Letture estive 2015 – The Buried Giant

Come annunciato in precedenza, apriamo la serie di recensioncine estive con The Buried Giant, di Kazuo Ishiguro, che arriverà in Italia – il romanzo, non Ishiguro – all’inizio di settembre, con il titolo Il gigante sepolto.

Comincio con un invito: non cercate la trama di questo romanzo online, e non leggete altre recensioni. Prima di tutto perché potrei offendermi per la vostra scarsa fiducia nella qualità dei miei post, ma soprattutto perché, da quello che ho visto, il web pullula di spoiler. Sono spoiler che in un certo senso potrebbero sembrare necessari per parlare con una certa precisione del romanzo, e che però rivelano troppo, e a mio parere pregiudicano il piacere della lettura.

The Buried Giant è un romanzo atipico, e parlarne rivelando poco o niente della trama è molto difficile. Credo però che gran parte del fascino di questo libro stia proprio nei suoi continui disvelamenti, per cui mi cimenterò nell’impresa impossibile: una recensione totalmente spoilerless. O quasi.

Diciamo che questo articolo serve più per dare una vaga idea che per informare; se continuerete a leggere, vedrete anche che tutto questo è molto in linea con lo spirito del romanzo.

Per la trama mi affido a una sommaria traduzione della quarta di copertina dell’edizione hardcover inglese, leggermente più discreta di certe trame spiattellanti che si trovano in giro.

I romani se ne sono andati da tempo, e la Britannia sta andando in rovina. Ma, almeno, le guerre che un tempo avevano devastato il paese si sono interrotte. Axl e Beatrice, una coppia di anziani britanni, decidono che per loro è finalmente giunto il momento di attraversare questa tormentata terra di foschia e pioggia per trovare il figlio che non vedono da anni, il figlio che ricordano a malapena. Sanno che fronteggeranno molti pericoli – alcuni dei quali strani e soprannaturali – ma non possono prevedere come il loro viaggio […]. Né possono prevedere che […].

Ho dovuto tagliare le ultime due frasi, che per quanto generiche davano già un’idea di quello che sarebbe successo nella prima parte del romanzo. Come vi dicevo, servono i paraocchi per difendersi adeguatamente dagli spoiler.

Forse vi chiederete perché mi stia impuntando così tanto sulla segretezza della trama, mentre di solito, pur con le dovute precauzioni, spoilero a destra e a manca. Ve lo dico subito, e per dirvelo vi faccio io uno spoilerino piccolo piccolo.

Nebbia

Niente paura, si tratta di qualcosa che si trova proprio nelle prime pagine del romanzo.

La Britannia in cui è ambientata la vicenda è una terra nebbiosa, e fin qui niente di nuovo, ma la foschia sembra avere uno strano effetto sulla gente: tutti, protagonisti compresi, soffrono di una strana forma d’amnesia, che nasconde certi ricordi e ne confonde altri.

Questo potrebbe far pensare a un plot device dei più beceri, e senz’altro qualche recensore la pensa così, ma a mio avviso Ishiguro usa l’espediente della nebbia, e non solo, per calare il lettore in un’atmosfera tutta particolare. Cerco di spiegarmi meglio.

Questo libro parte lentamente, ma pone da subito delle domande. Anzi, spinge il lettore a porsele – Ishiguro in questo è davvero magistrale – mettendogli davanti dei pezzettini di informazione, delle parole, delle immagini, che suggeriscono la presenza di qualcosa di più grande, creando curiosità unita a una sensazione persistente di vaga minaccia. La foschia ha un ruolo cardinale in tutto questo, e non solo per la strana amnesia che sembra causare, ma per gli effetti che questa ha sui personaggi: Axl e Beatrice si muovono in una nebbia non tanto letterale quanto interiore, nella lucida confusione di un costante presente, con delle certezze incrollabili eppure sfocate.

In un contesto come questo sarebbe fin troppo facile snocciolare un colpo di scena dietro l’altro, ma Ishiguro non è proprio il tipo. Al contrario, mantiene la tensione sempre costante, la riprende quando cala, ma non la sfrutta mai nel modo più ovvio. In linea con l’immagine della nebbia, che nasconde le sagome più lontane e confonde quelle più vicine, Ishiguro ci fa intuire i contorni di ciò che verrà; ma ogni disvelamento porta con sé nuovi dubbi, piuttosto che chiarire quelli vecchi. Al costante senso di minaccia si aggiunge allora una fame di risposte che ci sospinge fino all’ultima pagina, in un vagare incerto – ma non casuale – che rispecchia fedelmente l’atmosfera e la trama del romanzo.

Ecco quindi perché voglio rivelare il meno possibile: la lettura di The Buried Giant è una scoperta continua e mai definitiva, e sapere qualcosa in anticipo, anche un dettaglio relativamente piccolo, in qualche modo rovina il piacere la ricerca.

Il fascino discreto del fantastico

Com’è che uno Scrittore Serio, apprezzato internazionalmente per la qualità letteraria delle sue opere, si mette a scrivere di magia e creature fatate? E che risultati potrà mai ottenere?

Sicuramente delle foto suggestive.

È un fatto insolito, senz’altro. Certo, Non lasciarmi ha degli elementi distopici, ma lo mettereste tra i romanzi di fantascienza?

Insomma, ho letto The Buried Giant anche perché mi incuriosiva l’idea di uno scrittore che esce dal sentiero battuto per sperimentare un nuovo genere, ma non solo. Se prendiamo per buona la banalizzazione per cui da una parte c’è la narrativa letteraria, cioè la Letteratura, tutta tesa a trasmettere un messaggio, e dall’altra quella di genere, che ha come scopo primario l’intrattenimento, possiamo dire che le opere di Ishiguro fanno parte del primo gruppo, mentre la letteratura fantasy è generalmente ascritta al secondo.

Questa naturalmente è un’approssimazione sciocca, una facile generalizzazione, che come tutte le generalizzazioni parte da un fenomeno esistente, reale o percepito che sia. Ma non è di questo che stiamo parlando qui; mi premeva solo sottolineare l’atipicità della scelta di Ishiguro. Atipica la scelta, atipico il risultato.

Prima di cominciare a leggere il romanzo mi aspettavo che gli elementi fantastici sarebbero stati irrilevanti, se non addirittura assenti, ma non è stato così. La magia è qualcosa di reale, tanto più per com’è calata nel contesto storico altomedievale, e altrettanto reali sono le creature soprannaturali che popolano la Britannia. Tutto però è filtrato attraverso il punto di vista dei personaggi, e nell’atmosfera quasi di sogno – un sogno non sempre piacevole – in cui la trama si dipana.

Insomma, siamo molto lontani dall’high fantasy, e personalmente credo vada benissimo così. In The Buried Giant il fantastico non è esaltato, messo su un piedistallo; è lì, punto, e fa parte di quel mondo confuso e a tratti intorpidito in cui si muovono tutti i personaggi. È sovrannaturale, ma questa sua qualità non increspa lo stile di Ishiguro, che rimane sempre coerente con la propria pacatezza.

Paradossalmente, è proprio questo distacco a dare potenza ai momenti più drammatici, che vengono presentati in modo asciutto, dimesso, oppure vengono addirittura saltati e lasciati intravedere a posteriori, a fatto compiuto. Ishiguro rinuncia all’eccezionale, e per quanto controintuitiva, la sua è una scelta ad effetto, che inizialmente può spiazzare, ma attraverso cui costruisce accuratamente la continua ricerca di cui sono protagonisti Axl e Beatrice – e il lettore.

Il gigante sepolto

Ho letto pareri discordanti su questo romanzo, che pare aver lasciato perplessi molti di coloro che ormai da una decina d’anni aspettavano la nuova opera di Ishiguro. Neil Gaiman, che pure loda molto il libro, lo definisce

a novel that’s easy to admire, to respect and to enjoy, but difficult to love

un romanzo che è facile ammirare, da rispettare e da godersi, ma difficile da amare.

Altri recensori sono molto più critici, e hanno da ridire su vari aspetti del libro: l’impianto allegorico che è troppo semplice o troppo oscuro da decifrare, la parlata dei personaggi, stilisticamente molto connotata, l’emergere di alcuni ricordi in determinati momenti del romanzo.

La critica sull’allegoria è giustificata, ma la condivido fino a un certo punto. Alla fine del romanzo possiamo interpretare la storia in modo davvero molto diretto, ma francamente non credo sia tutto lì. Se c’è un livello interpretativo più profondo, e personalmente credo ci sia, beh, è molto difficile da decifrare. A me la cosa non ha dato più di tanto fastidio, un po’ perché The Buried Giant è un libro enigmatico, e poterci rimuginare un po’ prolunga il piacere della lettura e offre interessante materiale di discussione con altri lettori.

Gli altri due aspetti sono cose che potrebbero far storcere il naso, e invece in questo contesto non mi hanno disturbato. È vero che i personaggi si esprimono in modo molto articolato, a volte poco diretto1, ma è parte dell’ambientazione, è molto adeguato alla storia e al modo in cui viene raccontata.

Questo vale anche per l’ultimo punto, l’emergere ad hoc di alcuni ricordi, su cui però vale la pena fare una precisazione. Come ho scritto, questo non è un libro pieno di rivelazioni fulminanti. Quello che emerge dalla nebbia dell’amnesia collettiva emerge lentamente, e Ishiguro prepara l’arrivo di ogni informazione in modo tale che il lettore non si senta mai preso in giro. Al contrario, quando la nebbia dei ricordi si dissipa abbastanza da farci intravedere qualcosa, il più delle volte ci accorgiamo che quella cosa la sapevamo già, che avevamo già capito.

Il registro stilistico e l’uso dell’amnesia sono comunque due aspetti che, assieme ad altri, concorrono nel far sconfinare The Buried Giant dal territorio del romanzo moderno a quello della fiaba e del mito, in una zona difficile da definire.

Pur prestando il fianco a qualche critica, Ishiguro ci offre un libro affascinante e coerente nella sua stranezza, un libro che mescola striscianti inquietudini e suggestioni leggendarie, e che fa della commistione dei due il suo punto di forza. Il gigante sepolto è proprio quella sensazione di minaccia incombente che ci accompagna lungo tutto il romanzo, la sensazione che dietro a quel poco che vediamo ci sia qualcosa di immane, sconosciuto e incontrollabile.

Qualcuno aveva chiesto dell’allegoria?

Eccola qui.

  1. Io poi ho letto il libro in inglese, sulla traduzione italiana non posso pronunciarmi. []
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3 risposte a Letture estive 2015 – The Buried Giant

  1. nicholas scrive:

    Non ho capito se è bello 😀
    Al di là della trama che ognuno può apprezzare o meno, stilisticamente regge?
    Da una buona immersione?
    La poca roba giapponese che ho letto aveva uno stile che mi faceva rizzare i capelli.

    • Mattia scrive:

      Ishiguro non è proprio giapponese. I suoi genitori lo sono, e lui ha vissuto lì da piccolo, ma si è trasferito nel Regno Unito da bambino. Scrive (e probabilmente pensa) in inglese, e questo dovrebbe rassicurarti un po’: in molti casi la nipponicità si sente anche attraverso la traduzione, perché spesso i giapponesi hanno un modo tutto loro di dire le cose; in Ishiguro non ho ritrovato le stesse dinamiche.
      Nella recensione non volevo dare un giudizio del tipo bello/brutto. A me è piaciuto, e credo che nella recensione si sia capito.
      Stilisticamente è omogeneo e coerente con il contenuto; a mio parere la forza del romanzo sta proprio nella capacità di far immergere il lettore nell’ambientazione, e questo meccanismo si realizza attraverso lo stile e la gestione dell’informazione.

      P.S.: mi scuso se approvo e rispondo così in ritardo, ma WordPress mi dà qualche problema nella gestione dei commenti, da quando l’ho aggiornato. Rimedierò!

  2. Nicholas scrive:

    Grazie!
    Lo segno.

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