Masterpiece – Il talent show che ci mancava

Dicevano che un reality basato sulla scrittura fosse impossibile. Dicevano che, se ancora gli americani non lo avevano fatto, un motivo ci doveva essere. Dicevano che l’attività dello scrittore è troppo distante dai ritmi televisivi per poter essere portata al grande pubblico senza drastiche banalizzazioni. E indovinate un po’? C’avevano ragione.

Sigla!

Freak show

Nella prima parte del programma la giuria ha cominciato a passare in rassegna i concorrenti; un carosello di casi umani e/o attori presi in prestito a Forum.

Ogni sventurato prendeva posto di fronte ai giurati e leggeva un brano tratto dal proprio romanzo, che la giuria aveva già letto. Alcuni sono stati eliminati davvero troppo presto, vale a dire che si sono sciroppati il viaggio fino a Torino semplicemente per sentirsi dire: «Fai schifo, torna a casa.». E questi sono i concorrenti fortunati, quelli a cui è stato impedito di sprofondare ancora di più nella miseria umana. Ma non anticipiamo nulla.

Scelta di sicuro ponderata, ma poco efficace, è stata quella di chiamare costantemente i concorrenti con nome e cognome. Televisivamente parlando è una trovata triste, fa un po’ ambulatorio medico, per cui io assegnerò a ciascuno di loro dei nom de plume di mio gradimento.

Fase 1

Dopo la prima eliminazione, che in realtà si sarebbe potuta fare a priori visto che non coinvolgeva in alcun modo i concorrenti, gli autori rimasti erano, se non ricordo male:

  • Il matto-ma-non-per-davvero, d’ora in poi chiamato Nido del Cuculo
  • Il vergine over 30, d’ora in poi Onan
  • L’ex galeotto, d’ora in poi Papillon
  • L’operaia dalla vita difficile, d’ora in poi Quante Difficoltà
  • Quello che “da pischello cercavo tanti guai” (parole sue), d’ora in poi Sedicenne Vissuto
  • L’ex anoressica e/o bulimica, d’ora in poi Piangy

Dei loro romanzi non si è parlato molto, ma da quello che si poteva intuire si trattava di scritti dalla forte componente autobiografica. Le sorprese, eh?

Invece ci si è concentrati moltissimo – ancora una volta, le sorprese – sulla loro vita privata. Riassumendo, ecco come sono andate le prime interviste:

  • Nido del Cuculo suscita subito nei giudici una fortissima antipatia, raccontando di quella volta che si è finto pazzo e di quella che era pazzo per davvero. Non ci sono dubbi sul fatto che verrà silurato.
  • Onan fa della verginità il proprio vessillo personale, menziona di striscio le pratiche autoerotiche che coltiva con dedizione e dichiara di avere una murakamiana passione per la corsa.
  • Papillon si rivela meno omertoso del previsto sul motivo per cui ha passato tredici anni in prigione, dimostrando così una pessima gestione della suspence: magari se non lo avesse detto subito lo avrebbero tenuto in gara un po’ di più.
  • Quante Difficoltà ha una storia strappalacrime che ora non ricordiamo, racconta di come i suoi tentativi di scrittura siano regolarmente osteggiati dai colleghi (ufficialmente per diffidenza verso tutto ciò che è culturale, ma magari per semplice disapprovazione verso la scrittura rigonfia di aggettivi).
  • Sedicenne Vissuto, in realtà trentaquattrenne, se non ricordo male cita Apocalypse Now à la Enrico Fiabeschi, altro ragazzo difficile. Poi si salva in corner un attimo dopo menzionando Conrad, ché lui sì ha avuto una vita spericolata come quella dei film, ma ha letto anche tanti libri. De Cataldo, sportivamente, comincia a parteggiare per lui.
  • Piangy piange. Taiye Selasi piange un po’ con lei. Quando trova un attimo di tempo, racconta di come ha vinto la sua battaglia contro anoressia e bulimia grazie al figlio che ha avuto, e sul quale, in modo assolutamente sano ed equilibrato, ha proiettato tutti i propri obiettivi e le proprie aspettative.

In certi casi sono addirittura i giurati a chiedere ai concorrenti maggiori dettagli sulle loro faccende private, e quelli mica si tirano indietro.

Fino a qui è tutto molto raffinato.

Ma attenzione, arriva il momento delle eliminazioni: i giudici privilegiano le vite difficili e spericolate, eliminando i due concorrenti che erano stati così incauti da parlare delle proprie esperienze autoerotiche. Come si sa, la masturbazione ha pochissima carica tragica.

Nido del Cuculo viene inoltre congedato per eccesso di antipatia; una tragedia annunciata. L’altro a dover abbandonare il campo è chiaramente il povero Onan, a cui viene ingiunto di togliersi le mani dalle tasche.

Fase 2

Con grande sorpresa di tutti, succede qualcosa. Piangy e Papillon sono spediti in una comunità per persone povere/immigrate/altro, e hanno un edificante scambio di opinioni splendidamente argomentate sui rom di fronte agli stessi rom, che li guardano con scarso interesse. Poi i due concorrenti si impegnano in attività socialmente utili, senza però riuscire a ripagare nemmeno in minima parte il debito culturale che stanno maturando nei confronti della nazione.

Nel frattempo Quante Difficoltà e Sedicenne Vissuto si trovano in una balera. Sedicenne vissuto, che in mezzo a tutti quei vegliardi si sente ancora più giovane, discute un po’ con la controfigura di Pirandello e poi si isola (cosa piuttosto facile, nel locale semivuoto). Quante Difficoltà si lascia invece andare a considerazioni su quanto gli uomini di una volta fossero delle proverbiali persone meglio, e su come una volta sì che le coppie duravano, perché avevano valori e soprattutto perché qui era tutta originalissima campagna.

Si torna in studio, ed ecco finalmente la sfida!

Piangy e Papillon dovranno scrivere una lettera dal punto di vista di una persona ospitata in quella comunità. Quante Difficoltà e Sedicenne Vissuto dovranno fingere di aver visto i propri genitori ballare nella balera.

Il tutto in mezz’ora. Bum.

I quattro cominciano a diteggiare furiosamente, e dagli scorci di schermo che finiscono nell’inquadratura baluginano mandrie1 di aggettivi e avverbi di modo, a garanzia di una qualità che la fretta non potrà che innalzare.

Nel frattempo, negli spezzoni registrati in cui gli stessi concorrenti commentano quello che sta accadendo durante la puntata, Sedicenne Vissuto mostra i segni di quella che potrebbe essere una crisi di astinenza da Generiche Droghe, oppure solo un attacco di Spericolatezza da Pischello.

Vengono valutati gli elaborati. È la volta delle due lettere: De Carlo si infuria perché la scuola media ha sporto denuncia per furto di temi, e straccia gli elaborati tanto faticosamente prodotti dalle manine di due alunni della II B. Bocciati tutti e due, ma Papillon è bocciatissimo, non passa nemmeno l’Invalsi. Alla fine però serve almeno un promosso, e Piangy viene ammessa con riserva.

Quante Difficoltà e Sedicenne Vissuto sono andati meglio, per cui alla fine Piangy, precedentemente illusa, viene scaricata.

Fase 3

Nell’ultima prova, ciascuno dei due concorrenti rimasti deve convincere Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale della Bompiani, a pubblicare il proprio romanzo.

Il tutto in un minuto. Bum.

I due friggono aria per sessanta secondi di cronometro, sfoderando un’abilità espositiva pari soltanto a quella dimostrata durante tutta la puntata. Nel frattempo la Sgarbi fissa paziente la fronte dei propri interlocutori, aspettando che sia tutto finito.

Il finalissimo

Quante Difficoltà e Sedicenne Vissuto si presentano di fronte ai tre giurati, a cui si è aggiunta Elisabetta Sgarbi. La Sgarbi mente con gusto, affermando di aver letto i manoscritti dei concorrenti [risate finte alla Antonio Ricci], e per la prima volta l’ombra di un sorriso le attraversa il volto.

Ed ecco il verdetto: Quante Difficoltà viene eliminata, perché, come si era detto tre quarti d’ora prima, De Cataldo favorisce Sedicenne Vissuto, benché questi faccia molti errori grammaticali (alé) e abbia scritto qualcosa che non ha alcuna vera struttura (alé).

Insomma: vince la competenza, vince la buona scrittura.

Non siamo tutti di madrelingua italiana, e allora? Siamo perfettamente in grado di separare i simpatici dai non simpatici.

La ggente sono perzone come noi

La scrittura è una delle attività meno televisive che ci siano. Tanto per cominciare richiede molto tempo, e non solo per la produzione, ma anche per la fruizione. In secondo luogo, leggere è un’attività individuale, che salvo certi casi2 non è praticabile in una dimensione collettiva3.

La tv ha bisogno di immediatezza e di performance. Il valore performativo della scrittura è nullo, sia durante la produzione che durante la fruizione.

Tutto questo però non ha fermato i produttori di Masterpiece. Visto che la scrittura è un argomento difficile da trattare in tv, e barboso fino alle lacrime per chi già non se ne interessa, RaiTre ha dovuto concentrarsi su qualcosa che potesse davvero fare audience e riempire un format infelice: la ggente. E gli scrittori sono ggente. Pure troppo ggente.

Non è un caso, allora, che si parli più degli scrittori che delle loro opere. In realtà, è davvero poco rilevante che queste persone scrivano. Masterpiece è più che altro una via di mezzo tra gruppo di auto-aiuto e un salotto defilippiano. E come in un salotto defilippiano, il livello della discussione è imbarazzante.

Ad aggiungere tristezza alla tristezza, infatti, arrivano le banalità. Sì, perché ormai noi siamo così ggiovani e così pop che la scrittura non dev’essere necessariamente un’attività intellettuale, e perciò chi la pratica non deve avere particolari qualità intellettuali. Intellettuale è sinonimo di snob, e a noi le cose snob non piacciono. Ci piacciono le cose facili facili, alla portata proprio di tutti, perché scusa, scusa, ma mica è giusto che uno faceva fatica a capire quello che dicevi, perché io secondo me le perzone sono tutte uguali e io do rispetto ma chiedo rispetto, perché sono una perzona vera con dei sentimenti veri e le mie opinioni contano quanto le tue.

Cheppoi a questo Masterpis ce manca troppo er pubblico!

E allora diamo la stura alle banalità, zavorriamo il livello della discussione con decine di luoghi comuni e non dimentichiamoci di seminare delle citazioni colte™ qua e là per rassicurare il telespettatore: sì, anche tu sei una persona acculturata e intelligente. Qua lo siamo tutti! Ma senza essere snob, ci mancherebbe.

Ah, e anche a noi non ce ne frega niente della scrittura.

Panni sporchi

Tutto questo significa che gli scrittori che hanno partecipato alla puntata sono persone da poco, intellettualmente povere? Non necessariamente, e infatti non è questo il problema. Il problema è che la vita privata delle persone non è interessante, a meno che il nostro obiettivo non sia il gossip o il curiosare tra i panni sporchi altrui.

Ad un certo punto, durante la visione del programma, mi sono accorto che avevo automaticamente bollato i romanzi dei concorrenti come schifezze, senza avere alcuna base per farlo. Ero caduto nella trappola, e stavo giudicando i romanzi in base all’idea che mi ero fatto degli autori. E l’impressione che ho avuto di tutti loro è stata davvero pessima, complice la morbosità e la futilità del format. Chi lo sa come sono nella vita vera? Magari sono persone interessantissime. Ancora una volta, non è questo il problema. Sullo schermo sono solo carne da talent show, gente coinvolta in discussioni sciocche.

Pistola alla tempia

La cosa peggiore, forse, è l’idea che si dà della scrittura. In Masterpiece si sta sempre bene attenti a non concentrarsi mai su nulla che riguardi davvero la narrativa.

L’unica immagine che si ricava di questa attività che, diciamolo, è un po’ da teste d’uovo [occhiolino ai gentili telespettatori], è data dalla cosiddetta Prova Immersiva, ossia quella mezzora in cui i concorrenti devono scrivere una paginetta su un tema prestabilito.

De Cataldo addirittura ha detto che al giorno d’oggi (?), per uno scrittore, è essenziale saper scrivere con una pistola alla tempia. Perché? Ma perché, De Cataldo?

L’idea che lo spettatore ne ricava è che, se per essere scrittori basta mezz’ora e se i concorrenti gli sono pari per originalità argomentativa e brillantezza espositiva, allora anche lui può essere uno scrittore. Anzi, lo è già, solo che non ha ancora scritto niente. Meglio quindi che si metta a scrivere, così gli editori potranno continuare a lamentarsi perché gli italiani scrivono libri ma non li leggono.

"Scrivi! Scrivi, ho detto! Hai mezz'ora." "C-cosa vuoi che scriva?" "Ah, qualsiasi cosa."

«Per una volta che…»

Masterpiece ha riscosso anche pareri positivi. Qualcuno critica i detrattori del programma con interventi il cui contenuto è così riassumibile: «Non fate tanto gli snob, per una volta che in tv trasmettono un programma culturale!»

Peccato che Masterpiece non sia un programma culturale. È un talent show, e anche per essere un talent show è piuttosto mediocre.

Ma non si parla di libri e non si parla di letteratura, se non in una manciata di citazioni colte™. La cultura dove sarebbe? Nella tragedia umana?

Mi si dirà che sono uno snob, e che ho una visione vecchia e polverosa della cultura. Non è vero. Credo invece che sia salutare portare la cultura (scientifica e umanistica) fuori dalle varie torri d’avorio in cui spesso è custodita, in modo che non siano solo gli specialisti a godere della sua bellezza.

A questo proposito vi porterò un esempio che di certo conoscete già. Il blog L’Arte spiegata ai truzzi (nella loro lingua) riesce a fare cultura in un modo divertente, ma non per questo stupido. Questa è divulgazione; guardate e imparate.

Masterpiece, lo ripeto, non è un programma culturale, e il brutto è che finge di esserlo. Anzi no, il brutto è che qualcuno ci crede.

Qualche proposta

E poi non si dica che non sono pop e giovane e duepuntozzero e community-oriented e non-snob.

Se proprio RaiTre vuole fare un reality sulla scrittura, che lo faccia! Però i concorrenti dovrebbero cimentarsi in vere prove di scrittura. Come dite? Non vi viene in mente niente?

Ecco qualche idea che potreste sfruttare:

  • Dettato. I concorrenti scrivono sotto dettatura brani di difficoltà crescente. Il primo che fa un errore di ortografia viene eliminato.
  • Roulette russa dei modificatori. I concorrenti hanno mezz’ora per scrivere un brano su un tema deciso dai giudici. Il primo che scrive un aggettivo qualificativo o un avverbio di modo viene eliminato. Sono considerate errore anche le locuzioni avverbiali.
  • Focalizzazione. Rendere un brano in focalizzazione zero in focalizzazione esterna (o interna, con un personaggio POV deciso dalla giuria). Al primo errore di focalizzazione si è eliminati.
  • Disciplina. I concorrenti tornano a casa e riprendono la loro routine quotidiana, e per un certo periodo (un mese, sei mesi, un anno) devono riuscire a scrivere un determinato numero di parole al giorno. Chi non ce la fa viene eliminato.

Il saggio Brizzi e la tv verità

Saggio, saggissimo Brizzi!Durante i titoli di coda è stata mandata in onda una carrellata di consigli sulla scrittura, offerti da vari nomi della letteratura e dell’editoria. Non ci ho fatto molto caso, essendo piuttosto assonnato e intristito, ma mi ha colpito quello che ha detto Enrico Brizzi, ossia che gli autori in erba tendono a creare protagonisti che siano dei loro alter ego un po’ più fighi.

Un ammonimento contro le Mary Sue e i Garu Stu, insomma, e contro il protagonismo dell’autore. Dopo una puntata del genere è sembrato davvero fuori posto, ma mi ha sollevato un po’ il morale.

Può darsi che le puntate successive di Masterpiece mi sorprendano, ma è difficile, per due motivi: il primo è che non le guarderò, il secondo è che dovrebbe trattarsi di un programma completamente diverso.

Nel frattempo continuerò a lavorare alle mie idee per un format che si occupi davvero di scrittura. Sarà pieno di tempi morti e revisioni logoranti, e alla fine il vincitore leggerà in diretta il suo intero romanzo, in una puntata speciale di sedici ore.

L’auditel andrà sottozero, ma quella sì, che sarà tv verità.

  1. “Mandrie che baluginano”. Dovrei partecipare anch’io! []
  2. Lettura ad alta voce, improponibile per testi lunghi. []
  3. Quello che si condivide è generalmente l’esperienza della lettura, ma allora si tratta di conversazione riguardante la lettura, non di vera lettura. []
Questa voce è stata pubblicata in Altro, Scrittori esordienti, Televisione e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

10 risposte a Masterpiece – Il talent show che ci mancava

  1. Davide scrive:

    Una prova dedicata alla storia della letteratura italiana potrebbe rientrare nel tuo elenco?

    • Mattia scrive:

      Se il talent show è sulla scrittura non la riterrei particolarmente necessaria; rimarrei su prove legate alla narrativa. Poi dipende dalle intenzioni dei produttori!

      • Davide scrive:

        Sì, mi aspettavo questa risposta 🙂
        Ho scritto la mia proposta perché penso che lo studio della letteratura sviluppi anche la conoscenza delle tecniche narrative.
        Poi leggere almeno un centinaio di pagine ogni giorno può aiutare, secondo me, che forse sono un po’ pochine, ma dipende dal tempo che si ha a disposizione, dai figli, dal lavoro… Dalle solite, amabili e dannate cose.
        Spero che le tue proposte non rimangano lettera morta. Speriamo.

        Ciao!

      • Mattia scrive:

        Lo studio della letteratura non rende buoni scrittori di per sé; se così fosse, i laureati in Lettere avrebbero tutti una prosa narrativa invidiabile. Però sì, leggere narrativa è una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per imparare a scrivere.
        Detto questo, se vogliamo dare al programma un’impronta più letteraria, nessuno lo vieta! 🙂

  2. Davide scrive:

    Lo studio della letteratura può essere un buon mezzo per imparare le tecniche narrative, che mi sembra siano una delle cose da sapere per diventare dei buoni scrittori di narrativa. In questo senso mi riferisco. Non ho mai parlato di laurea in lettere.
    Però penso che siano da considerare, in una persona che scrive narrativa, anche l’osservazione, la creatività, il tempismo o la fortuna che le proprie tematiche incontrino i gusti del proprio tempo e altre cose che altre persone hanno già descritto, oltre a quel fattore di inconoscibilità di un’opera narrativa che la fa durare nel tempo e che è – e rimane – una questione enigmatica. Magica direi.

    Speriamo che le proposte che hai elencato attecchiscano! Poi, sulle lezioni di storia della letteratura si vedrà 🙂 : non mi amareggerò, te lo assicuro, se non verranno considerate. Anche perché non dedico molto tempo alla televisione… Anche perché in casa non ho un televisore 🙂

    Buona serata e, mi raccomando, continua a scrivere! Almeno tu.

  3. Articolo/commento apprezzato e condiviso in toto 🙂
    Mi son perso la precedente puntata ma ho avuto occasione di vedere una buona mezzora di MasterPiece del 24 novembre e, che dire, sono molto ma molto perplesso e rattristato. Tanto più che gli elementi di banalità e di dubbio senso permangono tuttora nella trasmissione. Tra l’altro, penso io, c’è un generale appiattimento della scrittura (non esistono generi letterari, ad esempio, valutazioni sul registro linguistico o sul punti di vista adottato o sulla scelta sul tipo di narratore….) che mi rende particolarmente difficile accettare quanto proposto nel corso della trasmissione.
    Come già riportato anche in altri spazi web, forse, è meglio evitare di guardare ‘sta cosa e dedicarsi a un buon libro 🙂

    • Mattia scrive:

      Eh, se il programma si occupa a malapena di scrittura, è ovvio che se ne dia un’idea molto piatta e approssimativa.
      Sulla considerazione finale non posso che concordare; meglio investire quel paio d’ore nella lettura di un bel romanzo. 🙂

  4. Bruno Amadio scrive:

    Condivido. La cultura va portata fuori dalle torri d’avorio degli specialisti.
    Ma farlo in quel tipo di programmi è come spremere un tubetto di dentifricio vuoto. Esce solo aria.

  5. Nicholas scrive:

    Propongo un talent show su NaNoWriMo!
    I romanzi non potranno essere peggiori di quelli di masterpiece e sarà divertente vedere gli scrittori rinunciare alla loro vita sociale e vivere di asparagi surgelati e caffè per un mese!

    • Mattia scrive:

      Una puntata me la guarderei sicuramente. Di sicuro si toccherebbe con mano la realtà della vita dello scrittore!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Provami che sei reale (e che hai la licenza elementare)! *