Un trasloco proficuo

Tutto procede. A rilento, ma procede.

Certo, uno si fa un piano di lavoro e poi non è che riesce a rispettarlo così, come se niente fosse. Ci si mette il lavoro pagabollette, a disturbarlo. Ci si mette l’eventuale studio per l’eventuale corso di laurea/master/corso di formazione/concorso. Ci si mettono le fisiologiche beghe della vita di tutti i giorni – oh, la trivialità, nemesi di noi Grandi Autori! – che sono sempre più immediate e concrete della pagina da scrivere, e perciò finiscono per avere la priorità.

Ma soprattutto ci si mette il Wi-Fi.

Sul serio, il Wi-Fi è il male.

Che insomma, no, ce lo possiamo dire, uno si fa mille scuse, e il lavoro qui, e l’esame lì, sì sì, tutto vero. Ma il Wi-Fi. E poi certo che un Tolstoj ti scriveva mille pagine come se niente fosse.

Mettetevi al posto suo, cioè in un’isba persa nella ridente steppa russa, seduti allo scrittoio. Finite di vergare pagina boh, seicentoquarantadue, e una vocina nella vostra testa vi dice che potreste anche concedervi una breve distrazione. Andate al frigorifero, e –

Scherzavo. Naturalmente non c’è frigorifero. C’è la dispensa, però, che ha una temperatura da congelatore, e prendete il necessario per uno snack goloso e genuino, diciamo dello strutto e del pane di segale.

Vi godete lo spuntino, ma tempo due minuti – giusto per permettere allo strutto di scongelarsi al calore del vostro fiato, riacquistando un po’ di spalmabilità – e siete tornati allo scrittoio. Della breve distrazione che vi eravate ripromessi nessuna traccia. Staccate qualche scheggia dai tronchi che formano le pareti e inscenate una versione riveduta della prima puntata di Game Of Thrones, ma poi non riuscite più a distinguere i protagonisti dalle loro spade, e vi stufate. Il vostro interesse viene catturato dall’oscillare delle fronde di due betulle che si ergono solitarie all’orizzonte. Tempo totale di distrazione, cinque minuti.

A questo punto, siete grati di potervi rimettere al lavoro, e oh se lavorate. Magari lentamente, ma lavorate.

Non una notifica di Faccialibro a distogliervi dalla vostra prosa torrenziale.

Non una serie di foto di gatti a rubarvi preziosi minuti di luce solare.

Solo voi, la steppa sconfinata, e la bocca che sa di strutto.

Gustoso e genuino!

Ecco, tutto questo per dire che a volte la baracca non basta, se ci arriva la connessione internet, e bisogna trasferirsi in un posto ancora più isolato. Io ho trovato la mia isba, e cerco di passarci più tempo possibile.

Per la prima volta da un po’ di tempo, la Musa sorride, soddisfatta di me.

Non ha visto lo smartphone che ho in tasca.

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2 risposte a Un trasloco proficuo

  1. Nicholas scrive:

    Dun dun dun duuuuuuuuuun
    Secondo me Tolstoj mandava inviti a Candy Crush per sabotare gli altri scrittori.

    • Mattia scrive:

      Bisognerebbe fare uno studio per comparare la curva della popolarità di giochi come quello alla comparsa di autori emergenti; potrebbe essere l’arma definitiva da usare per stroncare l’aumento di imbrattacarte.

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