Gary Stu debutta nel porno

Non c’è niente di meglio che scrivere “sesso” e “porno” un bel po’ di volte per dare una bella botta ai contatti del proprio blog, e quindi eccoci qui.

Se non vi ho ancora incuriositi abbastanza, state un po’ a sentire: prima di tutto tenete presente che il seguente articolo è vietato ai minori di diciotto anni (e così mi sono assicurato il pubblico minorenne), nonché costellato di spoiler (benvenuti, curiosi patologici).

Ora che vi vedo belli numerosi possiamo cominciare.

Il libro di cui parliamo in questo post è Fifty Shades Of Grey (titolo italiano: Cinquanta sfumature di grigio), dell’autrice inglese E. L. James, al secolo Erika Leonard. Non sono un esperto di letteratura erotica, ma come sapete qui su Sudare Inchiostro cerchiamo di carpire ai best seller il segreto del loro successo.

Si presentano le solite obiezioni: ogni libro, pompato dalla pubblicità di una casa editrice influente, diventa un best (o almeno better) seller. Ma questo non è il caso, almeno non del tutto. La vicenda editoriale di Fifty Shades Of Grey è cominciata nei bassifondi della produzione narrativa ed è passata per il ghetto del mercato letterario prima di godersi le luci della ribalta.

Altro motivo che mi ha spinto alla lettura è che questo romanzo è un romanzo per donne. Non lo dico io1, è una nozione di dominio pubblico. Addirittura, qualcuno ha definito il sottogenere di questo libro mommy porn2, in riferimento al target a cui Fifty Shades Of Grey è diretto, cioè le casalinghe tra i trenta e i quarant’anni. Ora, io non sono ancora una casalinga quarantenne, ma mi piace provare tutto, e di rado la mia curiosità si ferma di fronte al pregiudizio. Tipo quelle volte che mi metto gonna e rossetto per vedere quanto sono carina. Scherzo.

Scherzo, eh.

L’ultima ragione per cui ho voluto leggere Fifty Shades Of Grey è che, dopo aver letto la trama, ero sinceramente curioso di vedere fino a che punto le cose si facessero estreme, e fino a che punto il ricco protagonista sarebbe stato garystuesco. Un paio di post fa la mia curiosità è stata punita, e a quanto pare non ho imparato dall’esperienza.

Ma affrontiamo le cose con ordine.

Dalle stalle alle stelle

Il primo campanello d’allarme mi sarebbe dovuto arrivare dalla genesi del romanzo. Fifty Shades Of Grey è infatti nato come fanfiction di – rullo di tamburi – Twilight. Eh sì, in origine era il paillettato Edward Cullen a sculacciare l’insipida Bella.

All’epoca l’opera era intitolata Master of the Universe, titolo spaventosamente simile alla serie di giocattoli anni ’80 prodotta dalla Mattel, meglio conosciuta per l’eroe principale, He-Man. Per carità, io me lo vedo He-Man ingaggiare attività sadomaso: il suo caschetto biondo è più osceno di qualsiasi completino in latex, e quella specie di pettorina bretellata (marchio Luftwaffe) facilita immensamente le operazioni di bondage. Per non parlare del simbolicissimo spadone o del nome Egli-Uomo, che toglie ogni dubbio (o ne fa venire molti) sulla virilità del maciste.

Inserire facile battuta sulla lunghezza e/o durezza dello spadone.

Insomma, la James pubblicava Master of the Universe su siti web dedicati, usando lo pseudonimo Snowqueens Icedragon. Molto sobrio. Ma dopo aver ricevuto critiche per i contenuti sessuali dell’opera, lo rese disponibile sul proprio sito, fiftyshades.com. Dopo un po’ si mise a rimaneggiarlo, cambiando i nomi dei protagonisti e commettendo uno dei peggiori delitti di cui un narratore si possa macchiare: creare una trilogia.

Il primo volume, Fifty Shades Of Grey, uscì nel maggio 2011 in e-book e in versione cartacea. Per il cartaceo (non so se anche per il digitale) la James si affidò ad un servizio di print on demand.

Pare che i libri della trilogia abbiano venduto, nei soli Stati Uniti, più di venti milioni di copie; niente male, per quella che era nata come fanfiction, il genere senza speranza. Da stallatico della narrativa a campione di vendite attraverso il self-publishing: dovevo leggerlo per carpirne il segreto.

Fifty Shades of Grey Gary

Veniamo all’opera vera e propria. Il titolo del post promette molto, e vi assicuro che non rimarrete delusi.

Ecco di cosa stiamo parlando:

Anastasia Steele sta per laurearsi in letteratura al college. Un giorno la sua amica Kate le chiede di sostituirla nell’intervistare un miliardario di Seattle. Anastasia accetta, e ha modo di conoscere Christian Grey, il bellissimo ventisettenne proprietario della corporation più grande di Seattle (o qualcosa del genere).

Tra i due scocca la scintilla e dopo un po’ Grey rivelerà ad Anastasia di essere solito indulgere in attività erotiche sadomaso, ricoprendo il ruolo di dominant. Propone quindi ad Anastasia di essere la sua submissive, presentandole un contratto in cui si stabiliscono le condizioni della relazione (limiti, safewords, cose così). La ragazza, che peraltro non ha mai fatto all’amore, è una fanatica del romanticismo sbaciucchioso3 e l’idea di essere malmenata e/o posseduta in modi sconsigliati da qualsiasi prete e medico non le va proprio a genio. Ma l’attrazione tra i due è troppo potente, e i due finiscono l’uno nelle braccia dell’altra: la ragazza riuscirà a sciogliere almeno un po’ il gelo affettivo del giovane imprenditore, e lui le farà capire che il BDSM non è l’inferno dantesco che lei si immaginava. All’inizio tutto sembra filare liscio, ma Christian e Anastasia vogliono due relazioni differenti, e i loro gusti non sembrano compatibili.

Le cose sembrano giungere a un punto di rottura, quando…

…quando il primo libro finisce, dannazione. Cinquecento pagine e neanche un finale. Ma essendo i livelli di prevedibilità ai massimi storici, ho scoperto che tutte le previsioni che avevo azzardato sulla continuazione della vicenda si sono rivelate giuste4.

La trama non è male: il conflitto c’è, basterebbe sfruttarlo.

Ho sempre pensato che i romanzi sentimentali siano tra i più difficili da scrivere bene. Questo perché è facile risultare banali, a meno di non avere dei personaggi interessanti e originali. A questo proposito, vi invito a dare un’occhiata alle qualità del signor Grey.

Bello impossibile

Mi sono preso la liberà di compilare una comoda lista, senza alcuna pretesa di classificazione accurata.

Il signor Grey:

  • È ricchissimo. Non si fa mai menzione di quanti fantastiliardi possegga, ma non ce n’è bisogno; è un dato che si vede e si sente ripetere in tutto il libro.
  • È munifico. Sommerge Anastasia di regali, e in generale non è il solito riccastro taccagno che ha paura di spendere soldi.
  • È un vincente, un self-made man. Possiede un’azienda di successo, di cui è unico proprietario.
  • È ecosostenibile. La maxiazienda di Christian si occupa di colture sostenibili, roba ecologica. Ed è la più ricca e competitiva di Seattle. Plausibilissimo.
  • È bello come un dio greco. Non sto scherzando, nel libro ci sono proprio queste parole. Dio greco.
  • Ha deliziosi capelli ribelli, che ricreano costantemente quell’effetto spettinato tanto di moda tra gli dei greci.
  • Sa pilotare, oltre alla sua scuderia di auto di lusso, almeno aliante ed elicottero (ma probabilmente anche il motoscafo di famiglia). Dimenticavo lo yacht, che a quanto ho letto appare nel secondo volume.
  • Tutte le donne, in sua presenza, vanno letteralmente in calore. So che l’espressione pare poco educata nei confronti del genere femminile, ma è proprio quello che succede. Leggere per credere.
  • È un ottimo ballerino.
  • È agile e aggraziato, ma non per questo le sue movenze sono meno virili. Non per niente è anche forte e muscoloso.
  • È un amante eccezionale. Per ora non mi soffermo sui dettagli; credetemi sulla parola, o leggetevi le sue gesta amatorie.
  • È ben dotato. La protagonista non ha mai visto un uomo nudo prima di Christian, per cui non ha termini di paragone. D’altro canto, di fronte alle parole “considerable length” non possiamo che avere conferma di quanto nel nostro cuore già sapevamo.
  • È monogamo. Non importa quanto le sue relazioni siano superficiali (e lo sono state quasi tutte), Grey non mette mai il piede in due scarpe, se mi passate la metafora. Deve avere il 54, comunque.
  • È sempre profumato, in genere di shampoo. Ora tiro a indovinare, ma immagino che sia un profumo molto virile.
  • È colto. Si circonda d’arte, ha gusti eclettici in fatto di musica (e di chissà cos’altro), pare conoscere bene la letteratura. Insomma, non il managerino tutto casa e fabbrichètta.
  • Conosce le lingue, almeno il francese.
  • È un pianista eccellente da quando aveva sei anni.
  • È un amante e conoscitore del buon vino e della buona cucina.
  • Ha gusto per i vestiti, e in generale ha un gran senso dello stile.
  • Ha una famiglia perfetta. Tutti i componenti della famiglia Grey sono affermati nel proprio campo: c’è chi è medico, chi è chef, chi non me lo ricordo. Nessuna segretaria o impiegato, comunque. I genitori ormai maturi si amano ancora come fossero ragazzini, e i fratelli di Christian sono pure loro bellissimi e affascinantissimi.
  • Ha un passato tormentato. Figlio di una tossicodipendente che si prostituiva, ha subito abusi e torture fino ai quattro anni, per poi essere adottato dalla famiglia modello in cui è cresciuto da quel momento in poi.
  • È filantropo. Per ora non sviluppo questo punto, ma vorrei che lo teneste bene a mente.

Manca solo che caghi panna montata e pisci cocacola. E anche senza questi due superpoteri, Max e GQ gli dedicherebbero le copertine di ogni numero per i prossimi mille anni a venire.

A questo punto però dobbiamo essere sinceri: il signor Grey ha anche i suoi lati oscuri. Vediamoli insieme.

Fatto.

Dai, scherzo. Allora:

  • Esercita pratiche sadomaso. Questo non sarebbe un vero aspetto negativo, ma lo è per Anastasia, e quindi compare in lista.
  • Manie di controllo. Christian è definito “control freak” ogni due pagine.
  • Sbalzi d’umore. Un attimo è giocoso, un attimo dopo imbronciato. Anche se gli sbalzi d’umore non si presentano mai senza motivo, la non-proprio-sveglissima Anastasia rimane sempre basita di fronte a tanta cangianza interiore.

Bambini poverini e difetti insabbiati

A livello quantitativo i difetti hanno la peggio sui pregi, e pazienza. Il vero problema è che, di fatto, nessuno di questi lati oscuri del signor Grey è davvero così oscuro.

Partiamo dalle pratiche sadomaso. Grey esige che le sue partner siano totalmente consenzienti, tanto che fa loro firmare un contratto. Il contratto non ha alcun valore legale; è solo un testo mirato a chiarire i limiti di entrambe le parti. Se c’è qualcosa che qualcuno non vuole fare, lo si scrive nel contratto. E comunque, anche una volta messa la firma ed entrati nel vivo, basta usare le safeword per interrompere qualsiasi pratica non gradita. Che problema c’è in frustini e sculacciate, se servono a ravvivare le giornate di adulti consenzienti? Il problema è Anastasia Steele.

Anastasia è la prima persona con cui Christian acconsente a fare del vanilla sex, vale a dire del sesso normale, senza ammennicoli o giochi di potere. Questo perché Christian non si era mai sentito così con nessun’altra donna, ed è disposto a concedersi come mai si era concesso prima. E in fondo è subito chiaro che, mentre le amanti precedenti non erano riuscite a scalfire il glaciale contegno del multimilionario, Anastasia ha fatto breccia nel profondo del suo animo. Così, senza una ragione particolare.

Vi siete accorti del trucco? La James ha messo in atto un subdolo processo di insabbiamento dei difetti. È un classico: per smorzare un difetto, lo si controbilancia con un aspetto positivo che lo spiega, lo giustifica o lo controbilancia, e che quindi di fatto lo annulla.

Un esempio è il caso che abbiamo appena citato. Prendiamo la situazione iniziale: un uomo è affettivamente surgelato e i suoi rapporti personali con le donne sono esclusivamente di natura sessuale. In più, quest’uomo fa sesso esclusivamente in modi scellerati e malsani5. Però attenzione: ci sono tre cose importanti di cui tener conto.

  • L’uomo rispetta le donne, non le tratta come oggetti.
  • Si assicura scrupolosamente che le sue partner siano davvero consenzienti6; non costringe nessuno.
  • È disposto a fare del sesso “romantico” con la protagonista, rompendo le sue abitudini pur di stare con lei. Quindi noi lo vediamo principalmente in questa veste di caritatevole elargitore di rapporti sessuali, che sacrifica le proprie preferenze sull’altare dell’amore per una donna. Oh, quale eroismo!
  • Il gelo che indurisce l’animo di Grey e che lo ha portato ad avere certe preferenze in camera di tortura da letto è un trauma infantile.

Ed ecco che Christian Grey si tramuta da teorica caricatura di De Sade a principe disneyano vietato ai minori. Scurdammoce ‘o passato! Quel che importa è che è un galantuomo e che è disposto ad essere ancora più galantuomo. Non solo! La James si gioca anche la carta del bambino poverino, una sorta di bomba atomica della mozione degli affetti.

Ed ecco che il già precario castello di difetti crolla sotto i colpi di un’infanzia ricca di tribolazioni. Gli sbalzi d’umore e l’ombrosità sono più che giustificabili, povero ciccino.

Christian Grey da piccolo.

Con l’ossessione per il controllo, poi, la James se la cava magistralmente. Questo difetto apparente in realtà si declina in una marea di attenzioni e regali, e diciamocelo, signore: un conto è se uno stalker manda ad ogni vostro amico uomo una lettera minatoria con allegate foto del proprio batacchio, ma ben altra storia è un fotomodello multimilionario che vi regala cellulari, macbook, auto, vestiti e cerca di ritagliarsi più ore possibile per stare con voi.

Chiaro, non tutti si sentirebbero a proprio agio a ricevere regali così costosi. Ma poi la volete smettere di dare addosso a Christian? Da piccolo è stato maltrattato.

Io me la vedo la James che rosicchia la penna, tormentata dal dubbio che i difetti fossero ancora troppi. Me lo vedo, il suo sguardo, illuminato da una trovata geniale. Me la vedo che si rimette a scrivere, finalmente certa che nessuno potrà voler male al suo Gary Stu, perché Gary Stu manda vagonate di aiuti umanitari in Darfur.

Ecco: anche gli ultimi detrattori capitolano, la folla si alza in un’ovazione commossa, inneggiando a questo essere perfetto.

Christian Grey manda intere navi (o aerei, o astronavi, che importa) ad aiutare i poveretti in Darfur. Guardate, lo sto scrivendo e ancora non ci credo. Quanta bassezza, signore e signori.

Cioè, come le mamme che per far finire le verdure ai figli invitano a “pensare ai bambini poveri”. Come chi usa le foto dei negretti affamati per spillare l’otto per mille agli anziani.

In un eccesso di zelo, la James ha moltiplicato il bambino poverino per altri n bambini poverini, ottenendo un risultato pari a n(bambino poverino)2, che come tutti sanno è maggiore o uguale alla soglia del ridicolo.

Bambini poverini intenti ad insabbiare un difetto.

Deliziosi dèi greci

La James ha uno stile che definirei “formulare”. Il frequente ricorso ad espressioni particolari può caratterizzare la voce (interiore e non) di un personaggio, ma lei va oltre. L’esclamazione “Oh, my.” è usata ogni cinque righe, l’aggettivo “delicious” ogni due, e via così. Questi tormentoni non si limitano a dialoghi e pensieri, ma anche alla gestualità dei personaggi. Verso la metà del libro ero così stanco della frase “cocks his head7 che ho cominciato a scambiare sistematicamente verbo e nome, leggendo ogni volta “heads his cock8. L’esperienza di lettura ne ha risentito positivamente.

E poi, avete presente quella storia del “mostrare che qualcosa è bello, non dirlo”? O “evitare i termini generici”? O “evitare i luoghi comuni”? La James no.

Non è bello ciò che è bello, è bello Gary Stu

I pensieri di Anastasia hanno questa distribuzione per argomenti:

  • “Ma quant’è bbono Christian” = 85%
  • “Voglio una relazione d’ammore romantico, come nei romanzi romantici d’ammore” = 10%
  • “Oddio, Christian è un sadico” = 4,8%
  • Altro = 0,2%

E quindi ci eravamo messi in conto un bel po’ di descrizioni dei suoi capelli ribelli da adorabile canaglia, delle braccia nerborute, degli addominali che ci puoi grattare il parmigiano. Giusto così.

Ma si trovano anche cose come questa:

Agitated or not, he’s still beyond beautiful. How can he look so… arresting? It’s such a pleasure to stand and drink in the sheer sight of him.

Faccio una traduzione molto brutta, ma che credo renda bene le scelte espressive della James.

Turbato o no, è sempre oltre il bello. Come può essere sempre così… attraente? È un tale piacere stare [in piedi] e bere nella mera visione di lui.

Sangue dagli occhi, gente. Da notare i puntini di sospensione, che promettono un aggettivo inaspettato, che magari introduca una metafora. E invece l’ampiezza espressiva è quella di una dodicenne. Poi magari “arresting” è avvertito come aulico in inglese, ma io parlo di originalità del significato, non di ricercatezza del termine.

E ancora:

He is without  doubt the most beautiful man on the planet

È senza dubbio il più bell’uomo del pianeta.

Si commenta da sé.

Tra l’altro, se queste cose fossero scritte con un minimo di ironia potrebbero anche non essere così male. Ma l’ironia è su un altro pianeta, a guardare un uomo più bello di Cristiano.

He really is a fine specimen of a man, looking at him is very, very arousing.

È davvero un eccellente esemplare d’uomo, guardarlo è molto, molto eccitante.

Eccoci approdare a toni da mercato del bestiame. Ancora una volta, questo passaggio sarebbe stato anche simpatico se condito con un po’ di ironia. E invece Anastasia è serissima.

E adesso arriva l’artiglieria pesante.

He’s not merely good-looking – he’s the epitome of male beauty, breathtaking, and he’s here.

Non è solo attraente – è la personificazione della bellezza maschile, mozzafiato, ed è qui.

E vi ricordo che Cristiano è definito

Greek god

per ben due volte, nel caso la prima ci fosse sfuggita per la troppa originalità.

Dolore (meta)fisico

Ma la pesantezza stilistica non risiede solo nella martellante bellezza di Christian o nelle svariate ripetizioni; la James non esita a regalarci altre chicche.

[…] and the incredible, sensual sexuality I’ve experienced

[…] e la incredibile, sensuale sessualità di cui ho fatto esperienza

Sensuale sessualità. D’accordo, non è una vera ripetizione, ma non si può scrivere seriamente una cosa così.

et tu Bruté?

Qualcuno dica alla James che Brute non è uno spumante francese. Descrivere troppo lusso fa male.

L’autrice non ci risparmia nemmeno i grandi classici della brutta scrittura. E allora ecco le domande retoriche:

“Why, why, why have I fallen in love with Fifty Shades? Why can’t I love José, or Paul Clayton, or someone like me?

Perché, perché, perché mi sono innamorata di Cinquanta Sfumature [Cristiano, N.d.T.]? Perché non posso amare José, o Paul Clayton, o qualcuno come me?

In realtà c’è una risposta a questa domanda. Non ti sei innamorata di José perché, perché, perché9 non è ricchissimo né WASP. Non ti sei innamorata di Paul Clayton perché, perché, perché non è ricchissimo e pensi a lui con nome e cognome, e questo è raramente un segno di grande affezione.

Poi c’è la schizofrenia dei personaggi:

He closes his eyes again, and I can see a myriad of emotions cross his face. When he reopens them, his expression is bleak.

Chiude ancora gli occhi, e posso vedere una miriade di emozioni attraversare il suo viso. Quando li riapre, la sua espressione è cupa.

Per gustarvi davvero la scena dovete immaginarla davvero, come se fosse recitata. Anastasia e Christian stanno parlando, lui chiude gli occhi e sulla sua faccia passano miriadi di emozioni. Miriadi. Cioè appare euforico, triste, arrabbiato, dubbioso, serio, disgustato, eccetera (non so quanto sia il minimo per arrivare a miriadi di qualcosa) nell’arco di pochi secondi.

Più che dare l’idea di sentimenti travolgenti, questo passaggio mi fa pensare alle droghe pesanti.

L’uso di “miriadi” era ingiustificato, e chiaramente questo passaggio è stato scritto senza riflettere su quello che stava davvero a significare. Insomma, i termini sono usati con sciatteria e l’azione è sciocca, generica e inverosimile.

E arriviamo finalmente al nonsense paroliberistico:

The pain is indescribable… physical, mental… metaphysical…

Il dolore è indescrivibile… fisico, mentale… metafisico…

Sì, metafisico, quantistico, iperuranico, come no.

Parole, parole, parole

Altra nota dolente sono i dialoghi. In realtà, i due protagonisti non parlano mai di nulla. Ogni scambio di battute non è che un innecessario preludio alla fornicazione, un riempitivo dai toni teoricamente intriganti (secondo le intenzioni dell’autrice), pieno delle solite espressioni e frasi fatte. Gary e Mary si parlano a suon di tormentoni, seguendo un canovaccio ormai liso.

Perdonatemi se non vi riporto un esempio, ma per apprezzare appieno l’insulsaggine bisogna leggersi anche il contesto in cui le battute sono pronunciate.

Quello che vale per i dialoghi si può dire anche per gli scambi di mail, stucchevoli e superflui come non mai.

Born in the USAK

Ciliegina sulla torta, la James è britannica, e non ha idea di come parlino gli americani nordoccidentali; questo almeno stando a quanto scrivono gli stessi americani in giro per il web. Pare che i personaggi si servano di espressioni mai sentite in quel di Seattle e provincia, e che non usino correttamente la parlata di quelle parti.

Ma perché ambientare il romanzo a Seattle e non a Londra? Potrebbe essere ambientato anche su Marte durante il Medioevo, vista l’importanza del contesto.

Certo che verso l’anno Mille doveva essere un casino mandare aiuti umanitari da Marte al Darfur.

No, non ho detto gioia

Ma noia, noia, noia.

Non solo lo stile è formulare, ma anche le scene di sesso sono prevedibili, visto che la struttura è sempre la stessa.

  • Anastasia e Christian si saltano addosso.
  • Si cimentano in attività sessuali che Anastasia non ha mai nemmeno immaginato prima (condite da una buona dose di “Oh, boy” e ondate di piacere provocate dal minimo gesto di Gary).
  • Il tutto si chiude con una salva di orgasmi da LSD.

Da un certo punto in poi ho cominciato a saltare queste scene. Sempre tutto perfetto, incredibile, inenarrabile, con esplosioni di godimento, allucinazioni da godimento, esperienze premorte per il troppo godimento.

In una parola, soporifero.

E dire che sarebbe bastato poco per dare un tocco di originalità. In questo l’industria del porno offre mille esempi; un po’ di gusto per la metafora, un po’ di effetti speciali e il gioco è fatto:

Dialoghi più accattivanti, personaggi più profondi, ritmo più stringente. Così si fa!

Mary e Gary

La storia d’amore è degna dei due protagonisti. Anastasia e Christian non parlano mai di niente, se non della loro relazione e di loro stessi; toccano altri argomenti solo quando è necessario sfoggiare la cultura di Christian, e in poche altre occasioni. Questa autoreferenzialità è, in parte, anche il motivo per cui i dialoghi sono così noiosi.

Va benissimo che i due abbiano una storia di solo sesso. Va benissimo a tutti, tranne che al papa e alla James. La James proprio non vuole lasciare che i suoi protagonisti si divertano in pace, senza troppi pensieri, e si ostina a costruire una storia d’amore quando al massimo c’è materiale per uno scambio di battute tra una copula e l’altra. L’autrice, non potendo fare altro, gioca la tristissima carta dell’attrazione fatale. È comprensibile che Anastasia s’innamori di Christian: è ricco, è bello, è ricco, è colto, è bello, è ricco, Darfur, è bello, ed è anche molto bello. E ricco, che non guasta mai. Ma perché Christian, l’uomo di ghiaccio, schiude le porte della propria anima ferita a una come Anastasia? È presto detto: si sente particolarmente attratto da lei, come non gli era mai successo prima. Forse perché lui conosce solo donne bionde e Anastasia è mora? So che sembra una battuta, ma dopo aver letto il romanzo non lo sembra più.

Il solito sesso

Se lo scopo del libro era quello di inanellare una scena di sesso dietro l’altra, possiamo capire il perché di una storia d’amore insulsa; ma nemmeno il sesso è eccezionale. Cioè, è eccezionale, ed è proprio questo il punto. Ora scenderò un minimo nei dettagli: lettori minorenni, ecco il punto che agognavate dall’inizio del post.

Se anche nella vita di tutti i giorni Christian e Anastasia soffrono di marysueismo, è nella camera da letto (o in qualsiasi altro luogo designato) che questa loro tendenza sboccia in tutto il suo splendore.

Prendiamo Christian. Sappiamo già del suo fisico perfetto e della sua considerable lenght. Sappiamo anche che non ha mai fatto del banale vanilla sex, o al massimo gli è capitato una volta. Eppure, guarda caso, è anche campione olimpionico di vanilla sex, tanto da saper soddisfare anche una verginella ingenua e un po’ bigotta. Eh sì, perdere la verginità non è mai stato così dissimile dal perdere la verginità.

Ma è Anastasia a raggiungere le vette del marysueismo sessuale. Anastasia non è mai stata con un uomo, eppure a letto non è mai impacciata, né spaventata, né a disagio, niente. Tutto perfetto, anche la deflorazione è poco più che una puntura di spillo e non è che un piccolo fastidio che prelude ad un orgasmo esplosivo, totalizzante, che quasi le fa perdere i sensi. Come tutti gli orgasmi che avrà nel libro, del resto.

Da brava Mary Sue sessuale, Anastasia è fisicamente pronta al rapporto in ogni momento. Christian non manca di espletare tutti i suoi doveri di galantuomo, ma i preliminari sarebbero sempre superflui: accanto a lui, Anastasia è praticamente un distributore automatico di lubrificante.

Ma il fondo lo tocchiamo davvero quando scopriamo che Anastasia può ingollare senza sforzo l’intera considerable lenght di Gary Stu senza batter ciglio.

“Don’t you have a gag reflex?” he asks, astonished.

“Non hai il riflesso faringeo?” chiede, allibito.

Riporto un brano da questa pagina di Wikipedia:

L’assenza di riflesso faringeo è sintomo di molte gravi patologie mediche, una delle quali può essere il danneggiamento del nervo glossofaringeo. Il riflesso può essere volontariamente eliminato con un allenamento, ad esempio a scopi professionali (come da parte di mangiatori di spada).

Sì, mangiatori di spada… quindi, Anastasia, o ti sei allenata parecchio o hai una grave patologia.

"No, è che le banane le ho sempre mangiate tutte intere!"

Una brava ragazza

Anastasia non si è mai toccata tra le gambe se non per lavarsi (supponiamo), e non ha mai provato desiderio carnale. Trovo poco credibile che una persona che fino al giorno prima è stata praticamente asessuata abbia un talento innato per l’amore carnale. L’approccio di Anastasia al sesso sarebbe potuto essere l’aspetto forse più interessante del libro, ma è un’opportunità che svanisce sotto la patina di perfezione.

L’iniziazione sessuale vissuta dalla protagonista è del tutto appagante e priva di ostacoli, quindi non è in alcun modo un’iniziazione. E non provate a dirmi che Christian che la sculaccia con la faccia cattiva è un ostacolo, perché alla fine Anastasia ha sempre il suo bravo orgasmo. Poi piange, chiaro, sollevando di molto l’opinione che abbiamo di lei.

What’s in a name?

Una brevissima considerazione sui nomi dei protagonisti. A me non dispiacciono i nomi parlanti, e non storco il naso di fronte a quelli particolari. Però “Anastasia Steele” sa da pornostar e/o da scrittrice di harmony, e l’abbinamento dei cognomi Steele/Grey è francamente triste.

Pornografia bigotta

Tutta questa perfezione rende il sesso irreale, lo relega in un iperuranio pornografico in cui gli uomini sono tutti muscolosi e superdotati, e le donne gnocche e disinibite. Ma non c’è solo questo.

Non ne so molto di BDSM, però quello descritto in Cinquanta sfumature di grigio mi è sembrato piuttosto stereotipato. Viene da chiedersi se la James sappia di cosa sta parlando. A rinforzare questa impressione arriva la causa delle tendenze sadiche di Cristiano: Cristiano si è dato al sadomaso perché da piccolo è stato maltrattato. Trovo questa motivazione estremamente bigotta e superficiale, e credo che non renda giustizia alla profondità psicologica che può avere un rapporto tra dominant e submissive. La James fa passare il BDSM come qualcosa che fanno solo i malati mentali o chi è stato traumatizzato da bambino. Se notate, sono le stesse cose che si dicevano – e che ancora si dicono – dell’omosessualità. BDSM e omosessualità sono due cose completamente differenti, ma hanno ricevuto lo stesso trattamento, essendo diverse dal sesso biblicamente prescritto.

Se volete vedervi un film che tratti di BDSM in modo meno semplicistico vi consiglio Secretary, tratto da un racconto breve di Mary Gaitskill (ma a quanto pare il film amplia molto la traccia originale). L’erotismo è molto più sottile, e di sesso “fisico” mi sembra non ce ne sia affatto. Incidentalmente, il cognome del protagonista maschile è sempre Grey.

Ho cercato le trame del secondo e del terzo volume della trilogia, ma non ne ho trovate di davvero dettagliate. Quello che si sa è che alla fine vivono tutti felici e contenti, e probabilmente sposati, visto che Anastasia rimane incinta. Sorpresi? Christian sì. Se ho capito bene, il fattaccio accade perché lei sbaglia a prendere gli anticoncezionali.

Il quadro allora si fa più chiaro: Anastasia, che fino ad allora era stata pura (asessuata) di mente e di corpo, trova la sua realizzazione amorosa nell’uomo perfetto. E si badi: lo stesso che la deflora la mette incinta, e passerà con lei il resto dei suoi giorni in un idillio marysueistico. La protagonista passa da vergine a madre/moglie in maniera rigorosamente monogama, e riuscirà anche ad esercitare un effetto salvifico (dicasi “sindrome dell’infermierina”) sull’uomo tormentato dai fantasmi del suo passato.

A questa diseducazione sentimentale si aggiunga quella sessuale perpetrata a suon di amplessi perfetti, e immaginatevi che effetto possa avere un libro così tra gli (ma soprattutto le) adolescenti, che di sicuro sanno come procurarsi il libro meglio di quanto i babbioni sappiano impedirglielo.

…a girl’s best friends

Sesso a parte, la vita dei personaggi sembra inventata da due bambine che giocano con le bambole. «Allora, facciamo che la sua migliore amica si chiama Kate e fa la giornalista, e che è in gambissima e bellissima e che tutti gli uomini cadono ai suoi piedi. E c’è l’amico appartenente ad una minoranza culturale, facciamo i latinos, che fa il fotografo, e organizza mostre, che fico! E poi Kate si innamora del fratello di Christian! Così possono andare a cena tutti e quattro insieme dalla famiglia Grey nella villa di Barbie Ereditiera!»

Sul serio, le due migliori amiche che intraprendono relazioni sentimentali serie con due fratelli? Il sogno (malato) di ogni under dieci. BFFs!

E veniamo al vile danaro. Ai fini della trama la ricchezza di Christian non sarebbe indispensabile. Certo, Anastasia si perderebbe qualche giro in elicottero, aliante, o jet privato, ma il bellissimo dio greco potrebbe ancora coprirla di regali, magari meno costosi. Ma non è il pensiero che conta?

Qualche detrattore di Fifty Shades Of Grey ha criticato il fatto che Anastasia è la submissive della coppia, e che questo sarebbe offensivo perché non è vero che tutte le donne sono sottomesse nella vita sessuale. Questi discorsi sono ovvi, noiosi e sciocchi, come la maggior parte del politicamente corretto: a letto ognuno fa quel che più gli piace, e solo perché a una donna piace farsi sculacciare non vuol dire che sia meno emancipata.

A mio avviso, chi ha attaccato le preferenze sessuali dei protagonisti ha sbagliato bersaglio. Trovo molto più grave che la James, nel ricreare l’uomo perfetto, lo abbia fatto anche ricco sfondato. Sì, Anastasia vuole una sua indipendenza e cerca di rifiutare i continui regali, ma finisce invariabilmente per accettarli. E il problema non è neanche questo, in fondo.

Il punto, e mi ripeto, è che Christian Grey è l’uomo perfetto. È bellissimo, è coltissimo, è bravo a letto. Non poteva essere semplicemente benestante?

Evidentemente, secondo la James, la ricchezza è un requisito indispensabile perché un uomo possa dirsi davvero perfetto. E magari sto interpretando troppo a fondo una fantasia sciocca, ma credo che questo sminuisca il genere femminile molto di più di una sculacciata ricevuta consenzientemente.

"Ma certo che ti amo, caro!"

Il segreto del successo

Christian Grey è il corrispettivo maschile di una ninfomane maggiorata: non esiste, e se esiste non lo incontrerai mai, e se lo incontrerai non si interesserà a te. È materiale masturbatorio per immaginazioni poco fervide.

Anastasia è pure peggio: non importa quante erezioni riuscirà a provocare al buon Gary, è colpa sua se la trama del libro resta moscia.

All’inizio del libro la protagonista ha una visione dei rapporti di coppia degna di una ragazzina delle scuole medie, ed è giusto: non ha mai avuto un ragazzo, non ha mai visto un uomo nudo, non le è mai piaciuto nessuno. Ma alla fine del libro Anastasia è ancora così; ha più o meno scoperto il sesso, ma niente più, è sempre la solita sciocchina.

Sarebbe potuta cambiare a causa delle esperienze vissute, e magari il libro si sarebbe salvato. E invece è Christian a cambiare per lei, l’universo interno al romanzo le dà ragione, la asseconda nella sua mediocrità.

A coronare il tutto si aggiungono il pessimo marysueismo sessuale e l’Interrogativo Twilightiano10.

A questo punto dobbiamo tirare un po’ le fila del discorso: perché questo libro ha avuto un successo simile?

Ha ragione Marina Pierri a dire che Cinquanta sfumature di grigio è un libro vuoto. Lo scopo di questo romanzo è l’esposizione di un sogno: una storia d’amore tra la protagonista, una sorta di abito che le lettrici possono indossare, e l’uomo più desiderabile che la James sia riuscita a spremere dalla propria penna, anche lui un signor nessuno, un agglomerato di proiezioni di desiderio.

Se Christian non fosse stato un Gary Stu, ma un vero personaggio, allora forse Fifty Shades Of Grey sarebbe potuto essere un romanzo erotico. Invece è un romanzo pornografico, e si sa che il porno tira tantissimo. La distribuzione digitale, poi, sembra aver contribuito molto alla sua diffusione: quando leggiamo un giornaletto di donne e/o uomini ignudi, preferiamo che non si veda la copertina, no? E l’e-reader non occorre nasconderlo tra le pagine di un quotidiano.

Vendite a parte, la James ci ha insegnato qualcosa di importante sulla scrittura: ogni volta che usiamo un Gary Stu stiamo facendo del porno. E se poi non c’è neanche del sesso, è davvero un pessimo porno.

  1. Cioè sì, ora sì. []
  2. Il ranking di questa pagina su Google ha appena avuto un’impennata. []
  3. Non viene detto in questi termini, ma è così. []
  4. Ho cercato nel web le trame degli altri due volumi, non mi sono inflitto altre mille pagine di battibecchi e bellezza maschile. []
  5. Ripeto: secondo la protagonista, e forse anche secondo l’autrice. []
  6. E non solo attratte dal suo fisico statuario, dal suo elicottero e dal suo Darfur (nota mia). []
  7. “Inclina la testa di lato”. []
  8. “Dirige la sua considerable lenght”. []
  9. Bisogna dirlo tre volte, come lei, altrimenti si spezza la tensione drammatica. []
  10. Ma perché uno come lui dovrebbe innamorarsi pazzamente di una come lei? []
Questa voce è stata pubblicata in Libri, Recensioni, Romanzi, Self-publishing e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

20 risposte a Gary Stu debutta nel porno

  1. Caro Mattia,
    non ho letto il libro, quindi non ti so dire se hai fatto la recensione dell’anno oppure se hai inanellato una serie di frescacce. Ma credimi: mi farei volentieri un mese di broncopolmonite per mettere la mia firma su un articolo del genere.
    Per quel che valgono, i miei più vividi complimenti.

    Umberto

    • Mattia scrive:

      Non pretendo mai che ci si fidi di me sulla parola; leggere per credere (anche se, me ne rendo conto, non ho esattamente invogliato il pubblico all’acquisto del romanzo).
      Grazie dei complimenti, sono sempre graditi.

  2. marilena favero scrive:

    Una delle recensioni più divertenti che abbia mai letto: grazie!

  3. Pingback: 2o12 agosto 27 | Scrittrice In Erba

  4. Rufo scrive:

    Io il libro, mosso dalla stessa curiosità, l’ho letto. non contento ho letto pure gli altri, cercando un senso o uno scopo che invece non esistono.

    Realmente d’accordo sulla mediocrità del personaggio di lei, sulla fantascientificità del personaggio di lui e sulla vuotezza dei dialoghi: sembrano davvero le storie in cui mia sorella faceva vivere le sue bambole principesse.

  5. Simins scrive:

    Ciao Mattia,
    ho iniziato a leggere questa recensione perché mi diverto sempre tantissimo a constatare quante siano le persone che hanno trovato questo libro una fandonia senza precedenti, ma devo dire che fino ad ora è stata la riflessione più spassionata e divertente che abbia mai letto fino ad ora condita con didascalie davvero eloquenti e azzeccate.
    In questa serie di libri mi ci sono imbattuta per caso, da ovvi sentito dire, e tanto entusiasmo mi ha spinta a reperirli in pdf e leggerli, per credere a tanta appassionata campagna pro Grey.
    Che dire…coma celebrale, una parabola che non conosce fine nella sua discesa rovinosa verso il basso, e tutto quello che si potrebbe dire di questa fan fiction demenziale, lo hai enunciato passo passo in questa lunga recensione.
    Non posso dire nulla di più rispetto a quanto hai scritto, riassumi ogni tasto dolente presente in questi ‘ libri ‘ senza tralasciare nulla.
    Quello che però mi fa storcere il naso sulla questione è sapere che nonostante siano in molti a pensare che questa storia non lasci nulla al lettore se non amplessi più o meno porno soft intercalati da qualche sculacciata, con personaggi che sono costruiti sul niente e che non hanno né corpo né spessore, infarciti con i più classici dei cliché e con cuciti addosso i pregiudizi standard di chi ha una mentalità chiusa, (come il fatto che un trauma determini delle inclinazioni come il sadomasochismo o che l’essere omosessuale è la conseguenza di qualcosa di brutto a prescindere e non l’intima natura di una persona), sono molte di più le persone che hanno reputato questo libro degno di essere un bestseller, che per questo ne sentiremo ancora parlare per diversi mesi dal momento che hanno intenzione di farci un film basato su questi libri, che tanti autori degni di questo nome e che scrivono romanzi veri, quelli che rileggi più volte perché una sola non basta, passino inosservati perché è più facile seguire il gregge e fare di una donna che è una profana della letteratura, l’autrice di maggior successo del momento…mentre chi scrive sul serio ha minori opportunità di essere apprezzato e sponsorizzato in maniera tanto eclatante.
    Che tristezza…
    Comunque, concludo il mio intervento facendoti i miei complimenti perché questa recensione è l’analisi calzante dei cinquanta strati di nulla che costituiscono questo libro e degni seguiti, non è banale e non è il solito poema indignato fatto solo di accuse fatte col dente avvelenato, come molti altri pareri che ho letto.
    Saluti!

    • Mattia scrive:

      ne sentiremo ancora parlare per diversi mesi

      Eh, vedrai che prima o poi la James deciderà di scrivere qualcos’altro, e probabilmente sarà peggio di 50 Shades.
      Grazie del commento!

  6. Lucia scrive:

    Ciao Mattia,
    mi sono imbattuta nel tuo blog per caso, quando, dopo un’ora di lettura di Fifty shades, mi sono rivolta a Google tentando di capire perchè l’insulsa storia del dio greco con la decerebrata mi sia sfortunatamente capitata tra le mani, questa pubblicizzata truffa ai danni del tempo libero altrui.
    Il tuo post mi ha ripagata però: ho potuto apprezzare l’eccezionale recensione con cognizione di causa (alla parte dei “bambini poverini” del Darfur avevo le lacrime per le risate)!
    Tantissimi complimenti per il tuo blog, mi sto leggendo anche tutti i post precedenti!
    Lucia

  7. Pingback: 50 sfumature di grigio: 5) Mangia che ci sono i bambini che muoiono di fame! « La Coperta Azzurra

  8. Fede scrive:

    Complimenti,articolo meraviglioso!

  9. Sergio scrive:

    Ho riso trenta secondi buoni alla fine del video “Worst Porn Intro Ever”.
    La giornata, ora, è decisamente migliorata. Grazie. Mi ci voleva.
    Ah, bella recensione.

    • Mattia scrive:

      Mi fa piacere. Certi pezzi di cultura vanno necessariamente condivisi con il resto dell’umanità, e quella scena è una di loro.

  10. Luana scrive:

    CAZZO, MA SEI GENIALE!

  11. Arrigo scrive:

    A volte le recensioni sono frammenti d’arte a loro volta: lo sono quando ci si diverte di più a leggerle che non a leggere il libro che recensiscono. Questa recensione ha… Ha tutto! Da un punto di vista puramente sintattico è perfetta, lo è finanche nella formattazione, i riferimenti a foto e video sono azzeccatissimi e mi hanno fatto morir dal ridere, e lo humour poi è sublime. Più di così non so dire: sono letteralmente senza parole.

    • Mattia scrive:

      Un altro animo sensibile che apprezza la buona formattazione! Ecco un complimento che non mi sento fare spesso, e che apprezzo particolarmente. Grazie!

  12. Pingback: Stars & Stripes | libri … e basta

  13. Pingback: «Who’s human?» | Old Pen Holder

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Provami che sei reale (e che hai la licenza elementare)! *