori, guardate bene dove mettete i piedi.

Un nuovo, bovino inizio

Sudare inchiostro ha taciuto per più di due settimane a causa dell’inizio della stesura di una nuova opera narrativa, alla cui pianificazione lavoro ormai da un po’ di tempo. Per ora non faccio anticipazioni; forse in futuro, quando avrò visto che il romanzo sta in piedi, pubblicherò un brano con funzione di teaser.

Mi sono ripromesso di essere più mucca e meno puerpera; vi farò sapere se funziona.

  1. In questo primo punto salta all’occhio lo scollamento tra la stuzzicante metafora di coppia e la dura solitudine dello scrittore. []
  2. Non proprio ultimissimo, ma non divaghiamo. []
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8 risposte a Gravidanza e ruminazione: una passeggiata metaforica

  1. Orrec scrive:

    Bello, come al solito; il silenzio del blog mi aveva un po’ preoccupato, ma ora so che serviva solo a ruminare, menomale! Aspetto il teaser del tuo lavoro adesso=)

    • Mattia scrive:

      Eh, temo ci vorrà un po’! Anche perché il tempo che posso dedicare alla scrittura non è mai quanto vorrei.
      Però con gli schemi già pronti conto di riuscire a razionalizzare bene i tempi di stesura. Speriamo bene!

      • Orrec scrive:

        Quando scriverò qualcosa di nuovo anch’io cercherò di ruminare u.u Me lo riprometto ogni volta che inizio una storia ma poi non lo faccio mai! San Procrastinare protettori degli scrittori imberbi.-.

      • Mattia scrive:

        Io mi sono deciso solo dopo aver dichiarato irredimibile un romanzo di seicento pagine. Puoi immaginarti il lutto e la successiva spinta motivazionale…

  2. Orrec scrive:

    Prenderò il tuo esempio allora per la salvezza degli scritti futuri!

  3. la Clarina scrive:

    Sono una ruminatrice di professione – e ho fatto follie di pre-writing. Prima di scrivere per davvero il Somnium, ho passato un annetto a mettere insieme un metaromanzo su una quantità di precedenti immaginari… e il bello è che poi la cosa è stata d’aiuto in fase di prima stesura.
    Ma questo è un frutto della mia tendenza ad arrivare a tutto per vie traverse, immagino. Ruminazione obliqua…
    But never mind: vento in poppa e buon lavoro – e aspettiamo il teaser!

    • Mattia scrive:

      Grazie! Adesso mi sto un po’ destreggiando con le necessità della vita reale; vorrei riuscire a scrivere di più (uno dei prossimi post sarà proprio su questo, credo).
      Comunque ruminare è sano, anche trasversalmente. Non ricordo di aver mai ritenuto inutile, a posteriori, il lavoro preparatorio affrontato prima della stesura, sia che fosse più concettuale che di documentazione.

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