Errori senza tempo

Questo sarà uno di quei post in cui mi calco in testa un cappello di flanella, impugno un bastone e comincio a inveire come un vecchio alle poste.

Perché non è possibile, insomma.

Si parla tanto di una progressiva scomparsa del congiuntivo, quando anche l’indicativo viene usato così così. C’è un tempo dell’indicativo, in particolare, che viene regolarmente bistrattato, tanto che il suo stesso nome dà l’idea di una morte sofferta.

Povero trapassato.

Gorilla e Capriolo

Che poi uno se le tiene tutte dentro e sopporta e sopporta fino a quando proprio non ce la fa più e allora deve scrivere un post che in realtà è un grido di dolore, di quelli che si lanciano stando in ginocchio sotto il cono di luce di un riflettore.

Difficile dire quando tutto è cominciato, ma la mia ira foriera di rant ha raggiunto il suo picco ieri pomeriggio, mentre leggevo Congo, di Michael Crichton (che si legge Cràiton). L’ho pagato un quarto di euro ad una bancarella, incurante dell’ammonimento del venditore («È un po’ forte.»).

L’edizione che ho io è stata pubblicata nella collana SuperPocket, ma è originariamente della Garzanti. Il traduttore è Ettore Capriolo.

Il brano che riporto è preso da pagina 128.

Ross se ne rendeva conto benissimo. In un’industria dove i vantaggi sui concorrenti si misuravano in mesi, certe aziende avevano accumulato patrimoni battendo di qualche settimana la concorrenza in una tecnica o in un congegno nuovo; la Syntel della California era stata la prima a fare una scheggia di memoria 256K quando tutti gli altri facevano ancora le 16K e sognavano le 64K. La Syntel conservò questo vantaggio solo per sedici settimane, ma realizzò un guadagno di oltre centotrenta milioni di dollari.

«E noi stiamo parlando di cinque anni.» diceva Travis.

Il vecchio che è in me sta inveendo.

Non so come sia la versione originale del testo, non mi sono preso la briga di andarla a cercare.

Forse Crichton ha usato sempre il past perfect, tempo verbale inglese che corrisponde al nostro trapassato. Forse invece Ettore Capriolo ha tradotto pari pari, e allora è Crichton che ha sbagliato. Infine, e mi sento scettico nei confronti di quest’ultima possibilità, forse in inglese c’è una particolare regola che permette di usare il past perfect un paio di volte e poi dimenticarsene.

In ogni caso, questo brano non è scritto in un italiano corretto. E ultimamente mi sto accorgendo che molta gente che si definisce professionista nell’ambito della produzione o elaborazione di testi non è capace di usare correttamente il trapassato.

«Che noia!» direte voi «Il trapassato è una cosa da matusa!»

Oh, io ve l’ho detto, che era una discussione da vecchio in coda alle poste. E comunque…

"Chiedo l'aiuto da casa."

O tempora…

In linea con la mia momentanea anzianità, posso dire che l’ignoranza nell’uso del trapassato è un fenomeno causato dai troppi videogiochi e dalle scollacciature a cui i nostri giovani sono esposti quotidianamente.

Quando non sarò più così annebbiato dalla senilità, mi renderò conto che già nel 1981 (e probabilmente anche prima) si pubblicavano libri con errori di questo tipo.

Fino a quel momento, ci si vede alle poste.

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6 risposte a Errori senza tempo

  1. Nicholas scrive:

    In linea con la mia momentanea anzianità, posso dire che l’ignoranza nell’uso del trapassato è un fenomeno causato dai troppi videogiochi e dalle scollacciature a cui i nostri giovani sono esposti quotidianamente.

    L’ignoranza della parola scritta esiste da sempre, ma per fortuna oggi abbiamo anche i videogiochi e le scollacciature. 🙂

  2. Nicholas scrive:

    OT
    ma c’è un modo di abilitare i feed ai commenti?
    Tipo segnalazione via mail?

    • Mattia scrive:

      Dovrebbe essere nel menu a destra, nel riquadro più in basso, alla voce RSS dei commenti. Non funziona?

  3. Luca Albani scrive:

    Ciao Mattia, mi sono preso la briga di cercare il brano originale di Crichton (si trova in Rete, ehm, si trova tutto il romanzo, in inglese):

    «Ross knew what it meant. In an industry where competitive edges were measured in months, companies had made fortunes by beating competitors by a matter of weeks with some new techniques or device; Syntel in California had been the first to make a 256K memory chip while everyone else was still making 16K chips and dreaming of 64K chips. Syntel kept their advantage for only sixteen weeks, but realized a profit of more than a hundred and thirty million dollars.
    “And we’re talking about five years,” Travis said».

    Al di là dei tempi verbali rimango più che altro perplesso per chip tradotto come “scheggia” (per carità, è uno dei suoi significati). Scomparso a gennaio 2013, Capriolo ha tradotto cinque libri di Crichton tra il 1987 e il 1999, magari una revisione più attenta all’epoca avrebbe potuto migliorare la traduzione.

    • Mattia scrive:

      Sono completamente d’accordo con te, la resa di “chip” è ancora peggio! Mi era sfuggita, da tanto ero preso dal fuoco della morfosintassi.
      Gli errori possono sempre capitare, ma spesso, come dici tu, una revisione oculata potrebbe fare miracoli.

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