Un’idea per le vacanze: Campo Parnaso

«…e con questa firma è tutto. Le do ufficialmente il benvenuto al Campo per l’Ispirazione “Parnaso”, e mi congratulo con lei per la sua scelta. Non se ne pentirà.»

La receptionist ripone i moduli in un raccoglitore e scivola fuori da dietro il bancone.

«Io sono Linda, molto piacere.» dice, indicandosi il cartellino appuntato alla camicetta «Adesso la procedura prevederebbe che le recitassi tutto il regolamento prima di cominciare la visita delle strutture, ma non voglio annoiarla. Di solito faccio le due cose contemporaneamente, e gli ospiti sono sempre soddisfatti. Cosa dice, si fida?»

Nicola annuisce, e Linda lo precede fuori dalla guardiola. Attraversano il cancello e imboccano un viale alberato mentre, a un cenno della receptionist, il portiere in uniforme chiude il battente dietro di loro.

Linda imbocca un viottolo laterale, e un minuto dopo si trovano in un piccolo parcheggio, dove due file di golf car immacolate attendono obbedienti.

«Salga a bordo.» lo invita Linda. Nicola carica la valigia nel bagagliaio del veicolo e raggiunge la receptionist nell’abitacolo aperto. La golf car si mette in moto con un ronzio ed esce dal parcheggio, guidata dalle sicure mani della donna.

Riprendono il viale alberato nella stessa direzione di poco prima. Linda prende una ricetrasmittente da un alloggiamento nel cruscotto e comunica: «Sono con il signor Rovecchi, stiamo arrivando.»

Un paio di curve dopo, si trovano davanti ad un altro cancello, questa volta di rete metallica, che si sta aprendo automaticamente. Due guardiani salutano Linda al loro passaggio, e lei ricambia con un sorriso e un cenno della mano. Mentre oltrepassano, Nicola si sporge fuori per vedere meglio.

«È filo spinato quello sopra la recinzione?» chiede «E a cosa serve un secondo cancello?»

Linda indica un edificio con i muri bianchi e il tetto di tegole. «Ecco, quella è la mensa. È la struttura più lontana dagli alloggi, naturalmente.»

«Naturalmente?» chiede Nicola.

«E quelle laggiù sono le strutture sportive.»

Oltre gli alberi, Nicola intravede dei campi da tennis, uno da calcio e uno da basket, tutti delimitati da alte reti. E tutti vuoti.

«Dove sono tutti?»

«Stanno creando. Componendo, dipingendo, scrivendo. Tra poco passeremo accanto ai laboratori, all’auditorium e alla biblioteca. Devo dirle però che molti suoi colleghi preferiscono scrivere sui tavoli all’aperto, quando c’è bel tempo.»

«Immagino. È molto bello, qui. Senta… prima parlava di un regolamento.»

«È molto semplice.» risponde Linda, sempre sorridente «Ne troverà una copia nel suo bungalow, ma per comodità le riassumo i punti più importanti. Numero uno: non si possono lasciare i terreni del Campo per l’Ispirazione prima che sia sopraggiunto il termine del soggiorno prenotato. Numero due: non bisogna disturbare il processo creativo degli altri ospiti. Numero tre: bisogna sempre seguire con prontezza le indicazioni date dalle Muse, che –»

«Le Muse

Linda ride. «Ah, mi scusi, un lapsus. Parlo del personale del Campo, lo riconosce dalle uniformi. “Muse” è solo un soprannome, ma qui lo usiamo regolarmente. Ecco, guardi, può vedere due nostri inservienti lì, di fronte all’entrata dell’infermeria.»

Un nuovo edificio, basso e con pareti di mattoni a vista, emerge dagli alberi. Due energumeni dalla mascella squadrata sono piantati ai lati della porta principale, sopra la quale campeggia una croce rossa in campo bianco.

«Perché ci sono sbarre alle finestre?» chiede Nicola.

Linda lo guarda con grande serietà. «Il processo creativo può avere delle tappe difficoltose, signor Rovecchi. Ma ecco, guardi, stiamo arrivando ai bungalow.»

La golf car sfila in mezzo a schiere di casette immerse nel verde e si ferma di fronte a quella contrassegnata dal numero 21.

«Eccoci arrivati.» annuncia Linda, e aspetta che Nicola recuperi la valigia prima di condurlo nel bugalow. L’interno è essenziale ma pulito.

«Sul tavolo trova un foglio con gli appuntamenti giornalieri. L’ora della sveglia, la riunione di inizio giornata e quella di chiusura, i turni per l’uso di internet, cose così.»

«Turni per internet?»

«Certo, se si vuole documentare, o se deve rispondere a delle mail importanti. Avrà delle Muse a controllarla, così non perderà tempo e non invierà immotivate richieste d’aiuto.»

«Richieste d–»

«Per questo le ho fatto lasciare il telefono alla reception. Campo Parnaso toglie ogni distrazione ai suoi ospiti. Ma non si preoccupi, nel caso ci fossero emergenze la avviseremo all’istante.»

Mentre Linda si accerta che tutto sia a posto nel bungalow, Nicola scorre velocemente l’orario.

«Qui non c’è scritto quando si mangia.» osserva.

Linda sembra soddisfatta dal breve sopralluogo. Gli sorride. «Ma certo, dimenticavo. Dunque, per voi scrittori, alle 1000, alle 3000 e alle 5000.»

«Alle… 1000?»

«Parole. 1000 parole, colazione. 3000, pranzo. 5000, cena. Questo a meno che lei non richieda delle soglie più alte, ma in quel caso ci saranno un po’ di carte da compilare.»

Nicola balbetta qualcosa, e Linda gli appoggia una mano sulla spalla.

«È meglio che si metta a scrivere, signor Rovecchi. Le ricordo che le Muse del servizio mensa controlleranno l’originalità e la qualità di quello che ha prodotto prima di servirla, e che per chi supera la soglia delle 45000 parole a settimana sono previsti dessert premio. Ma non si preoccupi, tutto questo lo imparerà poco a poco dagli altri ospiti. Io ora la devo lasciare, ma lei non si faccia scrupoli a contattare il personale per qualsiasi esigenza.»

«M-ma io avrei fame adesso…»

Linda guarda l’orologio. «Vediamo, è già ora di cena. Se butta giù mille parole in un’oretta e mezza, forse le daranno caffelatte e cereali. Ricordi: 1000 parole, colazione. Per averle pronte la mattina, c’è chi si sveglia prima e chi lavora fino a tardi. Veda lei come si trova meglio.»

Nicola se ne resta lì, con gli orari in mano. Uscendo, Linda si gira e gli rivolge un ultimo sorriso. «Ancora congratulazioni per la sua scelta, signor Rovecchi. E buon lavoro.»

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