Feltrinelli Zoom: libri microscopici

E poi non dite che i social network sono inutili. Verso la fine di luglio, pigreggiando su Facebook, ho notato che uno dei miei Faccia-amici aveva messo il pollice alto allo status di Roberto Ferrucci, permettendomi di vederlo anche se l’autore non era un mio Faccia-amico.

In quelle due righe, Ferrucci (qui il suo sito web) annunciava l’uscita di Sentimenti decisivi, un romanzo di 1850 parole che sarebbe uscito solamente in versione digitale.

Dovete perdonarmi se non riesco a riportarvi la schermata esatta, ma Facebook con la sua nuova modalità timeline non mi permette di recuperarla. La storia delle 1850 parole è però presente anche nella testata del sito, che appunto pubblicizza Sentimenti decisivi, avvisando che è reperibile

dal 26 luglio 2012 in tutte le librerie digitali

Sentimenti interrogativi

Volendo soddisfare due mie curiosità, ho pensato di rivolgermi direttamente all’autore. Per prima cosa, sapendo che Ferrucci è anche autore di un romanzo (di normali dimensioni) intitolato Sentimenti sovversivi, mi interessava sapere se Sentimenti decisivi fosse un suo estratto, o se vi fosse comunque collegato.

In secondo luogo, non capivo perché chiamare “romanzo” una prosa di 1850 parole.

Questa volta ho salvato lo scambio di battute, avvenuto attorno al 27 luglio1.

Tralasciamo il mio abuso della locuzione “per caso”. La risposta al primo interrogativo è vaga. Cosa significa che è una possibile evoluzione? Anche leggendosi le trame delle due opere, non è chiaro. Ci sono personaggi in comune? Degli eventi in comune?

Ho deciso di non indagare oltre, perché mi premeva molto di più avere una risposta alla seconda domanda. E così torno alla carica, cercando di sembrare il meno polemico possibile: la domanda era seria, e per nulla provocatoria.

Seguono commenti di gente che ha comprato o comprerà il libro, tra cui un avversatore degli e-book. Ferrucci promette una birra all’avversatore, mentre io rimango a bocca asciutta. Lo scrittore non mi ha mai più risposto, e purtroppo qui dovete credermi sulla parola, visto che non c’è modo di provarlo.

Il 29 luglio, vale a dire un paio di giorni dopo l’ultimo commento di Ferrucci, ho salvato lo screenshot. Nei giorni successivi sono tornato varie volte a controllare se per caso l’autore mi avesse risposto senza che Facebook lo notificasse – evenienza quantomai fantascientifica –, ma niente. Ora, a quasi un mese di distanza, la timeline ha fatto sparire dalla pagina di Ferrucci lo status e lo scambio di commenti, almeno ai miei occhi di non-Faccia-amico.

Ad ogni modo, un brano di 1850 parole non è un romanzo. Potete tirare fuori tutti i sofismi che volete sul contenuto, l’Arte, e la volgarità machista del giudicare qualcosa in base alla sua lunghezza, ma non si fa un romanzo con meno di duemila parole, come non si fa una focaccia con un cucchiaino di farina.

Feltrinelli Zoom: libri da lente d’ingrandimento

Sentimenti decisivi, lo si vede dalla copertina, è un “libro” Feltrinelli. Per la precisione, fa parte di una collana chiamata Zoom, nella quale i libri sono così piccoli che si misurano in caratteri, e non in pagine o in location. Eh sì, per ciascun e-book viene fornita la lunghezza in caratteri2, cosa che rende difficile farsi un’idea esatta delle dimensioni di ciò che si compra, soprattutto se uno non usa abitualmente strumenti di elaborazione testi.

I link per procedere all’acquisto rimandano anche ad Amazon, e Amazon fornisce una stima in pagine dell’e-book. Ma non c’è da fidarsi. Basti pensare che Sentimenti decisivi è stimato 8 pagine, specificando che

Il calcolo della lunghezza si effettua tenendo conto del numero di volte che si gira pagina su un dispositivo Kindle, Kindle Touch oppure una tastiera Kindle mediante le apposite impostazioni che consentono di visualizzarlo come libro cartaceo.

Allora in quelle pagine dobbiamo contare anche copertina, quarta di copertina, pagina della dedica, pagina vuota all’inizio e/o alla fine. Perché 1850 parole sono 8 pagine solo nella più relax delle edizioni relax, stampata in Times New Roman corpo 40 e con due dita di distanza tra una riga e l’altra.

Il modo migliore per farsi un’idea della lunghezza effettiva dei testi è convertire i caratteri in pagine. Ho preso un bel Lorem Ipsum lungo lungo e l’ho incollato in un file word, pagine A4, rientro di 2 centimetri ogni lato, font Times New Roman, grandezza 12. Il Lorem Ipsum è suddiviso in paragrafi di 100-120 parole circa.

Vi riporto una scala di lunghezze in caratteri, con le relative dimensioni in pagine.

  • 10000 caratteri: poco più di 2 pagine;
  • 20000 caratteri: poco più di 4 pagine;
  • 40000 caratteri: meno di 8 pagine e mezza;
  • 60000 caratteri: circa 12 pagine e mezza;
  • 80000 caratteri: quasi 17 pagine.

Ho poi provato a misurare gli stessi parametri, usando però una pagina A5, più simile per dimensioni a quella di un tascabile.

  • 10000 caratteri: 5 pagine;
  • 20000 caratteri: 10 pagine e due righe;
  • 40000 caratteri: 20 pagine e spicci;
  • 60000 caratteri: 30 pagine e qualcosa;
  • 80000 caratteri: 40 pagine e mezza.

In numero di parole3, abbiamo:

  • 10000 caratteri: 1491 parole;
  • 20000 caratteri: 2988 parole;
  • 40000 caratteri: 5984 parole;
  • 60000 caratteri: 8975 parole;
  • 80000 caratteri: 11970 parole.

Ho dato questi numeri perché vi possiate fare un’idea della lunghezza dei libri della collana Zoom.

Visto che il sito dedicato non permette una consultazione sinottica, riporto anche l’elenco degli e-book presenti nella collana con le rispettive lunghezze in caratteri e le indicazioni dei libri da cui sono tratti, quando presenti. Ho volutamente tralasciato i dodici epub, uno per ogni segno zodiacale, da circa 40000 caratteri l’uno, tratti da Visioni e previsioni sul nuovo anno, segno per segno, di Marco Pesatori. In altri 12 epub è diviso il romanzo a puntate Banduna, di Alessandro Mari; anche questi li ho lasciati da parte, li riprenderò più avanti.

Per vedere l’elenco, cliccate qui. ↓

La dimensione media – incredibile che mi sia venuta senza la virgola – è di 35132 caratteri, che equivalgono a circa 17 pagine e mezza del formato A5 descritto in precedenza.

Un altro dato curioso è che, su 47 e-book, ben 18 siano tratti da libri più grandi. Guarda caso, tutti i brani di autori internazionali presenti in Zoom sono estratti, e non composizioni brevi nate come tali.

"Zoom – il futuro dei libri visto da vicino". Ma anche no.

Son tre etti: che faccio, lascio?

Il prezzo di ogni e-book di questa collana è 0,99€, e Feltrinelli lo fa passare per una cosa conveniente. Il che è falso, nella maggior parte dei casi. A guardare quello che si compra, i 99 centesimi non sono pochi. Prendete Sentimenti decisivi di Ferrucci: voi paghereste un euro per cinque pagine di tascabile? Immaginate l’oggetto concreto, pochi fogli graffettati insieme. Lo comprereste?

È chiaro, stiamo facendo beceri conti da pizzicagnolo; gli stessi che ha fatto chi si è inventato la collana Zoom. Ma andiamo fino in fondo: quando acquistiamo questo prodotto microscopico, il prezzo al chilo è conveniente o no?

Eh, qui dipende. Se spendiamo un euro per un “gigante” della collezione, lungo 80000 caratteri, la convenienza c’è: pagheremmo un euro per l’equivalente di più di 40 pagine di tascabile. A questo prezzo, un libro di 300 pagine ci verrebbe a costare 7,5€, un prezzo davvero conveniente.

Ecco quello che succede ripetendo la proporzione per le grandezze che ho usato poco fa (tengo come riferimento le pagine in formato A5 con margine di 2cm):

  • 80000 caratteri: 40 pagine a 1€, 300 pagine a 7,5€;
  • 60000 caratteri: 30 pagine a 1€, 300 pagine a 10€;
  • 40000 caratteri: 20 pagine a 1€, 300 pagine a 15€;
  • 20000 caratteri: 10 pagine a 1€, 300 pagine a 30€;
  • 10000 caratteri: 5 pagine a 1€, 300 pagine a 60€.

La linea della convenienza è tracciabile proprio attorno alla dimensione media dell’e-book Zoom, ossia 35000 caratteri circa, che in proporzione farebbe costare un tascabile di 300 pagine 17,14€ circa. Ma far pagare 1€ cinque pagine di tascabile è proprio troppo: come se un romanzo di trecento pagine costasse 60€!

Tutto questo ragionamento non tiene comunque conto di un fattore fondamentale: stiamo parlando di testi in formato digitale. Di conseguenza la linea della tolleranza si abbassa. Decidete voi di quanto, ma a me non garba molto nemmeno pagare 7,5€ per trecento pagine di e-book.

I costi di stampa si mangiano una buona fetta del ricavato dalla vendita di libri cartacei. Produrre e-book non è gratuito per l’editore, ma la fascia di prezzo non può essere allo stesso livello.

Lo sappiamo, c’è l’IVA al 21% sul prezzo di copertina, ma per e-book minuscoli come quelli della collana Zoom credo che gli altri costi siano molto contenuti. Il file non ha grandi indici da curare (o proprio non ne ha), e il testo da editare – se ce ne si prende il disturbo – è poco, tanto che i file più lunghi si leggono in una mezz’ora.

In vari casi, poi, l’e-book è direttamente copia-incollato da un altro.

Libri gratis a prezzi bassissimi

Zoom è una collana a misura di allocco, o almeno questo dev’essere stato il pensiero del genio del male che l’ha ideata. Per convincersene basta dare un’occhiata più da vicino a quei diciotto e-book tratti da altri libri.

Prima di tutto, come ho già accennato, si tratta di vendere pezzi di roba che solitamente viene venduta intera. Sono frammenti decontestualizzati di opere più grandi, cosa che toglie loro molto valore, almeno ai miei occhi.

Ma erano già belli pronti allo smercio: agli editor Feltrinelli è bastato fare copia-incolla dai file dei romanzi interi, badando solo di non spezzare una frase o una parola. Al limite, spinti dallo zelo, hanno fatto in modo che l’estratto avesse un senso compiuto. O hanno direttamente preso il primo capitolo, come è capitato per Zafferano, che altro non è se non il primo capitolo de La regina disadorna, di Maurizio Maggiani.

In questo caso specifico emerge quanto sia becera l’operazione Zoom. L’anteprima del romanzo La regina disadorna equivale a poco meno del primo capitolo. Di conseguenza, acquistare Zafferano (l’intero primo capitolo, stando alle recensioni riportate sulla pagina) equivale a pagare per avere un testo fornito gratuitamente, meno qualche paragrafo.

In altre parole, acquistare un e-book Zoom tratto da un romanzo significa pagare per leggere un’anteprima gratuita.

Vi riporto le tre recensioni presenti sulla pagina Amazon di Zafferano:

Il libro è bellissimo, come bellissimo è il romanzo completo da cui è tratto, La Regina Disadorna.

Perché solo tre stelle, allora?

Perché Zafferano corrisponde esattamente al primo capitolo (ovvero 24 pagine su circa 400 del formato stampato) della Regina Disadorna, in vendita come ebook a 5,10 €.

Senza tener conto che il “sample” della Regina Disadorna scaricabile gratuitamente è quasi lungo come l’intero Zafferano…

Non è certo la spesa di 0,99 € a preoccuparmi, però mi chiedo se questa politica di mercato sia eticamente corretta.

Splendida la prosa, affascinanti i personaggi, ma l’edizione kindle contiene solamente le prima pagine di un romanzo piu’ ampio.

VERGONA FELTRINELLI: far pagare per una preview senza neanche specificare la cosa nella descrizione…

Condivido le osservazioni degli altri lettori. Questo “racconto” mi ha stupito e l’ho trovato senza capo nè coda. Se avessi saputo che era tratto da un’altra opera probabilmente non lo avrei acquistato. Ma nonostante la delusione provata le mie tre stelle vanno per la magia di quello che ho letto che, anche se parziale, mi ha confermato la grandezza di uno scrittore che non sarà certo una assurda scelta editoriale a sminuire.

Non mi piace molto Maggiani; ho riportato il caso di Zafferano perché è il primo capitolo di un vero romanzo, e quindi coincidente con l’anteprima data da Amazon.

Basta guardare tra le recensioni di altri e-book Zoom analoghi per avere altre conferme. Ecco l’unico commento a Tijuanaland:

Ammetto di non aver notato che era tratto da “La polvere del Messico” che lessi un po’ di anni fa. Però mi è sembrato un po’ un opera senza senso: un libro di pochissime pagine che racconta a volo d’uccello, velocemente e senza un filo logico della Baja california.

Meglio investire qualche euro in più e leggersi il libro “padre” decisamente più interessante e significativo con il quale si inizia ad essere curiosi verso questo misconosciuto vicino di casa degli USA.

Benché Feltrinelli non nasconda che si tratta di estratti, l’esca dei 99 centesimi funziona così bene che più di qualcuno ci casca, e si aspetterebbe di leggere un romanzo intero. Scrive un acquirente di V.O. (Jonathan Coe, 27354 caratteri):

Magari dirlo prima dell’acquisto che si tratta, come per gli altri del gruppo, di semplici estratti da più famosi (e completi) romanzi….

Attenzione, altri e-book Zoom hanno raccolto giudizi positivi, e in parecchi casi mi è capitato di leggero cose del tipo “e poi costa così poco…”. Purtroppo chi scrive così non ha riflettuto molto o non ne sa abbastanza di e-book per capire che 99 centesimi non sono poco, se si comprano appena ventimila caratteri.

Le critiche legate all’eccessiva brevità sono piovute anche su e-book scritti apposta per questa collana.

Copio-incollo dalla pagina Amazon de La nave più bella, di Cristina Comencini (12115 caratteri):

daccordo che il prezzo di acquisto e solo di 0,99 euro ,ma cinque pagine mi sembrano veramente trppo poche,fermo restando la pochezza del racconto.

E da quella di Il turno di notte lo fanno le stelle, di Erri de Luca (18670 caratteri):

Un breve racconto. Si legge ma non attendetevi un romanzo completo. I personaggi non sono descritti con cura e in generale tutto il libro non entra mai in profondità.

Sarà pur un bel racconto … ma 12 pagine a 0.99 costa meno una fotocopia.

Una truffa a tutti gli effetti.

Troppo breve per essere definito libro! Sono alquanto esterrefatta. L’ho letto in 15 minuti; impiego più tempo a leggere un articolo di National Geographic che sicuramente riesce ad emozionarmi e ad arricchirmi di più… Amo il cartaceo, ma il Kindle è riuscito ad avvicinarmi agli ebook. Ho letto precedentemente un libro di un autore auto-pubblicato che ha riempito le mie giornate ed ha lasciato il segno! Speravo di rivivere le stesse sensazioni… invece NO.

De L’ora più bella, di Stefano Benni, lungo la bellezza di 6852 caratteri, si scrive:

Veramente troppo corto! Non si fa in tempo a capire di cosa si parla che e’ gia’ finito. Una delusione!!! Troppi anche 0,89 centesimi.

Che cavolo va bene che costa poco ma non pensavo fosse così’ corto… non fai in tempo ad entrare nel vivo della storia che già finisce! E’ vero che è scritta bene ma troppo troppo corta.

Tratta anche io in inganno dall’assenza di pagine o altro ho comprato per 99 cent questa decina di pagine di Benni. Non che mi senta defraudata o cosa, ma sono rimasta molto delusa dalla poca chiarezza riguardo le “dimensioni”. Perché conteranno o non conteranno, ma quasi un euro per tre minuti di lettura mi sembra un prezzo decisamente caro e poco proporzionato.

Senza contare che ho trovato un Benni sottotono e poco ispirato, evidentemente questo frammento non è uno dei suoi migliori. Ma non voglio entrare nel merito, quello che vorrei esprimere è il disappunto e la delusione di una lettura così fugace.

si è vero, le dimensioni non contano, ma onestamente sono rimasto molto deluso de questi 2 minuti scarsi di lettura

ma tutto serve come lezione: la prossima volta controllerò meglio prima di acquistare

Parlare di racconto mi sembra un po’ eccessivo. Direi che si tratta di un estratto di un racconto, con un titolo promettente ma che lascia un po’ delusi alla fine di questa davvero brevissima esperienza di lettura. D’accordo che è più importante la qualità della quantità, ma qui se ne approfitta….

Ci sono molti altri commenti del genere, se volete leggerli li trovate qui.

Se avrete la pazienza di guardare le recensioni noterete che anche molti dei giudizi positivi, che pure non mancano, sottolineano l’estrema brevità dei testi (di tanto in tanto, ahimè, elogiandola).

È giusto specificare che Feltrinelli non fa nulla per nascondere le dimensioni ridicole di questi e-book. Addirittura, riporta la loro lunghezza in caratteri sia nelle descrizioni su Amazon sia sulla pagina web della collana. Per quanto corrette, però, quelle cifre sono probabilmente fuorvianti per l’utente medio. Nel vedere numeri nell’ordine delle decine di migliaia, un non addetto ai lavori non si fa due conti, e riceve l’impressione di trovarsi di fronte ad una corposa quantità di caratteri, se non addirittura parole (per forza dell’abitudine). A questo si aggiunge il fatto che i numeri sono davvero sbandierati, come se fosse fico vendere a 99 centesimi qualcosa che può stare scritto anche su un tovagliolo.

Ma queste sono supposizioni, della cui fondatezza si può discutere. Di fatto, Feltrinelli non fa pubblicità ingannevole, e sfruttare l’ignoranza del cliente non è mai stato un reato.

Gli altri e-book

Un piccolo appunto sugli e-book del catalogo Zoom che ho tralasciato.

L’oroscopo è già una truffa di per sé, ed è giusto che chi ci crede paghi più soldi del necessario.

È una buona idea fare un romanzo a puntate, ma perché non permettere di abbonarsi in una volta unica, oltre all’acquisto separato di diversi capitoli? Ad ogni modo, la questione prezzo rimane. Non si può far pagare un e-book quanto un libro cartaceo.

"Guarda! Un negozio di e-book!"

Leggere piano, leggere bene

Nel mondo della lettura digitale, i 99 sono una specie di simbolo: è il prezzo sotto il quale non si può scendere se non ci si vuole rimettere, ed è comunque così basso che non ci si fa troppo scrupolo a pagarlo. È il prezzo fissato da moltissimi autori autopubblicati, che per varie ragioni preferiscono non distribuire gratis il proprio lavoro, ma che vogliono farlo pagare molto poco per ottenere una maggiore diffusione. Ci sono autori autopubblicati (americani) che hanno fatto i milioni, 99 cent a botta.

Nel mondo concreto, 99 centesimi non è il prezzo più basso che si trovi, ma è il prezzo stracciato per eccellenza. E allora, quando un editore, dopo le tante critiche fatte agli editori sul prezzo e la qualità degli e-book, apre una collana esclusivamente digitale a 99 centesimi, qualche attenzione la guadagna di sicuro; a maggior ragione se spaccia questi e-book per pillole scelte di qualità sopraffina.

L’operazione commerciale Zoom è becera in sé, ma peggiori sono le sue conseguenze. Penso a quella fetta di pubblico estranea alla pirateria e non troppo esperta di computer, che ha sempre comprato e-book e pdf di grandi editori a prezzi improponibili, e che si è trovata davanti quella che sembrava un’occasione. A seguito della percepita fregatura, più di qualcuno sarà scoraggiato dal continuare a leggere in formato digitale, o scoraggerà qualcun altro parlandogli di Zoom. Altri, entusiasti delle pillole a 99 centesimi, diffonderanno l’idea per cui gli e-book vanno bene per testi brevi, da terminare in pochi minuti.

Operazioni come Zoom generano ostilità e diffidenza verso il mondo della lettura digitale, e fanno passare per buona l’idea deleteria secondo cui un e-book non è un vero libro, ma qualcosa di diverso, più piccolo, la cui lettura richiede meno tempo e meno impegno.

A questo proposito sottoscrivo lo Slow Reading Manifesto di Antonio Tombolini, fondatore di Simplicissimus. Dateci un’occhiata anche voi4 e, se non l’avete già fatto, diffondetelo.

Cambia il supporto, ma il libro rimane libro. Boicottiamo gli editori che ci propongono testi brevissimi con la scusa della modernità, e che ci assicurano che il futuro del libro sta in testi striminziti. La soglia dell’attenzione dell’uomo medio non è già abbastanza bassa? Bisogna smetterla di incoraggiarne il calo, soprattutto nell’ambito di un’attività che per dare frutto e soddisfazione richiede una concentrazione costante e prolungata.

Insomma, non bastava la televisione, adesso dobbiamo diventare scemi anche con i libri?

L’unica speranza

Me lo vedo: Kindle Brioss, di Mattia Nicchio, 14050 caratteri.

Potrei essere anch’io un autore della collana Zoom. Mediamente, il post di Sudare Inchiostro ha i numeri per entrarci a pieno titolo. Anche L’uomo che sapeva troppo, con i suoi 10355 caratteri5, è più lungo di certe cosette miserande6 che ho riportato nell’elenco poco sopra.

Non ho le conoscenze né le competenze per fare i conti in tasca alla Feltrinelli, ma secondo voi c’è un grande margine di guadagno sui ricavi dalle vendite di e-book Zoom? I boccaloni esistono, gli entusiasti pure, ma il mercato italiano degli e-book è pur sempre ristretto, e chi è appena un po’ esperto della materia non acquisterà nulla da quella collana.

Non sarebbe meglio, visto anche che molti di questi epub sono solo le anteprime di libri veri, permettere lo scaricamento gratuito? La pubblicità positiva compenserebbe di sicuro i costi (peraltro quasi nulli) e anzi, non troverei strano un aumento delle vendite. Anteprime ampie e curate invoglierebbero il lettore all’acquisto dei romanzi integrali, e offrire gratis dei brevissimi testi appositamente scritti permetterebbe al pubblico di avvicinarsi ad autori di cui non aveva letto nulla fino a quel momento.

Ma ancora una volta vediamo che la lungimiranza non è di questa terra, e che, per quanto gente competente (e non parlo certo di me) abbia spiegato e dimostrato come cambierà il mercato editoriale, gli editori italiani proseguono nell’autosabotaggio del settore digitale, o per miopia o nel tentativo consapevole di renderlo alieno al grande pubblico fino a quando sarà possibile.

Ma forse parlare male di Zoom non è stata una buona idea: mi sono appena giocato l’unica speranza che avevo di vedere Malachia in un e-book Feltrinelli.

  1. Ho tolto i cognomi degli altri partecipanti alla discussione. []
  2. Non c’è scritto chiaramente, ma da quello che sono riuscito a vedere mi pare che gli spazi siano inclusi. []
  3. Si tenga presente che la lunghezza media della parola fittizia del Lorem Ipsum mi sembra, ad occhio, maggiore che in italiano, anche per la quasi totale assenza di parole di uno o due caratteri. []
  4. Se volete approfondire, leggete anche la segnalazione del Duca e la discussione che segue il post. []
  5. Ci tengo a far sapere che, sia per Kindle Brioss sia per L’uomo che sapeva troppo, non ho contato i paragrafetti introduttivi iniziali. []
  6. Sotto il punto di vista delle dimensioni, ovviamente. []
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13 risposte a Feltrinelli Zoom: libri microscopici

  1. Marta scrive:

    Il signor Feltrinelli (o chi per esso) non è un allocco, e ben si rende conto che – purtroppo – le raccolte di racconti vendono assai meno dei romanzi, per non parlare poi di singoli racconti. Non ho mai acquistato un ebook Zoom e dunque non sapevo che fossero un taglia e cuci di romanzi, ma già il fatto che gli autori fossero tutti cavalli sicuri su cui puntare a mio parere la diceva lunga (d’altra parte, Feltrinelli non mi pare un editore che investa eccessivamente sugli esordienti).

    La questione è un’altra: se come molti pensano “il digitale porterà a una rivalutazione del racconto”, quanto dovrebbe costare un racconto in ebook? Quintadicopertina (casa editrice per cui lavoro) ha la sua collana Jukebooks dove i racconti costano 0,50 € l’uno, al momento non mi vengono in mente altri esempi di altri editori.

    Penso che un prezzo più basso di 0,99 € o 0,50 € sia penalizzante per l’editore stesso, visto che digitalizzare un testo non è proprio un’operazione a costo zero… Si dovrebbe fare una riflessione collettiva sui costi del digitale per l’editore, di cui non si parla mai abbastanza, e sulla percezione che un editore cartaceo ha del proprio passaggio al digitale, troppo spesso considerato un “fare la stessa cosa ma su un formato diverso”.

    • Mattia scrive:

      Lo smercio degli e-book comporta dei costi, non si discute. IVA, royalties agli autori, costi di distribuzione. Anche la digitalizzazione costa, di solito, ma per un testo di diecimila battute serve davvero tutto questo lavoro? Gli indici non servono, e praticamente non c’è nemmeno bisogno di un CSS. Si controlla tutto in mezz’ora se proprio si vuole essere scrupolosi.
      Vorrei poi sottolineare che 99 centesimi sono praticamente il doppio di 50, non è una differenza trascurabile. Come al solito gli editori piccoli, tanto meglio se nativi digitali, hanno la voglia e l’interesse di affrontare seriamente la questione e-book, e sono più propensi a investire su autori esordienti.
      Non sto dicendo che gli editori debbano vendere a meno: il guadagno sarebbe irrisorio, e non varrebbe la pena vendere e-book così piccoli.
      Il signor Feltrinelli non è affatto un allocco, e infatti non ha voluto “fare la stessa cosa ma con un formato diverso”: è successo proprio il contrario. Se Feltrinelli si fosse messa a vendere straccetti di romanzo e raccontini mignon rilegati con la graffettatrice, glieli avremmo tirati in faccia. E invece così, in formato digitale, la cosa sembrerebbe addirittura avere una sua dignità.
      La rivalutazione del racconto permessa dall’avvento del digitale sta avendo conseguenze che personalmente trovo negative: ci troviamo di fronte a testi striminziti, spesso inferiori alle dieci pagine di tascabile. E va bene che ci possono essere testi narrativi brevi di valore, ma la generale tendenza alla brevità estrema porterà anche ad una diminuzione della qualità, visto che scrivere tre pagine di Word non comporta poi tutto questo sforzo. Di conseguenza, mentre la qualità dei racconti ne risentirà negativamente, il numero dei testi prodotti aumenterà.

      • Giovanni scrive:

        Hai ragione. Un e-book di quelle dimensioni si fa rapidamente. Io me ne occupo e di siffatte dimensioni li regalerei (soprattutto se l’autore fosse un esordiente fai da te) e sono anche d’accordo sul fatto che raggirare i pochi lettori digitali che esistono è proprio una cosa da evitare. Se si trattasse di testi a sé stanti, di racconti nati tali, forse andrebbe anche bene. Il problema è che sono estratti da libri più ampi e potrebbero configurarsi come anteprime gratuite per stimolare l’acquisto, ma si va in una direzione contraria. Il mio “Deve accadere” che si configura come un e-book da 100 pagine (a detta di ADE) come sarebbe stato classificato? Come Bibbia? E certamente non è un “Nanà” di Emile Zolà digitalizzato da Newton & Compton, che sto leggendo in questo periodo e che è gigantesco. 400 pagine su Kobo e oltre le 2000 su Asus DR-900 a dimensione carattere abbastanza grande.
        Non capisco in che modo si intenda diffondere il digitale nel bel paese. Resto confuso, frastornato, anche se la mia idea me la sono fatta e certe iniziative non fanno che confermare le mie convinzioni, però poi certi interrogativi te li poni comunque. Non so.
        Bell’articolo. Io i tuoi racconti a 99 centesimi li comprerei, ho adorato “Kindle Brioss” 🙂 .

      • Mattia scrive:

        Ah, i buoni vecchi classici della Newton & Compton! Anche in digitale non ci deludono mai.
        A scanso di equivoci, ripeto che non tutti i libri della collana Zoom sono estratti da altri; molti sono proprio racconti scritti apposta per questo tipo di pubblicazione.
        Ti ringrazio dell’apprezzamento, ma io Kindle Brioss a 99 cent non lo venderei (e infatti lo si può leggere gratis qui nel blog). Questa mia posizione è però dettata dalla mia condizione di autore non pubblicato, e quindi, nell’ipoteticissimo caso in cui mi mettessi a vendere racconti brevi, autopubblicato. In altre parole, visto che sarei io a decidere il prezzo del mio racconto breve, preferirei distribuirlo gratuitamente per promuovermi e invitare i lettori all’acquisto di un eventuale romanzo.

  2. Luca scrive:

    Ciao Mattia, grazie per il post che a mio parere nella frase “cambia il supporto, ma il libro rimane libro” sintetizza il cortocircuito del tuo ragionamento. Non è così, se fosse così acquisteremmo gli e-book a 14,90€ invece ci aspettiamo, pretendiamo, che costino di meno (se non che siano del tutto gratuiti, vedi “Gratis” di Chris Anderson edito da Rizzoli).

    Gli editori piccoli sono gli stessi che ti vendono 32 pagine a 4€ – fai tu le proporzioni, le 8 pagine di Ferrucci a 1€ per 4 uguale 32 e, appunto, 4€ di prezzo di copertina, tutto torna no? –; vedi le collane “I piccoli” di Terre di Mezzo o “I sassi” di Nottetempo (anche in e-book) fino a risalire al 1989, ai “Millelire” di Stampa Alternativa.

    I “raccontini mignon rilegati con la graffettatrice”, le “Libellule” Mondadori a 10€, le 120 pagine sempre a 10€ della collana “Incipit” di Bollati Boringhieri iniziata nel 2006… sono tutte operazioni che fanno parte da sempre della pratica editoriale italiana (per tacere dell’estero e se vogliamo tornare al digitale penso ai Kindle Single: 10.000/30.000 parole prezzati tra gli 0,99$ e i 4,99$).

    Ho rinunciato a un caffè per mettere sugli “scaffali” del mio Kobo Touch “L’ora più bella” di Stefano Benni (6852 caratteri a 0,99€) perché da fan potevo averlo solo in digitale, ho fatto bene? Ho fatto male? Ancora una volta, sarò un ingenuo ma sarà il mercato a decidere la sorte degli “Zoom” e già che ci siamo… come andranno i Rizzoli First quest’autunno? 🙂

    • Mattia scrive:

      Non c’è alcun cortocircuito: buona parte dei 14,90€ sono giustificati dai costi tipografici, carta e stampa. Parti da premesse sbagliate, perché identifichi “libro” con “oggetto composto da pagine di carta su cui è stampato del testo”. Il libro è tale per il contenuto, non per il supporto, e quando paghiamo i 14,90€ non stiamo pagando solo il contenuto, ma anche il suo supporto. Solo che questo concetto è nuovo, visto che fino a poco tempo fa romanzo e supporto cartaceo erano inscindibili.
      Grazie di aver portato alcuni esempi di prezzi analoghi adottati da editori piccoli e non. In questo post ho parlato della collana Zoom perché mi è capitata sott’occhio, ma di certo non vuol dire che sia l’unica operazione di questo tipo.
      Se hai deciso di rinunciare a un caffè per procurarti L’ora più bella, in quanto fan di Benni. Hai fatto bene, perché al contrario di quanto dici non sei un ingenuo, e conoscevi quello che stavi comprando. Molta altra gente però ne sa meno di te, è ingenua per davvero, e rimane delusa dall’acquisto (questo punto mi pare sia trattato a sufficienza nel post).
      Certo che sarà il mercato a decidere le sorti di Zoom e simili, ma ciò non vuol dire che dobbiamo essere fatalisti. Io, nel mio piccolo, ho cercato di portare la questione sotto gli occhi anche di chi magari non si era mai posto il problema e di chi, magari, sarebbe stato un altro acquirente Zoom poco informato, e quindi deluso.

  3. Luca scrive:

    Ciao Mattia, scusa l’attesa. Giusto per chiarire, un libro per me oggi, AD 2012, è certo un contenitore ma è sempre stato tale. Ci siamo svegliati infatti di recente da un sogno collettivo durato secoli dove avevamo dimenticato che il libro era una tecnologia a supporto del testo esattamente come i barattoli di vetro lo sono per la marmellata.
    Sono contento che gli esempi che ti ho fatto tratti dall’editoria cartacea attuale ti siano piaciuti ma spero che davvero abbandonerai l’idea che il libro tradizionale ha un certo prezzo perché ne paghiamo il “supporto”. Sul prezzo di copertina pesano molto di più la distribuzione e i costi fissi di una struttura editoriale rispetto alla stampa.
    Queste due voci di spesa rimangono sebbene i testi che siamo abituati a conoscere sulla carta si stiano trasferendo sui bit. Non esiste vale a dire un mondo digitale dove anche le case editrici e i processi editoriali si siano smaterializzati. Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti quindi ben vengano post come il tuo, a futura memoria degli esperimenti in atto.

    • Mattia scrive:

      Se anche non è la tipografia a incidere sui costi, il mercato digitale sembra avere tendenze in parte diverse da quello cartaceo, almeno stando a quanto ho letto in giro. Di certo, in questa nuova dimensione il ruolo di lettori ed editori è meno fisso, o almeno non ha ancora raggiunto una forma definitiva. E sebbene non mi faccia troppe illusioni, credo che il web permetta una maggiore circolazione delle informazioni, e un conseguente maggior potere (leggasi “minore passività”) dei lettori. Tutto questo pistolotto per ringraziarti di essere passato di qua e aver commentato; la discussione stimola il pensiero di chi la fa e di chi la legge, e aiuta a farsi un’idea più completa e corretta su questi temi nuovi e per molti ancora sconosciuti.

  4. Rita Bandiera scrive:

    Ciao Mattia,
    ho letto con enorme piacere il tuo post sugli ebook della collana Zoom di Feltrinelli. Concordo pienamente con tutto quanto hai scritto: anch’io mi sono fatta ‘abbindolare’ dal prezzo di 0,99€ e ho acquistato quello che pensavo fosse un libro di Banana Yoshimoto… un vero insulto all’intelligenza!
    Io amo moltissimo leggere e spendo più in libri che in scarpe (il che essendo donna è un grave indicatore!!) e mi ero incuriosita degli e-reader, ma a conti fatti penso che resterò alla carta stampata (quando compro un libro lo annuso, comprando un file cosa annuso???) perchè mi sono resa conto che non c’è nessunissimo vantaggio a prendere un ebook che costa poco meno di un libro stampato!
    Ancora complimenti per il post.
    Ciao

  5. Pingback: Mondadori XS, la collana di ebook brevi, venti minuti di lettura a un euro o poco più | Il lettore digitale

  6. Massimo Vaj scrive:

    Credo che duemila parole, spazi inclusi, corrispondano a una sola pagina, ma se in quella pagina fossero rinchiusi i codici per de-criptare il vero significato dell’esistenza, forse gli 0,50 euro sarebbero spesi bene e gli 0,99 ancora di più, perché quel significato sta tutto nel sacrificio di sé, e più quest’ultimo è caro (nel senso di costoso)… maggiore sarà il guadagno fatto…
    Il futuro considererà abominevole chi annusa la carta, che sia stampata oppure vergine poco conta, proprio perché quel profumo ricorderà la deforestazione planetaria. Vedrete che le moderne tecnologie si orienteranno verso la costruzione di portatili assemblati con delle assi di legno, come erano le vecchie auto chiamate giardinette, perché il progresso non può evitare di far danni all’ambiente, così come la guerra non può lasciare tutti illesi 😀

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