Santi omicidi – In Relig Odhráin

Neil Gaiman non ha bisogno di molte presentazioni. Io l’ho conosciuto ormai più di qualche anno fa, quando ho letto il suo American Gods, (che consiglio senza riserve). Avendo trovato stile e storia di mio gradimento, mi sono procurato altri suoi romanzi; alcuni mi sono piaciuti (Anansi Boys), altri mi hanno un po’ deluso nel finale dopo aver posto premesse accattivanti (The Ocean at the End of the Lane). E poi c’è Good Omens, tradotto in italiano come Buona Apocalisse a tutti!, che è divertente ma un po’ troppo lungo. Ma è un difetto facile da perdonare, visto che Good Omens è frutto di una collaborazione tra Neil Gaiman e Terry Pratchett, e Terry Pratchett non si tocca.

In Relig Odhráin

Gaiman scrive anche poesie, e in questo post voglio segnalarvene una. È una narrazione in versi, e la storia raccontata è quella di San Columba di Iona e di Sant’Oran, o Sant’Otterano.

Non vi riassumo la storia, preferisco lasciarvi leggere (e ascoltare, se volete) la poesia. Per i non anglofoni aggiungerò anche una traduzione di servizio fatta dal sottoscritto.

Personalmente consiglio di ascoltarla e seguire il testo scritto allo stesso tempo, in modo da non perdersi nulla del suono delle parole né del significato. Riporto qui sotto il video dello spettacolo in cui Neil Gaiman la legge. Il testo lo trovate subito dopo, e di seguito la traduzione.

Testo in inglese ↓

Traduzione in italiano ↓

Il posto ideale per un sacrificio umano.

La vicenda ha un innegabile fascino, ma è il modo in cui è narrata a rendere così efficace il racconto. L’uso che Gaiman fa della metrica è azzeccatissimo: scrive lasse di ottonari (ma non sempre) appaiati (ma non sempre) per un totale di sei coppie per lassa (ma non sempre). Non c’è un rigore assoluto, ed è proprio questo il bello, perché queste scelte ricalcano gli stilemi della poesia altomedievale, e di conseguenza contribuiscono a creare l’ambientazione in cui si muovono i personaggi. Non c’è esattezza, ma non per questo, se notate, i versi sembrano poco coesi dal punto di vista stilistico: anche senza rime, c’è tutto un sistema di formule, ripetizioni e figure di suono a tenere compatta la prosodia, un po’ come fanno le ossa di Oran con le pietre della chiesa.

E poi certo, c’è il contenuto vero e proprio; un’antica leggenda guardata da una nuova prospettiva e raccontata lasciando spazio al non detto, in linea con l’atmosfera enigmatica della poesia; il tutto pervaso da un’ironia sottile e tagliente, che suggerisce piano piano (ma non troppo) l’interpretazione più plausibile.

Insomma, Gaiman ci regala un piccolo gioiello, calandoci nel sesto secolo d.C. con il solo uso della metrica. Va bene, non solo con l’uso della metrica. Ma senza quello, vi sfido a creare lo stesso effetto; e infatti la mia traduzione, che ignora qualsiasi aspetto metrico, non è che un’ombra dell’originale.

Un’ombra, o una lontra.

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