Natale a San Guinario – 4° puntata

È Natale, e chi siamo noi per interrompere le tradizioni? Anche quest’anno la vigilia si passa a San Guinario.

A chi fosse nuovo del blog consiglio, come al solito, la lettura preventiva delle puntate precedenti: la prima, la seconda e la terza.

Natale a San Guinario

Il professor Malicius entra nello studio e va a sedersi dietro la grande scrivania in mogano. Squadra i due studenti seduti davanti a lui.

«I fratelli Grinci, suppongo. Bianca e… Fausto, corretto?»

I due annuiscono.

«Il Direttore mi aveva detto che vi avrebbe mandati da me per un provvedimento disciplinare.»

Uno specchio dalla cornice dorata è posato sulla scrivania, assieme a una busta con il sigillo dell’Accademia. Malicius apre la busta, ne estrae il rapporto ufficiale e lo legge ad alta voce. «Possesso, in assenza del regolare permesso rilasciato dalla Segreteria, di manufatto lesivo dell’integrità morale dell’Accademia.»

Posa il foglio e prende in mano lo specchio e lo soppesa.

«“Lesivo dell’integrità morale”.» ripete «Sono proprio curioso di sapere cosa fa questa cianfrusaglia.»

«Non è una cianfrusaglia!» scatta Fausto «Lei non si può permettere di –»

La sorella lo ha fermato posandogli una mano sul braccio. Lui si appoggia allo schienale, rosso in viso, stringendo i braccioli della poltroncina.

«Quello che mio fratello sta cercando di dire» interviene Bianca, con un sorriso conciliante «È che si tratta di un cimelio di famiglia, di grande valore affettivo.»

Malicius si rigira lo specchio ovale tra le mani. La cornice d’ottone è decorata da demonietti dalle ali di pipistrello che con i loro forconi tormentano dei dannati. In cima campeggia un teschio ghignante.

«Questo non vi autorizza ad introdurlo nell’Accademia senza permesso, se si tratta di un manufatto magico.»

«Posso spiegare.» dice Bianca «Noi non sapevamo che ci sarebbe arrivato. È stata una sorpresa.»

«Sorpresa?»

«Un regalo… ha presente, no…»

Malicius solleva un sopracciglio. «No, non ho presente. Mi illumini.»

«Un regalo di Natale. Da parte di nostro padre. Nulla di irregolare.»

Malicius sospira. Ecco il risultato di tanto lassismo nelle politiche dell’Accademia. Si dichiara tollerabile – tollerabile, non incoraggiata – la pratica di dare e ricevere doni per Natale, e subito la posta in entrata contiene manufatti magici. Ma del resto le parole del Direttore sono state chiare: “Che cattivi speriamo di formare se li cresciamo al riparo dal consumismo?”. Parole chiarissime, ispirate dal disinteressato omaggio in denaro fattogli dalla multinazionale Oration Corp..

«A quanto pare qualcosa di irregolare c’è. Allora, devo leggermi il rapporto per intero o mi dite voi il motivo per cui stiamo perdendo il mio prezioso tempo?»

«È Gruggul, lo Specchio del Misfatto.» spiega Fausto «Sa risolvere qualsiasi dilemma che un cattivo si può porre in merito alla propria condotta.»

Malicius ride. Una sincera, tonante, malvagia risata, che si perde verso il buio soffitto dello studio. Ora è chiaro perché il Direttore li ha mandati da lui.

«Dunque intendevate superare il mio esame con questo affare da due soldi trovato su chissà quale bancarella.»

Fausto avvampa ancora, ma si contiene. «Nostro padre lo ha ritrovato nel castello di famiglia dopo mesi di ricerche.»

«Ah, davvero?»

«Mette in dubbio la parola di Augusto Grinci?»

«Io credo» interviene Bianca, con un ghigno beffardo «che lei abbia paura di Gruggul, Specchio del Misfatto, perché se si possiede Gruggul non serve neanche seguirlo, il suo corso. Anzi, Gruggul potrebbe tenere il suo corso di Teoria del Male meglio di lei.»

Malicius si appoggia allo schienale, i gomiti appoggiati sui braccioli e i polpastrelli uniti di fronte a sé. «Attivi lo specchio, signorina Grinci.»

Bianca rimane interdetta per un istante, poi si riscuote, inspira a fondo e declama: «Ok, Gruggul.»

Un turbine lattiginoso anima lo specchio.

«È la formula di avvio.» sussurra Bianca a Malicius «Faccia pure una domanda.»

«Molto bene, cominciamo con qualcosa di facile.» risponde lui, e si rivolge allo specchio «Qual è la divinità che più incarna l’opposto del Male?»

«Babbo Natale.» risponde una suadente voce femminile, leggermente distorta.

«Come mai?»

«Babbo Natale premia anche chi non crede in lui. Le offerte che gli si fanno sono del tutto opzionali, e nei rari casi in cui punisce qualcuno, lo fa solo attraverso metodiche di punizione negativa – vale a dire, la privazione di un dono ancora non recapitato. E l’applicazione di tali provvedimenti ha visto negli anni un progressivo calo, tanto che oggi la loro frequenza percentuale ammonta approssimativamente a zero.»

«Molto bene, Gruggul, ottima risposta.»

«Grazie.»

Malicius indirizza uno sguardo di ammirazione a Bianca, che dà di gomito al fratello, visibilmente soddisfatta.

«Ok Gruggul, vediamo qualcosa di più complesso.» dice Malicius «Come faccio ad essere un bravo Cattivo?»

«Ti devi opporre al Bene, ossia alle azioni di chi è Buono.»

«Dimmi, il nemico del mio nemico è mio amico?»

«Sì.»

«Ma mettiamo che il mio nemico sia malvagio e il suo nemico sia un Buono. Sarebbe ancora mio amico?»

«No. Si suggerisce un’alleanza pro tempore con il Buono e un successivo tradimento.»

«Ok Gruggul, ma non mi è chiara una cosa: se io sono malvagio, è giusto che combatta contro altri malvagi?»

La foschia sullo specchio si mette a vorticare più velocemente.

«Attendere. Caricamento.» dice Gruggul. Nell’attesa, dalla bocca del teschio d’ottone parte un bossa nova soffuso, che s’interrompe poco dopo.

«Riformula la domanda, prego.»

«Combattere i malvagi fa di me un buono. Dovrei evitarlo?» chiede Malicius.

«Sì.»

«Ma in questo caso, con i malvagi, sarei buono.»

Lo specchio scricchiola. «Sì.» dice. La distorsione fa gracchiare la voce di Gruggul.

«Ma quindi dovrei combatterli.»

«Sì.»

«Ma questo farebbe di me un Buono.»

«S–.»

La nebbia sullo schermo prende a muoversi a scatti.

«Nell’incertezza, opta per obliterazione totale di ogni forma di vita. Non puoi sbagliare. Non puoi sbagliare.»

«Ma allora resterei da solo, e la nuova morale – l’unica – sarebbe la mia. Quindi sarei un Buono. Peggio, sarei il Bene. Giusto?»

Una spaccatura attraversa la superficie lucida dello specchio, seguita da mille crepe più sottili che si diramano a ragnatela. Bianca diventa pallida come un cencio, mentre a Fausto esce un gemito strozzato.

Malicius si china verso l’interfono e preme il pulsante prima di parlare.

«Guardie.»

Passi pesanti risuonano nel corridoio.

«Ma io non – nostro padre –» comincia Fausto. Sembra davvero mortificato.

«Nella bocca del teschio.» dice Malicius, porgendo lo specchio ai due «Esatto, “Made in Taiwan”.»

Quattro miliziani dell’Accademia irrompono nello studio e prendono per le braccia i fratelli Grinci, sollevandoli senza complimenti.

«Non scordatevi di ringraziare vostro padre a marzo, quando avrete finito la vostra permanenza alla gogna.»

Bianca e Fausto supplicano clemenza mentre vengono trascinati via, e quando la porta dello studio si richiude dietro le solerti guardie Malicius si concede un sorriso. Guarda dietro il rapporto, e trova quello che si aspetta, una scritta tracciata in una grafia familiare.

“Una sorpresa per il mio diavoletto – BB”

Quella storia del Natale, in fondo, comincia a piacergli. Potrebbe persino farci l’abitudine.

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